La fauna della Gravina di Laterza: specie rupestri e endemiche nelle pareti del canyon

La struttura verticale della Gravina di Laterza ha creato una vera “isola biologica” dove le specie faunistiche si distribuiscono secondo una stratificazione ambientale ben definita. Dal ciglio verso il fondo del canyon si susseguono comunità animali differenti, ognuna adattata alle condizioni specifiche del proprio strato ecologico. Questa eterogeneità è la ragione per cui un’area territoriale relativamente limitata ospita una biodiversità comparabile a zone naturali molto più vaste.

Le pareti rocciose verticali costituiscono l’habitat privilegiato per i rapaci rupestri. Lungo le innumerevoli cavità e cengie sospese nel vuoto nidificano specie di straordinaria importanza conservazionistica: il Capovaccaio, noto anche come “avvoltoio degli egizi”, che in primavera migra dall’Africa per riprodursi, e la Cicogna Nera, tornata a nidificare regolarmente da pochi anni. Tra i rapaci residenti figurano il Gufo reale, il Corvo imperiale, il Lanario e il Pellegrino, mentre il Biancone, la Poiana e i falchi (gheppio, nibbio reale e nibbio bruno, grillaio) rappresentano le specie più comunemente avvistate in volo. Le grotte presenti sulle pareti rocciose ospitano inoltre numerose specie di pipistrelli, che trovano qui un habitat ideale per la riproduzione e il letargo invernale.

Anfibi e rettili: i marcatori biologici del passato

Il fondo della gravina, più umido e ombreggiato, rappresenta l’ambiente ideale per gli anfibi. Qui vivono specie rare come l’Ululone appenninico, l’Ululone dal ventre giallo, il Tritone italico e la Raganella italiana, che colonizzano le sponde dei corsi d’acqua e i ristagni stagionali. Queste specie trovano nella gravina condizioni microclimatiche più temperate e umide, soprattutto durante i mesi estivi quando la fauna terrestre si concentra nel fondovalle per sfuggire al caldo dell’altopiano circostante.

Tra i rettili emerge il fascino dei relitti balcanici: il Geco di Kotschy e il Colubro leopardino sono specie endemiche presenti in Italia esclusivamente in Puglia e in una zona limitata intorno a Matera. La loro presenza rappresenta una testimonianza vivente di un’epoca geologica lontana, quando un ponte di terra collegava la penisola italiana alla Balcania durante il Miocene. Il Colubro leopardino è considerato il più bell’serpente europeo sia per la colorata livrea che per l’elegante portamento: la sua compresenza nella gravina documenta l’eccezionalità dell’ecosistema dal punto di vista zoogeografico.

Mammiferi dei boschi e del fondovalle

Nei boschi di leccio e quercia che ricoprono i gradoni rocciosi vivono piccoli mammiferi quali il Tasso, la Faina, la Volpe e il Gatto selvatico, sebbene quest’ultimo sia divenuto sempre più difficile da avvistare. Nelle aree cespugliose sono presenti l’Istrice e la Donnola, quest’ultima considerata ormai una specie estremamente rara. Il Cinghiale è frequente nei settori più rimboschiti. Due specie meritano particolare attenzione per la loro rarità: il Lupo e la Lontra rappresentano presenze eccezionali nella gravina, documentate da monitoraggi recenti ma poco frequenti.

Comunità ornitologiche dei boschi e dei cespugli

Le aree boschive e cespugliose adiacenti alle pareti rocciose ospitano uccelli tipici della fauna mediterranea. Moltissimi esemplari di piccoli Passeriformi quali l’Occhiocotto, le Cince, il Passero solitario, la Monachella, la Sterpazzolina e lo Scricciolo vivono e si riproducono nel folto della vegetazione. In primavera il canto melodioso del Passero solitario echeggia attraverso la gravina, mentre la Monachella si esibisce nei suoi caratteristici voli nuziali. La Ghiandaia, il Gufo comune, la Civetta, il Barbagianni e l’Assiolo completano il corteo ornitologico dei settori meno rupestri.

La gestione dell’Oasi LIPU, attiva dal 1999, ha permesso di mantenere questa straordinaria comunità biologica, riconosciuta come Sito di Interesse Comunitario e Zona di Protezione Speciale nell’ambito della rete Natura 2000. Durante i mesi estivi, quando la temperatura raggiunge picchi significativi, la maggior parte della fauna si concentra nel fondo della gravina, dove l’ombra delle pareti e dei boschi di Leccio rende l’afa più sopportabile: questo comportamento migratorio verticale è un meccanismo di adattamento ecologico che caratterizza l’intero ecosistema della gravina.

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