MArTA Lab: dove la digitalizzazione riporta i reperti alla vita

Nel cuore del Museo Archeologico Nazionale di Taranto, al piano terra dell’edificio che ospita le collezioni, esiste uno spazio che incarna il concetto di “Past for Future”: il MArTA Lab. Si tratta del primo laboratorio di artigianato digitale strutturato all’interno di un museo nazionale italiano, una realtà che coniuga ricerca archeologica e tecnologie di fabbricazione digitale in modo inedito. Il laboratorio non è un semplice spazio espositivo ma un vero centro di produzione dove stampanti 3D, scanner a luce strutturata, macchine a taglio laser, kit di robotica e una sala didattica interattiva lavorano al servizio del patrimonio tarantino.

La vocazione del MArTA Lab è duplice: da un lato funziona come strumento di conservazione e valorizzazione, dall’altro come punto di contatto diretto tra visitatori e collezioni. Il processo inizia con la scansione 3D dei manufatti, un’acquisizione tridimensionale che cattura ogni dettaglio dell’oggetto. Successivamente, gli operatori qualificati rielaborano i modelli digitali con software dedicati, settando i file per la stampa 3D attraverso un processo di deposizione a caldo di materiale plastico strato dopo strato. Il risultato è una replica fedele prodotta in poche ore, realizzata con materiali naturali come il PLA (acido polilattico ricavato dalla fermentazione del mais), resine ed argilla.

L’accessibilità tattile e l’educazione STEM

Una delle applicazioni più significative riguarda l’accessibilità. Le riproduzioni tridimensionali consentono alle persone non vedenti di esplorare le collezioni attraverso il tatto, fruendo dell’esperienza senza contatto diretto con gli originali fragili. Ma l’impatto del laboratorio va ben oltre: gli oggetti riprodotti digitalmente servono anche come strumenti didattici innovativi per attivare nei giovani visitatori una comprensione concreta dell’archeologia e delle materie STEM.

I laboratori gratuiti o a costo contenuto proposti regolarmente permettono ai partecipanti di scoprire praticamente come si realizzano i manufatti antichi utilizzando tecnologie contemporanee. I bambini, ad esempio, possono creare modelli 3D di templi greci e corone utilizzando piattaforme intuitive come Tinkercad, per poi far stampare le loro creazioni e portarle a casa come ricordo tangibile dell’esperienza. Altre attività coinvolgono la creazione di oggetti votivi secondo le tecniche antiche delle matrici, reinterpretate nel contesto digitale moderno.

Dal museo diffuso al merchandising con blockchain

Il MArTA Lab non opera solo all’interno delle mura del museo. Da gennaio 2022, il laboratorio gestito dalla società Paleos Srl commercializza riproduzioni dei reperti attraverso linee di prodotti come “Classic” e “POP”, trasformando opere archeologiche in componenti d’arredo e oggetti d’uso quotidiano. Ogni riproduzione è identificata da un codice di anti-falsificazione e accompagnata da un “passaporto digitale dell’opera d’arte”.

Questo documento è certificato su blockchain con una marcatura temporale che fissa data, ora e contenuto in modo verificabile. La valenza legale è ulteriormente assicurata da un pacchetto crittografico che attesta le procedure di tracciamento. In questo modo il Museo Archeologico Nazionale di Taranto si trasforma in un “museo diffuso”: i reperti non restano chiusi in vetrine, ma penetrano nelle case e nella vita quotidiana dei visitatori attraverso riproduzioni autenticate digitalmente.

Il MArTA Lab rappresenta dunque una soluzione pratica al dilemma contemporaneo dei musei: come rendere il patrimonio veramente accessibile mantenendo intatta la conservazione degli originali. Non è semplicemente una tecnologia applicata all’archeologia, ma un ripensamento completo del rapporto tra museo, visitatore e bene culturale, dove l’innovazione digitale diventa strumento di democrazia culturale e inclusione.

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