Urso a Taranto per Vestas, Aigi e sindacati: “Ancora silenzio sull’ex Ilva. Basta passerelle”

Ennesima visita senza confronto sulla questione più delicata per il territorio. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha visitato Taranto per l’inaugurazione di un impianto Vestas, ma ha attraversato la città senza rivolgere parole alla questione ex Ilva e senza incontrare i rappresentanti delle imprese dell’indotto. È quanto denunciano gli esponenti di Aigi Taranto, l’associazione che rappresenta le grandi industrie della provincia.

La denuncia dell’Aigi: “Passerella, non soluzione”

Aigi parla di “passerella per raccontare Taranto come città dei mille annunci, dei mille convegni, che alla fine non sortiscono alcun risultato tangibile”. L’associazione sottolinea che la visita avrebbe potuto rappresentare un’occasione significativa per affrontare uno dei nodi industriali più critici del Paese: la crisi dello stabilimento siderurgico ex Ilva, oggi Acciaierie d’Italia.

Richieste concrete e minacce di sciopero

Aigi chiede al Governo: un incontro urgente con chi possiede la titolarità del dossier; risposte concrete sui crediti vantati dalle imprese dell’indotto nei confronti di Acciaierie d’Italia; una visione industriale chiara e condivisa sul futuro dello stabilimento, che tuteli occupazione, imprese e territorio.

Se il silenzio dovesse continuare, l’associazione promette di scendere in piazza, di portare la propria protesta tra la gente e di chiedere un coinvolgimento ampio, definendolo “sciopero”.

Il mancato incontro con i sindacati

Non è stata una notizia isolata. Le organizzazioni sindacali Fiom, Uilm e Usb avevano formalmente richiesto a Palazzo Chigi un incontro urgente al ministro Urso per affrontare le criticità dell’ex Ilva, ma il 8 giugno è giunta una nota del Ministero in cui si comunica che, a causa dei numerosi impegni istituzionali, non è stato possibile organizzare l’incontro, rinviando la disponibilità alla settimana successiva a Roma.

I sindacati rilevano “un’occasione mancata per confrontarsi direttamente con le rappresentanze dei lavoratori sulla più grande vertenza industriale del Paese” e giudicano “grave e incomprensibile” la scelta di un Governo che non trova tempo per occuparsi della crisi ex Ilva, soprattutto di fronte a una vertenza che riguarda il futuro industriale dell’Italia e la vita di migliaia di famiglie.

Uno stallo che dura da anni

Sono passati più di due anni e mezzo da quando Urso aveva annunciato la definizione di un accordo di programma per la riconversione dello stabilimento, ma non è stato concluso nulla. Nel frattempo si sono susseguiti annunci enfatici e riunioni che si pretendevano risolutive, ma l’ex Ilva resta sempre lì, ormai quasi del tutto ferma.

La questione rimane sullo sfondo anche nelle istituzioni locali. Un’associazione ambientalista ha lanciato accuse ai 30 consiglieri comunali appena eletti, chiedendo loro di “rompere il silenzio”, sottolineando che è inaccettabile che un passaggio così determinante per la salute, l’ambiente, il lavoro e il destino economico di Taranto venga portato avanti nel silenzio generale dei rappresentanti della politica locale.

Cosa c’è in ballo

L’ex Ilva rimane il più grande stabilimento siderurgico europeo. L’ultima Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) rende per certi versi ancora più improbabile una vendita ottimale dello stabilimento, dal momento che i parametri da rispettare sono estremamente impegnativi e richiedono grossi investimenti. Intanto, i commissari si stanno confrontando sia con i rappresentanti del fondo Flacks sia con quelli del gruppo indiano Jindal, e sia Flacks che Jindal prevedono un’ulteriore diversificazione produttiva degli impianti.

Ma le imprese dell’indotto continuano a temere per i loro crediti non pagati, per la continuità occupazionale dei loro dipendenti e per la mancanza di una visione chiara a livello governativo.

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