La flora delle gravine del Tarantino rappresenta una delle espressioni più affascinanti della macchia mediterranea pugliese, un ecosistema dove ogni specie vegetale ha sviluppato straordinari meccanismi di adattamento per sopravvivere a condizioni ambientali ostili. Queste profonde incisioni carsiche, originate circa 125.000 anni fa nei terrazzamenti calcarei e calcarenitici dell’altopiano delle Murge, ospitano una biodiversità vegetale di eccezionale valore fitogeografico e conservazionistico.
La vegetazione delle gravine si caratterizza principalmente per la predominanza della macchia mediterranea, sia nella sua forma alta che bassa. La macchia alta è rappresentata da boschi cedui di fragno (Quercus trojana), la quercia più caratteristica della Murgia, consociato a roverella, orniello, carpino bianco e nero, frassino meridionale, acero minore e leccio. Questi boschi si sviluppano in aree dove le precipitazioni annue superano i 650 millimetri e le temperature rimangono relativamente miti. La macchia bassa, invece, è costituita da arbusti sempreverdi di altezza inferiore a 4-5 metri, spesso intricati e impenetrabili, tra cui spiccano ginestra, euforbia arborea, lentisco, mirtillo e altre sclerofille caratteristiche.
Gli adattamenti morfologici delle piante alle difficili condizioni delle gravine sono straordinari. Tutte le specie vegetali della macchia mediterranea tarantina presentano le cosiddette foglie sclerofille: foglie piccole, dure, rigide e coriacee, spesso lucide e ricoperte di cere protettive. Questi caratteri permettono alle piante di ridurre drasticamente la traspirazione, limitando la perdita di acqua attraverso gli stomi, che restano infossati nell’epidermide e in grado di chiudersi in condizioni di stress idrico. Le radici sono profonde e ramificate, per accedere alle riserve idriche più profonde durante i lunghi periodi di siccità estiva. Molte specie, come la ginestra e l’euforbia arborea, attuano una estivazione totale o parziale: durante l’estate arida perdono completamente le foglie o riducono drasticamente la loro attività metabolica, concentrando la fase di maggiore vegetazione in inverno e primavera.
Le specie arbustive e arboree della macchia graviniese
Il sottobosco dei boschi di fragno e roverella è rappresentato da una ricca comunità di sclerofille mediterranee che includono la fillirea (Phyllirea latifolia), il ruscus spinoso (Ruscus aculeatus), il lentisco (Pistacia lentiscus), l’asparago selvatico (Asparagus acutifolius), il biancospino (Crataegus monogyna), il ranno (Rhamnus alaternus), il corbezzolo (Arbutus unedo), la calicotome spinosa (Calicotome spinosa) e varie specie di cisto (Cistus monspeliensis, C. incanus, C. salvifolius). A queste si associano arbusti mesofili caducifogli come il frassino minore (Fraxinus ornus), il prugnolo (Prunus spinosa), il pero selvatico (Pirus amygdaliformis) e il paliu spinacristo (Paliurus spina christi). Nelle pinete antropiche e nelle formazioni residuali si rinviene il pino d’Aleppo (Pinus halepensis), probabilmente indigeno su alcuni fianchi graviniesi come nella gravina di Montecamplo.
La ricchezza floristica rupestre e gli endemismi
Gli habitat rupestri rappresentano le zone che hanno subito meno trasformazioni antropiche e custodiscono ancora specie di notevole interesse conservazionistico e fitogeografico. Sulle pareti calcaree delle gravine crescono piante rupestri rare e talvolta endemiche, molte delle quali appartenenti a contingenti floro-faunistici di distribuzione transadriatica (balcanica) e transionica (egeica). Tra le specie più significative figurano la campanula pugliese (Campanula pugliese), la scrofularia pugliese (Scrofularia pugliese), il dente di leone pugliese (Leontodon pugliese) e il kümmel di Grecia (Cuminum creticum), tutti endemismi o specie balcaniche rarissime in Italia. Particolarmente rari sono l’alisso sassicolo (Alyssum saxatile), anfiadriatico e rinvenuto sulla parete della grotta del Sergente Romano in provincia di Taranto, e la sassifraga ederacea (Saxifraga rederacea), transadriatica e nota in Italia solo nel Bosco delle Pianelle (nel Tarantino) e sulle Madonie in Sicilia.
Il gigaro pugliese (Arum apulum), specie endemica della Puglia riscontrata in particolare tra le province di Bari e Taranto, rappresenta un elemento floristico di eccezionale valore. Nel sottobosco più umido si associano al gigaro il giaggiolo siciliano (presente in Italia solo in Puglia e Sicilia), il raperonzolo meridionale di origine balcanica, il lino delle fate (Stipa austroitalica), endemica del sud Italia e inserita nell’Allegato II della Direttiva Habitat 92/43/CEE, l’eliantemo ionico (la cui distribuzione è limitata a Marocco e, per l’Italia, all’Emilia Romagna, al Molise, alla Puglia e alla Basilicata), e lo zafferano di Thomas (Crocus thomasii), endemica di Puglia, Basilicata, Calabria e di alcune isole dalmate.
Le orchidee costituiscono un elemento particolarmente affascinante della flora graviniese. Nei boschi delle gravine sono state individuate almeno 30 specie di orchidee spontanee, inclusa la rarissima Neottia nidus-avis, che nel Tarantino è segnalata solo nel fondo delle gravine. Le condizioni di temperatura e umidità del fondo graviniese, conseguenza dell’inversione termica dovuta al ristagno di aria più fresca, permettono la crescita di specie sciafile e mesofile, diverse da quelle dei versanti esposti a sud.
Il fenomeno dell’inversione termica e gli habitat speciali
Uno dei fenomeni botanici più affascinanti delle gravine è l’inversione termica: nei primi 5-6 metri a partire dal fondo, le temperature sono sensibilmente inferiori rispetto ai versanti superiori a causa del ristagno di aria più fresca, mentre i versanti risultano esposti alla radiazione solare intensa. Questo crea un’inversione vegetazionale straordinaria, dove sul fondo delle gravine si sviluppano veri e propri carpineti caratterizzati dal carpino orientale e dal carpino nero in associazione con il leccio, circondati da tappeti di muschi, licheni, felci (asplenii, cedracca comune, polipodio meridionale), ombelico di Venere (Umbilicus rupestris), l’ombellico di Venere verdastro (Umbilicus horizontalis, specie anfiadriatica), edera e ciclamino napoletano (Cyclamen hederifolium subsp. hederifolium).
Questi microhabitat sono di fondamentale importanza conservazionistica perché ospitano specie sciafile (amanti dell’ombra) che nel territorio tarantino si riscontrano solo qui o in rarissimi altri luoghi dalle caratteristiche fisiche e bioclimatiche simili. La struttura vegetazionale a più livelli crea una varietà incredibile di nicchie ecologiche, ognuna con le proprie specie specializzate.
La gariga e le comunità erbacee substeppiche
Nelle radure più o meno ampie caratterizzate da roccia affiorante si rinviene una gariga ricca di comunità erbacee di notevole interesse conservazionistico. Molte di queste specie sono endemiche o di origine transadriatica, come il giaggiolo siciliano (Iris pseudopumila subsp. pseudopumila), presente in Italia solo in Puglia e Sicilia, il raperonzolo meridionale (Phyteuma persicifolium), specie balcanica, il lino delle fate, la santoreggia pugliese (Satureja montana subsp. montana) e la cipolla marittima (Urginea maritima). La gariga è dominata da specie basso-arbustive come il camedrio polio (Teucrium polium), il camedrio comune (Teucrium chamaedrys), il timo arbustivo (Thymus striatus), la santoreggia montana (Satureja montana) e altre piante aromatiche che caratterizzano il paesaggio con i loro profumi intensi.
Fattori storici e antropici sulla composizione floristica
La flora attuale delle gravine del Tarantino è il risultato di processi evolutivi di lunghissima durata, ma anche di trasformazioni antropiche millenarie. La Puglia ha conosciuto sin dal Miocene un collegamento geografico con la grande placca continentale paleoegeica, che l’ha resa ricca di specie e forme floro-faunistiche a distribuzione egeica, sud-balcanica e orientale. Per questa ragione, l’area delle gravine e il territorio murgiano conservano ancora oggi un cospicuo contingente di specie balcaniche (transadriatiche) ed egeiche (transjoniche), a testimonianza delle tormentate vicende geologiche del territorio.
Tuttavia, gli ultimi 40 anni hanno portato un progressivo peggioramento della flora pugliese, dovuto principalmente agli interventi antropici. L’espansione edilizia, la messa a coltura di aree marginali e il pascolo eccessivo hanno favorito l’alterazione e talvolta la distruzione di aree a grande valenza naturalistica, portando alla scomparsa di specie e habitat. Specie come la vescica ria (Colutea arborescens), lo spinacristi (Paliurus spina christi) e l’orniello (Fraxinus ornus), apprezzate dagli animali erbivori ma una volta meno accessibili nel fitto sottobosco, sono scomparse in seguito all’eccessivo pascolamento.
Strategie di conservazione e importanza naturalistica
Le gravine del Tarantino godono di protezione attraverso il Parco Naturale Regionale Terra delle Gravine, istituito nel 2005, che rappresenta la terza area protetta pugliese dopo il Parco Naturale del Gargano e quello dell’Alta Murgia. Questo riconoscimento tutela un’estesa area che si snoda per quasi tutto il territorio provinciale tarantino, preservando uno dei più importanti serbatoi di biodiversità botanica della Puglia e del Mediterraneo. Le gravine ospitano infatti una flora spontanea estimata in oltre 2000 specie di piante vascolari nella regione, con un contingente particolarmente significativo concentrato proprio negli ambienti rupestri e nei boschi graviniesi.
La flora delle gravine tarantine rappresenta dunque un patrimonio botanico di inestimabile valore, dove la macchia mediterranea esprime tutte le sue capacità adattative a condizioni di stress idrico, suoli poveri e clima arido. Ogni pianta, dalle piccole felci del fondo graviniese alle robuste querce dei boschi cedui, racconta una storia di resilienza e adattamento evolutivo a un ambiente tra i più affascinanti e difficili del paesaggio pugliese.
