Presunti brogli nel seggio 54: chiesto il rinvio a giudizio per 5 persone

TARANTO. La Procura di Taranto avrebbe chiesto il rinvio a giudizio nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte irregolarità emerse durante lo scrutinio delle elezioni politiche del 25 settembre 2022 nel seggio numero 54 di Taranto. Il sostituto procuratore Mariano Buccoliero avrebbe chiesto il processo per cinque persone: Alessandro Dipino, Maria Grazia Cartini, Federica Trianni, Massimiliano Di Cuia e Vito De Palma.

Le contestazioni riguarderebbero presunti reati elettorali e falso ideologico legati all’attribuzione dei voti tra le liste di Fratelli d’Italia e Forza Italia. Secondo la ricostruzione della Procura, i dati riportati nelle tabelle di scrutinio sarebbero stati alterati con l’attribuzione di 52 voti alla lista Forza Italia, voti che sarebbero invece spettati a Fratelli d’Italia.

Secondo l’ipotesi accusatoria, questa alterazione avrebbe avuto conseguenze dirette sull’assegnazione del seggio parlamentare interessato, determinando l’elezione di Vito De Palma al posto dell’avvocato Marcello Lanotte. Quest’ultimo, assistito dall’avvocato Michele Cianci del Foro di Trani, avrebbe annunciato l’intenzione di costituirsi parte civile nel procedimento.

Sarà il gup del Tribunale di Taranto Rita Romano a decidere il prossimo 21 ottobre sulla richiesta di rinvio a giudizio. Nel corso dell’inchiesta, sarebbero stati rinvenuti gli sms scambiati tra Di Cuia e Dipino, nei quali il consigliere si sarebbe dapprima rammaricato per il seggio perso, ma pochi giorni dopo avrebbe festeggiato il verdetto della Corte d’Appello che proclamava De Palma alla Camera.

Per l’accusa, i messaggi proverebbero che gli indagati fossero consapevoli dell’errore nei verbali, pur avendo portato avanti la proclamazione.

Di Cuia, secondo una nota, respinge ogni accusa, sottolineando la sua totale estraneità ai fatti contestati e precisando di non aver mai avuto accesso alla sezione n. 54 del Comune di Taranto. De Palma, dal canto suo, avrebbe ribadito la sua fiducia nell’operato della magistratura.

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