Un consigliere regionale avrebbe criticato il Comune per aver richiesto fondi senza presentare una strategia chiara per il rilancio di Kyma Ambiente. Le critiche sarebbero emerse durante un’audizione in cui si sarebbero registrate tensioni sul futuro dell’azienda.
Le critiche al Comune
Il consigliere regionale avrebbe chiesto al Comune di Taranto di chiarire quale sia l’effettiva situazione debitoria della società, l’ammontare delle esposizioni economiche e il piano di risanamento che l’amministrazione intende mettere in campo. Secondo quanto ricostruito, l’Amministrazione comunale dovrebbe spiegare come intende rilanciare gli asset produttivi dell’azienda, migliorare un servizio che risulterebbe insufficiente e affrontare le criticità relative alla raccolta differenziata.
Alla luce dei rilievi dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, l’amministrazione dovrebbe illustrare ai cittadini quale sia la propria strategia per uscire da una situazione che continuerebbe a generare preoccupazione e incertezza.
Il contesto della crisi
La società sconta un disavanzo pregresso superiore a 40 milioni di euro. La raccolta differenziata risulterebbe ferma al 25% contro una media nazionale del 68%, mentre l’inceneritore sarebbe fermo dal 2013.
A metà marzo l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust) avrebbe inviato un parere formale al Comune di Taranto, fotografando una situazione definita critica con perdite strutturali, costi del servizio elevati e raccolta differenziata insufficiente.
Le direzioni per il rilancio
Le direttrici individuate per superare la crisi sarebbero due: un intervento finanziario da attuare entro un anno per ristabilire l’equilibrio economico dell’azienda e il rilancio degli asset industriali, a partire dagli impianti di trattamento dei rifiuti.
Sarebbero attualmente all’esame due proposte di project financing per il rilancio del termovalorizzatore. La prima risulterebbe coerente con l’attuale pianificazione regionale e comporterebbe il conferimento di CSS, oltre a 25 mila tonnellate annue di ROT (rifiuti ospedalieri trattati).
La situazione occupazionale
Le risposte sarebbero attese non solo dai cittadini, che pagherebbero una delle Tari più alte d’Italia ricevendo servizi non all’altezza, ma soprattutto dai lavoratori della società. Rimarrebbe aperta la questione del personale: una revoca di procedura concorsuale per nuove assunzioni lascerebbe senza risposte centinaia di lavoratori somministrati che da cinque anni opererebbero nel servizio pubblico essenziale.
