Dopo tredici ore di negoziato, le parti non sarebbero riuscite a convergere su un ultimo punto cruciale. La vertenza Natuzzi raggiungerebbe così un momento di stallo proprio quando un accordo sembrasse vicino. L’azienda continuerebbe a esprimere l’intenzione di avviare “quanto prima il piano di risanamento”, mentre la Regione rimane disponibile per possibili mediazioni. Una situazione che lascerebbe migliaia di famiglie tarantine in condizioni di incertezza.
Lo stallo del 25 giugno
Secondo quanto ricostruito, il tavolo ministeriale che si stava svolgendo da giorni avrebbe subito un arresto improvviso. L’assessore regionale Di Sciascio avrebbe dichiarato che i negoziatori erano “a un passo” da un accordo ma che un ultimo punto avrebbe impedito la convergenza.
Natuzzi avrebbe ribadito la necessità di non differire ulteriormente le azioni di risanamento e confermato l’avvio del Piano di risanamento attraverso la procedura di Composizione Negoziata della Crisi, strumento volto a garantire la gestione trasparente della ristrutturazione aziendale.
Il piano prosegue comunque
Nonostante lo stallo diplomatico, l’azienda non attenderrebbe ulteriormente. Procederebbe con le azioni di risanamento attraverso la Composizione Negoziata della Crisi, uno strumento giuridico che consente all’impresa di ristrutturarsi mantenendo un canale istituzionale di confronto con le rappresentanze dei lavoratori e gli enti territoriali.
Gli stabilimenti sotto pressione
Secondo il piano industriale presentato, il Gruppo Natuzzi intende ridurre il personale dagli attuali 1.850 dipendenti a meno di mille entro il 2028, con quasi 480 esuberi dichiarati. La mobilitazione interessa complessivamente quasi novecento posti di lavoro nella provincia di Taranto.
Gli stabilimenti ionici di Ginosa e Laterza sarebbero in prima linea. Per Ginosa si ipotizza la cessione dell’impianto a una società del settore chimico, con prospettive di riassorbimento di circa quaranta lavoratori. A Laterza la situazione resterebbe critica, con movimentazione sindacale volta a scongiurare chiusure e ulteriori tagli.
Il programma di incentivi all’esodo
Natuzzi avrebbe ribadito l’urgenza di avviare nel corso del 2026 un programma di incentivazione all’esodo su base volontaria, rivolto fino a un massimo di 120 risorse, per cui l’azienda avrebbe stanziato 6 milioni di euro. Tale programma sarebbe accompagnato da strumenti di supporto alla transizione professionale e iniziative di ricollocazione. Le organizzazioni sindacali continuerebbero tuttavia a sollecitare garanzie sulla volontarietà totale e sui tempi di pagamento.
La posizione dei sindacati
Le organizzazioni sindacali avrebbero manifestato perplessità sulla proposta presentata. La chiusura di tre stabilimenti continuerebbe a essere ritenuta “gravissima”, così come il trasferimento di ulteriori volumi produttivi in Romania. I sindacati richiederebbero che il confronto successivo affronti nel merito il protocollo del governo, con impegni chiari su piano industriale, volumi produttivi, numero e ruolo degli stabilimenti italiani, rientro delle produzioni estere, investimenti e tutela occupazionale.
La mediazione regionale
La Regione Puglia continuerebbe a svolgere un ruolo di mediazione, avendo chiesto all’azienda “un progetto credibile e sostenibile che guardi oltre la fase della Composizione Negoziata della Crisi e oltre i prossimi dodici mesi”. Ulteriori incontri potrebbero ancora rappresentare opportunità di sblocco della situazione.
I mesi cruciali
Per i lavoratori e le comunità di Ginosa, Laterza e dei comuni tarantini interessati, i prossimi mesi si prospetterebbero cruciali. Il piano di risanamento procederà comunque attraverso la Composizione Negoziata della Crisi, strumento che preserverebbe teoricamente un canale di confronto ma che non garantirebbe risultati in termini di livelli occupazionali. La sfida rimane quella di conciliare le necessità aziendali di risanamento economico con la tutela dei posti di lavoro e della sovranità produttiva italiana nel settore del mobile.
