Omicidio Bakari Sako, le intercettazioni rivelerebbero agguato premeditato: il gruppo avrebbe atteso in piazza

Piazza Fontana, Taranto vecchia: secondo le indagini, elementi di premeditazione emergerebbero dall’omicidio di Bakari Sako, il 35enne del Mali ucciso all’alba del 9 maggio scorso. Nel corso dell’udienza dinanzi al Tribunale del Riesame per due dei maggiorenni coinvolti, negli atti depositati sarebbero emersi nuovi passaggi dei dialoghi tra gli indagati nei momenti dell’alba del 9 maggio.

Il gruppo in attesa

Il gruppo composto da quattro minori e due maggiorenni sarebbe stato in attesa di un bersaglio. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, dinanzi al bar, alcuni dei giovani avrebbero visto il 35enne arrivare in bicicletta e commentato il suo arrivo. Le conversazioni intercettate tradirebbero una consapevolezza e una ricerca deliberata del bersaglio.

Il tentativo fallito e la nuova occasione

Le intercettazioni rivelerebbero un copione che avrebbe dovuto ripetersi. Poco prima avrebbero tentato di aggredire un altro giovane extracomunitario, ma il primo tentativo non sarebbe andato a buon fine. Il gruppo avrebbe quindi atteso fino a quando uno di loro avrebbe visto spuntare Bakari da via Garibaldi.

Indizi di premeditazione nelle dinamiche dell’attacco

Il gip del tribunale di Taranto descriverebbe il comportamento del branco di giovani e giovanissimi accusati come caratterizzato da un generale senso di impunità, dato che l’aggressione sarebbe avvenuta quasi di giorno, in strada e senza preoccupazione di occultare i volti, inseguendo la vittima fin dentro un locale.

I fatti e le accuse

Gli agenti della Squadra Mobile avrebbero eseguito il fermo di sei giovani: un 20enne, un 22enne e quattro minorenni (due di 15 e due di 17 anni). L’accusa per il gruppo sarebbe di omicidio aggravato da futili motivi. Secondo le ricostruzioni degli investigatori, uno dei quindicenni avrebbe sferrato i colpi letali all’addome e al torace. Il Tribunale del Riesame di Taranto ha confermato la custodia cautelare in carcere per i quattro minorenni coinvolti.

Il bar e il favoreggiamento

Le indagini si sarebbero estese anche al gestore del bar dove Sako avrebbe cercato rifugio. Il 40enne sarebbe indagato per favoreggiamento in quanto non avrebbe fornito il nome del 22enne durante le sommarie informazioni testimoniali. La Questura di Taranto avrebbe notificato al bar un provvedimento di sospensione per 60 giorni della Scia.

La comunità sotto shock

L’omicidio avrebbe scosso profondamente il tessuto sociale tarantino, soprattutto tra i sindacati e le associazioni che tutelano i braccianti agricoli, categoria tra le più vulnerabili della provincia. Le indagini, coordinate da Procura ordinaria e Procura dei Minorenni, continuerebbero per chiarire eventuali ulteriori dettagli sulla dinamica dell’aggressione e sulle responsabilità di ciascun componente del gruppo.

Lascia un commento