C’è un momento preciso in cui il Castello Aragonese di Taranto smette di essere una cartolina e diventa qualcosa di più inquietante. Accade quando la guida vi porta davanti a un varco ricavato nella roccia viva, sotto il torrione di San Cristoforo, e vi spiega che quello che state per attraversare non è un corridoio cinquecentesco, ma qualcosa di molto più antico. Qualcosa che stava lì, sigillato sotto una lastra di pietra, mentre sopra di esso passavano secoli di conquiste, prigioni e cannonate.
Una lastra sollevata, un mondo riscoperto
La scoperta è stata clamorosa: è consistita nell’individuazione e nel sollevamento di una grande lastra di copertura di accesso allo specus, resa possibile grazie a mezzi e materiali donati dall’Associazione Amici del Castello Aragonese.
Il cunicolo è stato trovato sotto il torrione di San Cristoforo, scavato nel banco di roccia, probabilmente di epoca ellenistica, ma con segni evidenti di un riutilizzo durante le fasi d’incastellamento di età medievale e rinascimentale; la sua funzione originaria era lo spostamento delle truppe per improvvise sortite al di fuori della fortificazione.
Sotto il Castello Aragonese si estende dunque una rete di cunicoli interamente ricavati nel banco calcarenitico, che arricchisce il bagaglio conoscitivo dell’articolato sistema sotterraneo già noto al di sotto della fortezza rinascimentale.
Non si tratta di una leggenda, né di una suggestione turistica: è una scoperta documentata, avvenuta nell’ambito dei lavori di restauro condotti dalla Marina Militare.
A coordinarle è stato il team di cantiere della Marina Militare, guidato dall’Ammiraglio di Squadra Francesco Ricci, curatore del Castello.
Quasi tremila anni di storia compressi in un’isola
Per capire il peso di quella lastra sollevata, bisogna tornare indietro molto più lontano del Quattrocento aragonese.
Il Castello di Taranto — chiamato Castel Sant’Angelo — è fondamentalmente la ricostruzione aragonese di una precedente fortezza normanno-sveva-angioina, costruita sopra una precedente fortificazione bizantina le cui fondamenta poggiavano su strutture risalenti al periodo greco del IV-III secolo a.C.
Ogni pietra è, letteralmente, stratificata su un’altra civiltà.
Il nuovo castello di epoca aragonese fu ricostruito tra il 1487 e il 1492, secondo i nuovi criteri imposti dal perfezionamento delle artiglierie. Il progetto, voluto dal re di Napoli Ferdinando d’Aragona, fu realizzato con l’intervento, diretto o più verosimilmente indiretto, del grande architetto senese Francesco di Giorgio Martini.
La conquista di Otranto da parte dei Turchi nel 1480 aveva dimostrato che le vecchie torri medievali erano ormai inadeguate: per questa ragione il re decise di rinforzare le difese costiere affidando il progetto a Martini.
A partire dal 2003, la Marina Militare — custode del castello dal 1883 — ha avviato il restauro sistematico degli interni con l’intento di riportarlo alla configurazione aragonese e di identificare le precedenti strutture greche, bizantine, normanne e svevo-angioine.
Durante questi lavori, condotti in collaborazione con l’Università di Bari e sotto la supervisione della Soprintendenza ai Beni Archeologici, sono stati portati alla luce numerosi reperti che abbracciano quasi tremila anni di storia.
I sotterranei: quello che le guide non sempre raccontano
La rete ipogea sotto il castello non è un caso isolato nel contesto della Città Vecchia.
L’Ipogeo di Palazzo Baffi, particolarmente ricco di cunicoli, mette in collegamento il sottopiano della città con il Castello Aragonese, con Piazza San Francesco e persino con il mare.
Taranto, insomma, ha una doppia vita: quella che si vede camminando tra i vicoli del borgo antico, e quella che scorre silenziosa qualche metro più in basso, nella roccia calcarea.
Dentro il castello, i cunicoli non sono l’unica sorpresa.
Una delle sale più inquietanti è la cosiddetta sala delle torture, caratterizzata da un grande foro al centro della volta: la sua funzione era amplificare le urla dei torturati, diffondendole tra gli altri prigionieri per terrorizzarli.
E poi c’è la storia di chi quelle celle le ha vissute da protagonista:
Alexandre Dumas padre, padre dell’omonimo scrittore, fu imprigionato nel Castello Aragonese tra il 1799 e il 1800, trascorrendo sedici mesi in ostaggio dei Borbone — un’esperienza che avrebbe influenzato le vicissitudini narrate ne Il Conte di Montecristo.
La cappella nascosta e la “scala reale”
Prima di uscire dai sotterranei e tornare alla luce, vale la pena soffermarsi su un altro angolo poco noto della fortezza.
Entrando nel castello, i visitatori incontrano la Cappella di San Leonardo, probabilmente progettata da Francesco Di Giorgio Martini nel XVI secolo.
Riconsacrata nel 1933 dopo essere stata adibita nel corso degli anni a corpo di guardia e stalla, all’interno conserva due lastre in carparo addossate alle pareti che rappresentano rispettivamente un santo vescovo e un guerriero medievale armato.
Secondo la tradizione, qui sarebbe stato celebrato il matrimonio tra la Principessa di Taranto Maria d’Enghien e Ladislao, re di Durazzo e primo re di Napoli.
All’interno del castello si trovano inoltre un ampio cortile centrale, sale dalle volte a botte che ospitavano le baracche militari, la cosiddetta “scala reale” utilizzata dai regnanti in visita, e numerosi ambienti dotati di cannoni originari con relative bocche da fuoco per la difesa.
Come visitarlo: ingresso gratuito, prenotazione consigliata
Il Castello Aragonese di Taranto, noto anche come Castel Sant’Angelo, è molto più di una semplice fortificazione: è il simbolo vivente della città pugliese e una finestra aperta su millenni di civiltà. Situato in Piazza Castello presso il celebre Ponte Girevole, il castello sovrasta le acque del canale navigabile offrendo ai visitatori un’esperienza indimenticabile.
Il Castello è aperto al pubblico tutti i giorni dell’anno, incluse le festività. L’accesso è consentito solo tramite visite guidate gratuite, organizzate dalla Marina Militare. Le visite si svolgono negli orari 9:30, 11:30, 16:00, 18:00 e 20:00, con una durata di circa 90 minuti, e ogni turno accoglie un massimo di 50 visitatori.
Per prenotazioni e informazioni è possibile contattare il numero 099 7753438 oppure inviare un’email a infocastelloaragonese@libero.it.
Per chi viaggia in trasporto pubblico, le linee bus 1/2, 601 e 8 hanno fermate presso Castello Aragonese–Ponte Girevole.
Quella lastra sollevata sotto il torrione di San Cristoforo è, in fondo, la metafora perfetta di Taranto: una città che continua a svelare se stessa, uno strato alla volta, a chi ha la pazienza di guardare sotto la superficie.
