Area della tragedia ancora sotto sequestro: proseguono le indagini sulla morte di Loris Costantino

L’area dell’impianto in cui sarebbe morto Loris Costantino all’ex Ilva il 2 marzo scorso rimane sotto sequestro. Acciaierie d’Italia avrebbe 30 giorni di tempo per mettere in sicurezza una parte della zona. Il magistrato inquirente avrebbe ordinato che a completamento dei lavori dovrà essere consegnata relazione tecnica per documentare il ripristino e la messa in sicurezza di «tutti i grigliati, parapetti e supporti della Torre 10».

Secondo la ricostruzione, sarebbe stato un volo di almeno 10 metri a causare il decesso di Loris Costantino, operaio di 36 anni della «Gea Power», ditta dell’indotto dell’ex Ilva impegnata nelle pulizie industriali di un nastro trasportatore nel Reparto Agglomerato dello stabilimento ionico.

L’operaio, insieme a un collega, si accingeva a intervenire sull’impianto quando si sarebbe verificato un cedimento improvviso del piano di calpestio e Costantino avrebbe compiuto un volo di circa 10 metri. Nulla sarebbe accaduto invece al suo collega di lavoro.

L’autopsia, eseguita dal medico legale Davide Ferorelli dell’Università di Bari, avrebbe evidenziato lesioni multiple, compatibili con una violenta precipitazione.

Tutte le attività dovranno essere svolte sotto la supervisione dei Tecnici dello Spesal che stanno conducendo l’inchiesta. Gli avvisi di garanzia sarebbero stati firmati dal pubblico ministero Marco Colascilla Narducci, che coordina le indagini affidate allo Spesal e ai carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro.

Tra gli indagati figurerebbero sei dirigenti e responsabili di Acciaierie d’Italia e quattro persone della società appaltatrice. Quattro persone risultano indagate tra le fila della società appaltatrice.

La drammatica vicenda continua a segnare la comunità tarantina, già provata da anni di tensioni legate alla sicurezza nei luoghi di lavoro all’interno del polo siderurgico.

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