Come si è formata la Gravina di Laterza: i millenni di erosione carsica e fluviale

La Gravina di Laterza non è nata da un giorno all’altro, ma è il risultato di un processo geologico affascinante che dura ormai 2 milioni di anni. Il suo canyon profondo oltre 200 metri rappresenta un archivio naturale dove leggere la storia sedimentaria della Puglia, scritta direttamente nelle rocce estratificate sulle pareti verticali che raggiungono i 300 metri di altezza.

Le origini: dall’emersione del calcare al carsismo

Per comprendere come nacque la Gravina di Laterza, occorre tornare a circa 65,5 milioni di anni fa, quando le rocce calcaree emersero dai fondali marini. A quel punto, iniziò un processo lunghissimo: con l’esposizione all’atmosfera, le acque piovane hanno iniziato a scavare il calcare attraverso processi di dissoluzione. L’acqua meteorica, leggermente acida per la presenza di anidride carbonica atmosferica, ha penetrato le fratture preesistenti della roccia, creando un doppio meccanismo di erosione: uno visibile, con le pareti verticali e i meandri caratteristici, e uno nascosto costituito da una rete sotterranea di grotte e condotti ancora parzialmente inesplorati.

Il ruolo fondamentale del carsismo e dell’erosione differenziale

Circa 2 milioni di anni fa, il processo si intensificò con l’arrivo della Calcarenite di Gravina, depositatasi tra il Pliocene Superiore e il Pleistocene Inferiore. Il contrasto tra due formazioni geologiche diverse ha creato condizioni ideali per lo scavo: alla base si trova il Calcare di Altamura, più compatto e resistente, risalente al periodo Cretacico. Sopra di esso, la Calcarenite risulta più fragile e friabile, perciò è stata incisa più rapidamente. Questo processo di erosione differenziale, combinato con il carsismo, è stato fondamentale per la formazione del canyon moderno. Le profonde fratturazioni della roccia, originate da movimenti tettonici, hanno fungito da vie preferenziali per l’erosione, permettendo all’acqua di penetrare non solo in superficie ma anche in profondità.

Il meccanismo stagionale: quando il calcare cede all’acqua

La formazione della Gravina di Laterza è strettamente legata ai cicli climatici. Durante le stagioni umide, il calcare si ammorbidisce con l’umidità, consentendo un’erosione efficace anche con modesti flussi idrici. Il fiume Lato ha esercitato un’azione erosiva incessante, modellando gradualmente le fratture preesistenti e allargando le incisioni verticali. Durante le fasi aride, al contrario, il calcare si indurisce e si protegge grazie a una sottile patina superficiale, che rallenta i processi di disgregazione. Questo meccanismo alternato ha permesso di mantenere le forme scoscese e nette caratteristiche del canyon, impedendone il collasso e la demolizione graduale.

L’impatto dei movimenti tettonici e dell’innalzamento continentale

La formazione della Gravina di Laterza non è stata solo questione di acqua e roccia: i movimenti tettonici e l’innalzamento continentale hanno giocato un ruolo decisivo. L’emersione della Puglia dai fondali marini 65,5 milioni di anni fa, conseguente a questi movimenti, ha generato fratture profonde nelle formazioni calcaree. Queste spaccature rappresentavano le linee di debolezza lungo le quali l’acqua poteva insinuarsi e scavare più facilmente. Il profilo a V molto stretto della Gravina rappresenta un adattamento del flusso delle acque al livello di base marino, le cui variazioni sono connesse sia al sollevamento tettonico regionale che alle variazioni eustatiche del livello del mare nei millenni.

Dalla preistoria a oggi: un canyon ancora in evoluzione

Nonostante 2 milioni di anni di scavo incessante, la Gravina di Laterza non è una formazione conclusa o statica. I letti attuali rimangono per lo più aridi a causa delle condizioni climatiche contemporanee, accogliendo le acque solo dopo intense precipitazioni. Tuttavia, durante questi momenti di pioggia intensa, il paesaggio assume l’aspetto che doveva avere migliaia di anni fa, quando i corsi d’acqua scavavano attivamente la roccia. Le pareti rocciose, levigate dal passaggio dell’acqua nel corso di millenni, mostrano ancora la configurazione a meandri che caratterizza il sito, con muraglioni consumati dall’erosione che formano una struttura essenzialmente stabile ma sempre soggetta a microscopici processi di trasformazione. La Gravina di Laterza rimane dunque un monumento vivente della potenza erosiva dell’acqua e del tempo.

Lascia un commento