Sette specie di cetacei nel Golfo di Taranto: guida agli avvistamenti con Jonian Dolphin Conservation

Chi intraprende un’escursione di dolphin watching con Jonian Dolphin Conservation nel Golfo di Taranto ha concrete possibilità di osservare una ricchezza cetaceologica sorprendente per il Mediterraneo. I dati scientifici raccolti dalla storica associazione di ricerca negli ultimi anni attestano la presenza di sette specie su otto riconosciute nel Mare Nostrum.

La specie più frequentemente avvistata è la stenella striata (Stenella coeruleoalba), che caratterizza le colonie stanziali del golfo. Dietro di essa si posizionano il grampo (Grampus griseus) e il tursiope (Tursiops truncatus), altri due delfini che popolano stabilmente queste acque. Questi tre cetacei rappresentano gli avvistamenti più comuni durante le campagne di monitoraggio condotte con metodologia rigorosa dai ricercatori della JDC.

Oltre alle specie residenti, nel Golfo di Taranto trovano habitat stabile anche il delfino comune (Delphinus delphis), il capodoglio (Physeter macrocephalus) e lo zifio (Ziphius cavirostris), una delle specie più elusive del Mediterraneo. I dati tra 2023 e 2024 hanno registrato interessanti avvistamenti di quest’ultimo, confermando l’utilizzo dell’area da parte di cetacei precedentemente considerati più rari in queste latitudini.

Eccezionale è stata la documentazione di una balenottera comune (Balaenoptera physalus) avvistata il 28 febbraio 2025, il secondo animale più grande del pianeta con una lunghezza di quasi venti metri. Era dal 2009 che i ricercatori della JDC non registravano questa specie nelle acque tarantine, nonostante effettuassero annualmente oltre 250 uscite in mare.

La straordinaria biodiversità del golfo è legata alle caratteristiche geomorfologiche del fondale marino. Un sistema di canyon sottomarini raggiunge a meno di dieci miglia dalla costa profondità superiori ai mille metri, creando habitat ottimali per diverse specie di cetacei. Queste acque rappresentano una vera e propria culla biologica dove i cetacei trovano abbondanza di cibo e le condizioni ideali per la riproduzione.

Durante le escursioni con la JDC, i partecipanti non sono semplici osservatori passivi. Grazie all’approccio di citizen science adottato dall’associazione, contribuiscono attivamente alla raccolta dati attraverso la foto-identificazione dei cetacei. Ogni animale viene riconosciuto dai marker naturali presenti sui loro corpi (cicatrici, tacche sulla pinna dorsale), esattamente come impronte digitali. La JDC assegna a ciascun esemplare un nome proprio, permettendo di tracciare i movimenti individuali nel tempo.

I ricercatori dispongono di un algoritmo sviluppato dallo Stiima-CNR di Bari che facilita l’identificazione e il monitoraggio lungo termine. Questa metodologia rigorosa ha permesso, ad esempio, di documentare il ritorno di tre grampi maschi avvistati per la prima volta nel 2013 e scomparsi per cinque anni, nonché di osservare nuovi nati e seguire la crescita di giovani maschi dalla nascita.

Una peculiarità degna di nota riguarda la frequenza di incontri: i ricercatori della JDC registrano un tasso di avvistamento pari a circa il 98 per cento, uno dei più elevati riportati in tutto il Mediterraneo. Chi non incontra cetacei durante una uscita ottiene una riduzione del 50% sulla seconda escursione; se nemmeno la seconda risulta proficua, la terza navigazione è completamente gratuita.

Il Golfo di Taranto rappresenta dunque un osservatorio naturale di straordinaria rilevanza scientifica. Sebbene sia stato riconosciuto come «critical habitat» essenziale per la conservazione dei cetacei, al momento non beneficia di gestione a lungo termine tramite area marina protetta. I dati raccolti da Jonian Dolphin Conservation attraverso quindici anni di ricerca continuano a fornire argomenti convincenti per l’istituzione di tale strumento di tutela, in linea con le direttive comunitarie e i protocolli internazionali per la conservazione.

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