La storia della Basilica di San Martino inizia nel X secolo, quando un piccolo insediamento di profughi tarantini giunse sul Monte di San Martino fuggendo dalle continue devastazioni dei Saraceni. Secondo la tradizione storiografica locale, proprio in questo periodo fu eretta una cappella dedicata al santo di Tours, il patrono che avrebbe dato il nome alla città stessa. Non si dispone di documentazione coeva su questa primitiva struttura, ma la sua presenza è attestata per la prima volta in una pergamena del 1348, conservata nell’Archivio Capitolare della Basilica.
Nel corso del Medioevo, la devozione a San Martino si radicò profondamente nella comunità martinese. L’antica chiesa, risalente ai primi anni del XIV secolo, presentava una pianta basilicale a tre navate, divisa da due file di colonne, otto per lato, seguendo lo stile romanico diffuso nell’Italia meridionale di quel periodo. Questo edificio venne progressivamente ampliato e modificato nei secoli successivi: fra il 1531 e il 1544 si aggiunsero all’ala destra la cappella del Santissimo Sacramento con ingresso dal tempio, poi sconsacrata e adattata a locale di servizio, oltre alle carceri ecclesiastiche con accesso autonomo. Fra il 1577 e il 1580 l’ala sinistra si accrebbe dei corpi aggiunti della nuova cappella del Santissimo Sacramento, della cappella di San Vito e della casa della Confraternita del Santissimo Sacramento.
Il terremoto del 20 febbraio 1743 rappresentò un punto di svolta cruciale nella storia della basilica. Questo sisma lesionò gran parte del tempio e riguardò tutta la Terra d’Otranto, mettendo in discussione la stessa agibilità dell’edificio medievale. Il motivo principale per cui il clero, presieduto dall’arciprete Isidoro Chirulli, decise di ricostruire la chiesa è legato proprio a questo terremoto. La decisione non fu meramente pratica: il clero martinese avvertiva anche l’urgenza di abbellire la chiesa matrice con una struttura più consona alla rinascita culturale e spirituale che attraversava la città.
L’impresa della ricostruzione fu grandiosa e lungimirante. Il clero martinese, il Capitolo e l’Università avviarono la grandiosa impresa senza il concorso del potere pubblico, ma sotto l’energica guida dell’arciprete Isidoro Chirulli, devotissimo del santo di Tours. Dopo l’approvazione del progetto ideato da Giovanni Mariani, ingegnere originario di Bergamo ma naturalizzato cittadino martinese, il Capitolo ordinò la demolizione della metà anteriore della chiesa, riservandosi l’altra metà per le sacre funzioni. Un’accortezza costruttiva che permise il proseguimento del culto anche durante i lavori di demolizione e ricostruzione.
Il 5 maggio 1747 si tenne la cerimonia della posa della prima pietra, gettata da Francesco II Caracciolo, duca di Martina, e benedetta da monsignor Giovanni Rossi, arcivescovo di Taranto. A questo momento solenne seguì un cantiere che durò quasi tre decenni. Nella prima fase dei lavori prestarono la loro opera qualificati artefici come il barese Giuseppe Morgese e i suoi figli Francesco e Gaetano, tutti scultori e progettisti. La morte prematura dell’ingegnere Giovanni Mariani, avvenuta pochi mesi dopo l’inizio dei lavori, non interruppe il cantiere: i Morgese continuarono a lavorare prima di tutto all’esecuzione della facciata, scolpendo gli ornamenti, l’altorilievo centrale e le statue.
Il 22 ottobre 1775 si tenne la cerimonia di consacrazione della nuova Collegiata al patrono e titolare San Martino, officiata da Monsignor Francesco Saverio Stabile, vescovo di Venafrio, martinese e canonico della stessa chiesa. Tuttavia, i lavori non terminarono in quella data: nel 1776 furono avviati i lavori di ricostruzione dell’imponente cappella del Santissimo Sacramento, una chiesa nella chiesa, che si conclusero nel 1785. Solo allora la basilica raggiunse la sua forma definitiva.
Nel corso dell’Ottocento e del Novecento, la basilica venne riconosciuta per il suo valore artistico e spirituale. Nel 1842 la chiesa fu riconosciuta come Insigne Collegiata, premio della sua importanza nel tessuto urbano e religioso di Martina Franca. La consacrazione moderna arrivò nel 1998: il 22 aprile del 1998 papa Giovanni Paolo II l’ha elevata alla dignità di basilica minore Pontificia. Infine, dal 27 settembre 2002 è stata dichiarata dall’UNESCO ‘monumento messaggero di una cultura di pace’, riconoscimento che testimonia come questo capolavoro settecentesco continui a rappresentare non solo un’eccellenza architettonica, ma anche un simbolo di valori universali di pace e concordia.
