Non è la Grecia: il tempio dorico più antico della Magna Grecia si trova a pochi chilometri da Taranto e quasi nessuno lo visita

Immaginate di attraversare un vecchio ponte girevole, di entrare in una penisola di vicoli stretti e case che si appoggiano al mare. E poi, quasi di colpo, di trovarvi davanti a due colonne di pietra alte quasi nove metri che bucano il cielo azzurro del golfo ionico. Non siete ad Atene, non siete a Olimpia. Siete a Taranto, in Piazza Castello, e quello che avete davanti è un pezzo di storia che quasi nessuno, tra i visitatori frettolosi che scelgono la Puglia d’estate, si ferma davvero a guardare.

Il monumento più antico della Magna Grecia è qui, ed è gratis

Nel cuore della Città Vecchia di Taranto, in Piazza Castello accanto al Castello Aragonese, si innalzano due colonne doriche scanalate alte circa 8,5 metri: sono i resti superstiti del Tempio Dorico, il monumento più antico della Magna Grecia ancora visitabile.
Il dato fa quasi fatica a metabolizzarsi:
esistono altri templi dorici disseminati in Italia, tra Sicilia e Campania, ma quello di Taranto è il più antico luogo di culto della Magna Grecia — le sue colonne hanno visto la luce prima di quelle di Siracusa e di Paestum.

E non serve un biglietto per vederle.
L’accesso è completamente gratuito e non sono previsti orari di apertura: essendo un sito archeologico all’aperto, è possibile visitare le colonne in qualsiasi momento della giornata, 24 ore su 24.
Eppure, mentre migliaia di turisti ogni anno si mettono in fila (e pagano) per salire al Partenone, queste due sentinelle di pietra accolgono quasi in silenzio chi attraversa il Ponte Girevole, spesso senza che nessuno si giri a guardarle davvero.

Quando Taranto era più grande di Roma

La storia di Taranto ha inizio nell’VIII secolo a.C. con la fondazione di Taras, unica colonia degli Spartani.

La cronologia tradizionale assegna la data della fondazione al 706 a.C.
Da quel momento, la città crebbe fino a diventare la capitale economica e commerciale del mondo greco d’Occidente.
Per molto tempo Taranto fu capitale della Magna Grecia, importante porto mercantile nonché potenza navale, punto di riferimento dell’impero ellenico al di fuori della Grecia.

Ed è proprio su quell’acropoli spartana che venne edificato il tempio.
Fu tra i primissimi templi edificati dai Greci in Italia, per qualcuno il primo in assoluto, nel VI secolo a.C.: lo eressero usando la pietra del luogo sull’acropoli della città, là dove i primi coloni spartani avevano già costruito un santuario in mattoni.
La scoperta di tracce ancora più antiche —
una piccola fossa vicino alle colonne e le tracce di una pavimentazione fanno pensare all’esistenza di un primo edificio di culto in mattoni crudi e materiale deperibile, costruito alla fine dell’VIII secolo a.C. dai primi coloni spartani
— significa che questo angolo di Piazza Castello custodisce quasi tremila anni di sacralità ininterrotta.

La pietra, le colonne, il mistero della dea

I residui di materiale ceramico ritrovati nella stratigrafia sopravvissuta alle varie costruzioni più recenti datano l’edificazione del tempio alla fine del primo venticinquennio del VI secolo a.C., facendo di esso il tempio greco più antico della Magna Grecia.

Il tempio originale era un’imponente costruzione periptero di ordine dorico, lungo circa 50 metri. Le colonne attualmente visibili rappresentano il lato lungo della struttura: realizzate in carparo, una pietra locale ricavata dalla stessa acropoli dove sorge il tempio, raggiungevano l’altezza di 8,47 metri con un diametro di 2,05 metri.

Perfino il nome del dio o della dea a cui era dedicato rimane avvolto nel mistero.
Sono le uniche sopravvissute, insieme al basamento di una terza, tra le colonne che componevano il tempio dorico di Taranto, il cosiddetto “tempio di Poseidone” che in realtà, secondo gli archeologi, era dedicato a una dea femminile, probabilmente Persefone.

Il grande luogo di culto, dedicato certamente a una divinità femminile, era uno dei templi ed edifici pubblici che occupavano l’acropoli della città.
Questa incertezza non diminuisce il fascino del sito: lo amplifica, aggiungendo un velo di enigma a una pietra già intrisa di tempo.

Secoli di saccheggi, poi il quasi oblio

La storia del Tempio Dorico è anche una storia di violenze silenziose.
La conquista romana alla fine del III secolo a.C. segnò l’inizio del suo declino. Durante l’età tardoantica e il Medioevo, il tempio perse progressivamente importanza e fu utilizzato come cava di pietra: intere parti della struttura furono smantellate per essere reimpiegate nella costruzione di altri edifici.

Nel 1700 erano ancora visibili dieci spezzoni di colonne, ma furono rimossi e andarono dispersi durante il rifacimento del convento nel 1729.

Si possono trovare parti dell’antico santuario nella Chiesa della SS. Trinità, nel cortile dell’Oratorio dei Trinitari, nella Casa Mastronuzzi e nel Convento dei Celestini.
Il tempio, in pratica, è stato smembrato e riassorbito dall’intera città vecchia. Taranto stessa è costruita, almeno in parte, sopra e dentro i propri antenati greci.

Come arrivare e cosa aspettarsi

Il Tempio Dorico si trova in Piazza Castello, nel cuore della Città Vecchia di Taranto, a pochi passi dal Castello Aragonese. Le due colonne si innalzano protette da una recinzione sul lato interno della piazza, accanto al Monastero di San Michele.

Chi arriva sull’isola della città vecchia attraversando il Ponte Girevole incontra subito queste maestose sentinelle di pietra; chi la lascia, le saluta scendendo da via Duomo.

Il consiglio è di non fermarsi solo alle colonne. La Città Vecchia di Taranto è un quartiere che merita una passeggiata lenta: la Cattedrale di San Cataldo, il Castello Aragonese, i vicoli che si aprono sul Mar Piccolo. E poi, a pochi minuti a piedi, c’è il MarTa — il Museo Archeologico Nazionale di Taranto —
il vero scrigno che raccoglie i più importanti reperti storici del territorio, dove si possono ammirare i famosi Ori di Taranto e la Tomba dell’Atleta, del V secolo a.C.

Le colonne sopravvissute del Tempio Dorico rappresentano ancora oggi lo splendore dell’acropoli della polis, che con le sue grandi opere monumentali abbelliva il promontorio della penisola, venendo ammirata sia via terra che via mare. Tanto è stato distrutto dalle varie ristrutturazioni che la Città Vecchia ha subito nel corso dei secoli, ma ciò che rimane continua ad esistere, ricordando ai tarantini distratti di quali grandi cose erano capaci i loro avi.
E ricordando ai viaggiatori di passaggio che la Grecia, a volte, non ha bisogno di un volo aereo: basta attraversare un ponte girevole.

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