Le origini del Castello Aragonese: dai Greci alle torri di Ferdinando d’Aragona

Il Castello Aragonese di Taranto non è una costruzione monolitica, ma il risultato di stratificazioni difensive che abbracciano quasi tremila anni di storia. La sua vera essenza risiede proprio in questa sovrapposizione di periodi, dove ogni dominazione ha lasciato tracce indelebili sulle sue mura.

Dalle fondamenta greche alla fortezza bizantina

Le origini più antiche del sito risalgono al periodo greco, quando gli architetti militari antichi riconoscevano il valore strategico di questa posizione all’ingresso del porto di Taranto. Le strutture greche, datate al IV-III secolo a.C., costituiscono le vere fondamenta su cui sorgerebbe in seguito l’intero edificio.

Attorno al 780 d.C., i Bizantini costruirono la prima vera e propria fortezza, spinti dalla necessità di proteggere l’abitato medievale dagli attacchi costanti dei Saraceni e dalla minaccia della Repubblica di Venezia. Questa fortificazione primitiva presentava caratteristiche completamente diverse da quella che vediamo oggi: le torri erano alte e strette, progettate per la difesa attiva con armi tradizionali come lance, frecce, pietre e olio bollente. Gli Aragonesi la demoliranno completamente due secoli più tardi, ma le fondamenta continueranno a sostenere le nuove costruzioni.

Il castello medievale: Normanni, Svevi e Angioini

Tra il periodo bizantino e l’arrivo degli Aragonesi, il sito ospitò una fortezza normanno-sveva-angioina, un castello medievale tipico con numerose torri alte e sottili. Questa struttura rispondeva alle esigenze difensive dell’epoca medievale, quando le mura sottili potevano ancora resistere agli attacchi dei nemici armati di archi e catapulte. La posizione geografica rimase sempre cruciale: situato su un isolotto naturale all’estremità dell’isola del Borgo Antico, il castello controllava l’accesso al porto e alla città.

Il rifacimento aragonese: la rivoluzione dell’artiglieria

La vera trasformazione avvenne alla fine del XV secolo. Il perfezionamento dell’artiglieria nel Quattrocento rese completamente obsolete le fortificazioni medievali: le loro mura sottili non potevano più resistere ai cannoni, né permettevano di installarvi adeguatamente le nuove armi. La conquista di Otranto da parte dei Turchi nel 1480 fornì una lezione brutale: questo tipo di architettura difensiva era ormai inadeguato.

Il re di Napoli Ferdinando d’Aragona, consapevole della minaccia costante di un’invasione turca, decise di rielaborare completamente il castello. Tra il 1487 e il 1492, seguendo il progetto dell’architetto senese Francesco di Giorgio Martini, la fortezza medievale fu demolita e ricostruita ex novo. Il nuovo castello presentava una forma vaguely simile a quella di un aquilone, con cinque torrioni rotondi posizionati agli angoli: San Cristoforo, San Lorenzo, Sant’Angelo (rivolto verso il navigabile), Annunziata e Bandiera (rivolti verso la città vecchia). Torrioni e mura avevano la medesima altezza di 20 metri, ma erano enormemente più spessi: circa 7-8 metri di spessore. Un fossato navigabile, ampliato sino a raggiungere una larghezza considerevole, isolava la fortificazione dalla terraferma, costituendo un ulteriore baluardo difensivo.

L’eredità visibile nei restauri moderni

Dalla Marina Militare, custode del castello dal 1883, venne deciso nel 2003 di avviare restauri sistematici dell’interno della fortezza. Durante gli scavi archeologici condotti in collaborazione con l’Università di Bari, gli operai riportarono alla luce numerosi reperti che abbracciano la storia millenaria del sito. Alcuni di questi rinvenimenti documentano la continuità dell’occupazione: monete dell’epoca di Federico II, frammenti di ceramica dal XIII e XIV secolo, strutture greche, pavimentazioni bizantine, torri normanne. Particolarmente significativa fu la scoperta di una grande lastra di copertura di uno specus scavato nel banco di roccia sotto il torrione di San Cristoforo, probabilmente d’epoca ellenistica ma con evidenti segni di riutilizzo medievale e rinascimentale. Sotto il castello, infatti, si estende una fitta rete di cunicoli sotterranei ricavati nel banco calcarenitico, probabilmente utilizzati per lo spostamento celere delle truppe e le sortite improvvise al di fuori della fortificazione.

Le origini del Castello Aragonese non vanno cercate in un momento preciso della storia, ma in questo continuo dialogo tra necessità militari diverse e tecnologie difensive in evoluzione. Il castello che oggi domina il paesaggio di Taranto è il portavoce visibile di una lunga catena di eventi, conquiste e adattamenti che risale a quasi tremila anni fa.

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