Le sale affrescate del Palazzo Ducale di Martina Franca: i capolavori di Domenico Carella

Chi era Domenico Carella e la sua formazione artistica

Domenico Antonio Carella nacque a Francavilla Fontana il 2 febbraio 1727 e si formò a Napoli presso la celebre bottega di Francesco Solimena, uno dei maestri più influenti del barocco italiano. La sua educazione pittorica lo espose ai modi della grande tradizione napoletana, con influssi anche di Pompeo Batoni, Corrado Giaquinto e Luca Giordano. Questo percorso formativo lo equipaggiò con un linguaggio figurativo sofisticato, caratterizzato da uno straordinario chiaroscuro sfumato. Carella diventò uno dei pittori più rinomati della Puglia settecentesca, operando con proliferità in tutta la provincia di Terra d’Otranto, prima di stabilirsi definitivamente a Martina Franca, dove morì il 23 settembre 1813, all’età di 86 anni.

La commissione ducale e il ciclo del 1776

Nel 1773, quando Francesco III Caracciolo, XI duca di Martina Franca, completò l’ala orientale del Palazzo Ducale, riconobbe l’esigenza di decorare sontuosamente il piano nobile. Tre anni dopo, nel 1776, affidò a Domenico Carella l’incarico di affrescare le sale principali. Questa commissione rappresentò il culmine della carriera dell’artista: il pittore sottoscrisse i suoi lavori con la firma «DOMENICUS CARELLA F(ecit) 1776», una dichiarazione di consapevolezza della loro importanza. Carella non lavorò da solo. Con lui operò il figlio Francesco, anch’egli pittore, insieme ad altri collaboratori, in una bottega perfettamente sincronizzata per la realizzazione di decorazioni così complesse e articolate.

La Sala dell’Arcadia: l’idillio classico reinterpretato

La Sala dell’Arcadia rappresenta il manifesto del gusto colto di Francesco III Caracciolo. Dipinta interamente a tempera da Carella, questa stanza incarna l’Arcadismo, il movimento culturale seicentesco che propose il recupero della cultura classica come alternativa all’esuberanza stilistica del barocco. Le pareti si dispiegano in scene bucoliche dove pastori e ninfe abitano paesaggi ideali, sospesi in un’atmosfera rarefatta e luminosa. La tecnica dello sfumato, propria della formazione solimenesca di Carella, qui raggiunge effetti di straordinaria dolcezza. La firma del pittore, visibile sul sottovolta in direzione della finestra, è contenuta entro una conchiglia illuminata da un angelo con una fiaccola – un dettaglio che manifesta l’autoconsapevolezza dell’artista rispetto all’importanza del suo operato. Questa sala comunica al visitatore il desiderio ducale di elevarsi al di sopra della contingenza barocca verso un ideale classicheggiante di armonia e misura.

La Sala del Mito: la mitologia ovidiana come specchio del potere

La Sala del Mito, conosciuta anche come Sala delle Metamorfosi di Ovidio, rappresenta una sfida compositiva ancora più ambiziosa. Carella affrescò le pareti con soggetti tratti dal capolavoro di Ovidio, trasformando il ciclo mitologico in un codice allegorico del potere ducale. Tra gli episodi riprodotti figurano il Trionfo di Bacco e Arianna, il Giudizio di Paride, il Trionfo di Cibele e Diana ed Endimione. Ogni scena è costruita secondo principi di composizione teatrale, con figure che si muovono entro quinte architettoniche elaborate, frammezzate da serti floreali e angeli affacciati a nuvoloni. La scelta di Ovidio non è casuale: il poeta latino rappresentava un modello di raffigurazione del mutamento, dell’eros e della potenza divina – tutti temi congeniali alla celebrazione del dominio CaracciOLO. La maestria di Carella si rivela nella capacità di articolare scene complesse senza cadere nell’affollamento, mantenendo un equilibrio decorativo che glorifica il duca senza appesantire la lettura visiva.

La Sala della Bibbia: l’iconografia sacra al servizio della gloria dinasrica

La Sala della Bibbia, la terza grande sala del ciclo carolliano, presenta un programma iconografico basato su episodi dell’Antico Testamento, in particolare le storie di Tobia padre e di Tobiolo. Questa scelta risponde a un intento educativo preciso: Tobia rappresentava nel repertorio pittorico seicentesco e settecentesco l’emblema della pietà filiale, della virtù morale e della providenziale protezione divina. Carella dipinse scene che mostrano il figlio Tobiolo intento a compiere opere di carità e pietà, circondate da quella stessa atmosfera spirituale rarefatta che caratterizza la Sala dell’Arcadia. Il ciclo di Tobia consente al duca di presentarsi come cristiano virtuoso e protetto dalla Provvidenza, elevando così la celebrazione del potere dal piano meramente profano a quello della dimensione religiosa e morale. Gli affreschi mantengono la firma di Carella e testimoniano il medesimo livello di esecuzione tecnica e inventiva delle sale precedenti.

La Cappella Ducale: il ciclo completo

Il ciclo di Carella nel Palazzo Ducale si completa con la Cappella Ducale, affrescata nel medesimo 1776. Qui il pittore dipinse scene bibliche e mitologiche intrecciate con maestria, dedicando lo spazio all’esaltazione delle virtù ducali secondo un «preciso piano didattico ed encomiastico». La cappella custodisce un maestoso altare in pietra policroma e dorata, con un paliotto che riporta il simbolo dell’unione matrimoniale fra i Caracciolo e i Pignatelli: il leone rampante e le tre pignate. I dipinti raffigurano santi protettori – San Gennaro con l’ampolla di sangue, la Madonna del Carmine, San Martino in abiti vescovili con il grappolo d’uva, le Anime del Purgatorio – mentre la volta rappresenta i Simboli dell’eucarestia. La cappella contiene inoltre un Cristo Crocifisso del XVIII secolo in legno dipinto, la cui espressione priva di pathos esprime calma e serenità nel momento tragico del trapasso.

Il linguaggio figurativo: tra classicismo e drammaticità barocca

Lo stile di Carella nelle sale del Palazzo Ducale rappresenta una sintesi personale tra il classicismo solimenesco – la base della sua formazione – e la forza coloristica giaquintesca e demuriana. La sua pittura «oscilla fra il classicismo solimenesco e la forza coloristica ed espressiva giaquintesca e demuriana», alternando momenti di profonda spiritualità biblica a suggestive scene amorose, da scene epiche a momenti di quotidiana nobiltà. Il chiaroscuro sfumato, applicato metodicamente in ogni sala, genera un’atmosfera soffusa e rarefatta che unifica visivamente lo spazio, conferendo al ciclo decorativo un’anima coerente. Questa tecnica, contrariamente a quel che sostengono alcuni critici, consente a Carella di costruire spazi scenografici straordinariamente complessi in cui inserire vari soggetti senza perdere l’equilibrio visivo complessivo.

Il significato politico e culturale delle decorazioni

Le sale affrescate del Palazzo Ducale non rappresentano semplici esercitazioni di virtuosismo pittorico. Esse incarnano un programma politico e culturale molto preciso, commissionato dalla famiglia Caracciolo per celebrare il proprio dominio e la propria raffinatezza. Attraverso il ciclo dell’Arcadia, il duca si presenta come protettore della cultura classica; attraverso la Sala del Mito, come detentore di quella potenza che i poeti celebrano; attraverso la Sala della Bibbia, come cristiano virtuoso e paternoamilias modello. Carella non è un semplice esecutore, ma un interprete sofisticato del programma encomiastico che il committente aveva elaborato, traducendo la visione politica del duca in un linguaggio visivo che parla simultaneamente alla ragione (attraverso le allegorie arcadiche), all’emozione (attraverso il dramatismo mitologico) e alla coscienza religiosa (attraverso l’iconografia biblica).

La conservazione e la visita oggi

Le sale affrescate del Palazzo Ducale rimangono oggi parzialmente accessibili al pubblico. Il Palazzo ospita gli uffici comunali di Martina Franca dal 1928, e non tutte le stanze possono essere visitate a causa delle funzioni amministrative. Tuttavia, la Sala dell’Arcadia, la Sala del Mito e la Sala della Bibbia, oltre alla Cappella Ducale, sono generalmente aperte al pubblico con orari stagionali variabili. Una visita consapevole richiede almeno due ore per apprezzare pienamente l’architettura esterna e le sale affrescate. Dal 2012, l’Associazione Ecomuseale di Valle d’Itria offre servizi di accoglienza e visite guidate professionali alle sale del piano nobile. L’ingresso alle sale pubbliche è gratuito. Per approfondire la conoscenza del percorso carelliano, è possibile completare la visita con la Basilica di San Martino, dove Carella dipinse i Quattro Evangelisti nei ventagli del cupolino della cappella del Sacramento, e la Chiesa di San Domenico, che conserva altre opere del maestro francavillese.

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