Ex Ilva, i sindacati respingono la divisione tra Taranto e Genova: «Due poli non possono stare da sole»

La questione dell’Ex Ilva torna a concentrare l’attenzione politica e sindacale sulla necessità di mantenere unito il polo siderurgico italiano. Durante la discussione di un’interpellanza urgente alla Camera dei Deputati, la deputata del Partito Democratico Francesca Viggiano avrebbe chiesto al Governo chiarimenti sulle prospettive dello stabilimento siderurgico e sulle ricadute per i territori coinvolti, a partire da Taranto, ma anche Genova e Novi Ligure.

La posizione dei sindacati: Taranto e Genova insieme

Secondo quanto riferito, Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, avrebbe sottolineato che Taranto non sarebbe mai stata in contrasto con Genova e che i due siti dovrebbero convivere. Per il leader della Uilm, sarebbe necessario fare una decarbonizzazione seria e programmata, con l’obiettivo di far ripartire gli impianti a freddo di Taranto non in alternativa a quelli di Genova, poiché con una produzione di 6 milioni di tonnellate sarebbe possibile far coesistere Taranto, Genova e Novi.

Le difficoltà di Taranto influirebbero anche sugli impianti di Genova: molti semilavorati in Puglia vengono infatti mandati al Nord per essere raffinati. Senza materia prima da Taranto, Genova non avrebbe il «grezzo» su cui lavorare, determinando una situazione di stallo con produzione fortemente rallentata, molti operai in cassa integrazione e proteste sindacali sempre più frequenti.

Il contesto delle proteste simultanee a novembre 2025

A Taranto, a Genova e a Novi Ligure i lavoratori di Acciaierie d’Italia, ex Ilva, avrebbero manifestato attraverso scioperi e blocchi, segnalando l’unità nella vertenza pur provenendo da siti geograficamente distanti. La protesta sarebbe scattata contro il piano del governo che, secondo i sindacalisti, porterebbe alla chiusura della fabbrica con conseguenze significative per l’occupazione nel Nord Italia e per la siderurgia nazionale.

Il piano di decarbonizzazione

Nel 2025 Stato, Regione e istituzioni locali avrebbero sancito un impegno verso la decarbonizzazione dell’ex Ilva di Taranto: l’obiettivo sarebbe un piano strutturale che combini produzione, tutela ambientale e occupazione. Secondo quanto comunicato, il piano prevederebbe la produzione di 8 milioni di tonnellate di acciaio attraverso quattro forni elettrici, tre a Taranto e uno a Genova, con una ripartizione della produzione di 6 milioni a Taranto e 2 milioni a Genova.

L’importanza di mantenere i due siti uniti

La Uilm contesta l’ipotesi di una divisione che separi Genova da Taranto, sostenendo che le separazioni avrebbero sempre prodotto risultati negativi. Se Genova e Novi non operassero in sinergia con Taranto, dovrebbero confrontarsi con un mercato altamente competitivo, situazione in cui questi due poli non sarebbero in grado di reggere autonomamente.

La posizione dei sindacati riflette una consapevolezza condivisa: il complesso siderurgico italiano funzionerebbe come un’unità integrata, dove Taranto fornisce i semilavorati e Genova completa il ciclo di raffinazione. La separazione dei due poli comporterebbe, secondo questa prospettiva, conseguenze negative per la competitività della filiera e per l’occupazione in entrambe le regioni.

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