Le chiese rupestri di Castellaneta sono fra i tesori più affascinanti del paesaggio rupestre pugliese. Scavate nella tenera roccia calcarenitica del ciglio della Gravina Grande, queste chiese custodiscono cicli di affreschi medievali e testimonianze di una civiltà che fece della roccia il suo rifugio spirituale e abitativo. Il territorio di Castellaneta ospita numerose tracce della civiltà rupestre, una cultura insediativa che sfruttò le pareti delle gravine sia per fini cultuali che abitativi, facendo del paesaggio un vero museo a cielo aperto di storia millenaria.
Santa Maria del Pesco: la chiesa della Luce sul ciglio della gravina
Santa Maria del Pesco è la più celebre chiesa rupestre di Castellaneta. Situata sul ciglio della Gravina Grande, in Via dell’Assunta, la chiesa gode di una posizione straordinaria che la trasforma in un balcone privilegiato sul paesaggio del canyon tarantino. Il nome della chiesa deriva dal latino “piscus”, che significa rupe, in riferimento diretto alla sua posizione a ridosso dello spaccato della gravina.
La chiesa è conosciuta con tre nomi: Santa Maria del Pesco (il nome originale), Santa Maria della Luce (dal celebre affresco nella cripta) e Santa Maria Assunta (denominazione ricevuta nel corso del XVIII secolo). Oggi la chiesa rupestre funge da sagrestia della chiesa campestre della Vergine Assunta, situata sulla superficie.
Le origini della chiesa sono avvolte tra storia e leggenda. Secondo la tradizione, la chiesa superiore fu costruita nel Trecento come ex voto da un capitano inglese che, durante una tempesta notturna nel Mare Ionio, fu salvato da un misterioso bagliore di luce che lo guidò verso il litorale di Castellaneta. La luce lo condusse proprio fino al ciglio della gravina, dove scoprì una cappella rupestre con un dipinto della Vergine con il Bambino dinanzi a una lampada votiva. Per ringraziamento, il capitano fece costruire la chiesa superiore, che secondo una iscrizione epigrafica in maiuscola gotica conservata nel varco di accesso alla cripta, risalirebbe ai tempi in cui “correvano mille trecento anni dalla nascita dell’agnello della Vergine”.
Dal punto di vista architettonico, l’esterno si mostra rupestre ed essenziale, in perfetta armonia con gli stilemi romanici del tempo. La facciata anteriore è ornata di un ampio rosone di rimando gotico, decorato perimetralmente con ornamenti di forme floreali, affiancato da due leoni laterali. A ridosso del timpano rettangolare si sviluppa una serie di nove archetti con rientranze aperte alla base, formando semicircoli ciechi senza decorazioni scultoree. Il portale unico è sormontato da un arco in volta a botte. L’assenza del transetto evidenzia la matrice rurale della costruzione.
L’interno della chiesa si distingue per la ricchezza dei cicli di affreschi di scuola angioina e per i dipinti realizzati dal XIV fino al XVII secolo. Tra i capolavori artistici spicca l’affresco duecentesco della Madonna col Bambino, dipinto di straordinaria importanza per la comprensione dell’arte medievale tarantina. La Vergine è ritratta secondo il modello iconografico bizantino della Madonna Odegitria, “Colei che indica la via”: mentre regge il Bambino con la sinistra, con la destra lo mostra ai fedeli. Il Bambino è rappresentato in piedi, benedicente con la mano destra, e indossa una lunga tunica cinta alla vita da una semplice cordicella che rimanda a un saio francescano.
In fondo all’abside si ammira un altro capolavoro: un affresco raffigurante una Madonna con il Bambino lattante, datato 1585. Sulla parete destra della chiesa si rinviene una Madonna con il Bambino più antica, datata al XIV secolo, che proviene dalla decorazione parietale di una cripta rupestre e potrebbe essere l’immagine miracolosa nota come Santa Maria della Luce.
Sulla parete sinistra troviamo un ulteriore affresco di Madonna con Bambino seduta in trono, caratterizzato dal verismo gotico, una maniera pittorica tipica della prima metà del XIV secolo. Lo sfondo presenta dettagli naturalistici particolarmente curati: in alto a sinistra si intravedono panni stesi di una casa e uccelli volanti. Sulla medesima parete sinistra si conserva un trittico raffigurante i Santi Medici Cosma e Damiano e un santo vescovo, probabilmente San Nicola di Bari, protettore della città e della diocesi di Castellaneta.
La struttura della chiesa segue l’andamento digradante del terreno, richiamando la forma di una nave pronta a salpare nel mare di pietra della gravina. Nel lato sinistro della navata, un portale dà accesso a una piccola corte e al complesso rupestre sottostante, ricco di cavità scavate nella roccia con il caratteristico arco inciso a formare una sorta di sporto per proteggere gli ingressi. Questi spazi furono utilizzati nel tempo come abitazioni, rifugi per strumenti e animali.
Santa Maria del Soccorso: testimonianza del culto rupestre
Santa Maria del Soccorso è una delle altre importanti chiese rupestri che punteggia il ciglio della Gravina di Castellaneta, situata poco lontano dalla chiesa dell’Assunta. Sebbene le informazioni storiche su questa chiesa siano meno documentate rispetto a Santa Maria del Pesco, all’interno si conservano tracce significative del dipinto di un santo, testimonianza della sua funzione come luogo di culto durante il Medioevo.
La chiesa si inserisce nel contesto della civiltà rupestre medievale, quando monaci latini e greci frequentavano le zone adatte al loro modo di vivere, trasformando le gravine in centri di spiritualità e meditazione.
Il contesto storico e la civiltà rupestre di Castellaneta
Il territorio di Castellaneta rappresenta un autentico museo a cielo aperto di storia rupestre. Questi insediamenti rupestri raggiunsero la loro massima espansione attorno al IX secolo, durante l’epoca bizantina, quando Castellaneta divenne un habitat rupestre di notevole importanza strategica e spirituale. La gravina fu il rifugio preferito dai monaci bizantini, come attestano le chiese rupestri che punteggiano le pareti del canyon.
La civiltà rupestre non era limitata al periodo medievale. L’uomo preistorico, già dal III millennio a.C., scavò il calcare tufaceo lungo le pareti digradanti della gravina, creando centinaia di grotte e antri che furono abitati fino a tutto l’Ottocento. Questi insediamenti non servivano soltanto come abitazioni, ma ospitavano anche luoghi di culto e necropoli, in un continuum abitativo che attraversa millenni di storia umana. Le civiltà della Magna Grecia, i bizantini, i popoli medievali e le comunità moderne si succedettero negli stessi spazi, trasformandoli e adattandoli ai loro specifici bisogni.
Oltre a Santa Maria del Pesco e Santa Maria del Soccorso, il territorio custodisce altre importanti chiese rupestri: Santa Lucia, con resti di decorazioni visibili sulle pareti; Santa Maria di Costantinopoli, risalente al IX-X secolo, caratterizzata da tre navate con affreschi decorativi; la Chiesa Grotta San Martino; la Chiesa Grotta Mater Christi, una cripta a navata unica con tracce di affresco e resti dell’altare; e Santa Maria del Porto, nei pressi della Gravina omonima al confine con Gioia del Colle.
Gli affreschi: capolavori di arte medievale
Gli affreschi conservati nelle chiese rupestri di Castellaneta costituiscono una galleria preziosa dell’arte medievale dell’Italia meridionale. I cicli di affreschi di scuola angioina, realizzati nel XIII secolo, rappresentano la massima espressione della pittura meridionale durante il regno degli Angiò. Questi dipinti testimoniano il livello culturale e artistico raggiunto dal territorio tarantino, che si inseriva pienamente nei circuiti artistici del Mediterraneo medievale.
L’iconografia rappresentata riflette i culti dominanti dell’epoca: la Madonna con il Bambino, in varie interpretazioni (Odegitria, Galaktotrophousa), i Santi Medici Cosma e Damiano, San Nicola di Bari, Santo Stefano, San Giovanni Battista e San Michele Arcangelo. Accanto alle figure di santi canonici, gli affreschi recano segni di una pietà popolare profonda, con rappresentazioni di scene di vita quotidiana e dettagli naturalistici che attestano la sensibilità artistica degli artefici.
Come visitare le chiese rupestri
Le chiese rupestri di Castellaneta sono accessibili al pubblico, sebbene richiedano una certa cautela per la loro localizzazione sul ciglio della gravina. Santa Maria del Pesco si raggiunge facilmente da Via dell’Assunta, nel settore sud del centro urbano, a circa 300 metri dall’antico nucleo cittadino. La chiesa è frequentemente meta di escursioni organizzate e visite guidate, che permettono di approfondire la storia della civiltà rupestre e comprendere gli aspetti artistici e spirituali degli insediamenti.
Agenzie di intrattenimento turistico organizzano regolarmente escursioni e itinerari di esplorazione programmati per tutti i livelli di difficoltà. Gli escursionisti più esperti possono effettuare percorsi completi della gravina, mentre per chi preferisce una visita meno impegnativa sono disponibili punti panoramici perfetti per fotografie dall’alto, come quello che si affaccia dall’altura sulla quale sorge la Chiesa campestre di Santa Maria del Pesco.
Si consiglia di contattare le associazioni locali come “Amici delle Gravine di Castellaneta” per organizzare visite guidate e ottenere informazioni aggiornate sugli orari di accesso e sulle condizioni della gravina. Le visite si svolgono preferibilmente in orari serali (dalle 18:00 alle 20:00) durante i mesi temperati.
Consigli pratici per la visita
Prima di recarvi alle chiese rupestri, è consigliabile indossare scarpe da trekking robuste e portare acqua e protezione solare, poiché il percorso lungo la gravina non sempre dispone di ombra. La vicinanza del ciglio della gravina richiede cautela e attenzione, soprattutto con bambini piccoli.
Castellaneta dista circa 35 chilometri da Taranto, nel cuore della Murgia tarantina. La gravina nasce in prossimità del ponte ferroviario della Renella a nord-ovest di Castellaneta e prosegue verso sud in un percorso di straordinaria bellezza paesaggistica e archeologica.
Una visita alle chiese rupestri di Castellaneta consente di comprendere la profondità storica del territorio tarantino e di ammirare capolavori d’arte medievale conservati nelle loro sedi originali, circondati da un paesaggio di rara suggestione. Le gravine di Castellaneta rappresentano un’esperienza unica, dove la natura e la storia umana si intrecciano in una narrazione millenaria che continua a stupire e affascinare chi vi si accosta con il dovuto rispetto e consapevolezza.
