Una storia lunga tre secoli: dalle origini medievali al capolavoro rococò
Una tradizione storiografica locale vuole che sul sito dell’odierna chiesa di San Martino esistesse già nel X secolo una cappella dedicata al santo di Tours, eretta dai profughi scampati alle incursioni dei Saraceni a Taranto. Nel periodo medievale fu edificato il secondo tempio, in stile tardo-romanico a tre navate, grande all’incirca quanto l’attuale chiesa, la cui presenza è attestata da una pergamena del 1348 conservata nell’Archivio Capitolare.
Per secoli la chiesa medievale svolgé il suo ruolo nella comunità martinese, subendo trasformazioni dal Cinquecento fino a metà Settecento, quando fu edificato l’attuale edificio dal 1747 al 1785. Il catalizzatore di questo grande cambiamento fu il devastante terremoto di febbraio 1743, che inflisse danni significativi alla struttura. La necessità di ricostruire coincideva perfettamente con i nuovi gusti architettonici che stavano trasformando la città.
L’arciprete Isidoro Chirulli, con l’assenso dell’intero Collegio del Capitolo, il 5 maggio del 1747 fece porre la prima pietra dell’attuale tempio rococò. La consacrazione della nuova fabbrica rococò avvenne dopo quasi trent’anni ad opera di monsignore Francesco Saverio Stabile, vescovo di Venafro, il 22 ottobre del 1775.
L’architettura esterna: una sinfonia di pietra e luce
La progettazione dell’edificio fu elaborata da Giovanni Mariani, ingegnere bergamasco residente a Martina, mentre la scultura monumentale fu opera di Giuseppe Morgese e dei figli Francesco e Gaetano Morgese, originari di Ostuni, insieme a Pasquale Montanini. Giovanni Mariani morì alcuni mesi dopo l’inizio dei lavori, quindi tutta la progettazione architettonica e gli elementi ornamentali furono rivisti e perfezionati da Giuseppe Morgese.
L’esterno della Basilica è caratterizzato dalla maestosa facciata, alta 37 metri, che poggia sulla scalinata semicircolare. È impostata su due ordini architettonici, i cui elementi ornamentali, scolpiti nella pietra locale e organizzati in un armonico e dinamico gioco di sporgenze e rientranze, sono enfatizzati dall’elegante gruppo scultoreo centrale raffigurante San Martino che dona il mantello al Povero, di Giuseppe Morgese, capolavoro dell’arte civica martinese.
Il gruppo scultoreo è inserito all’interno di una conchiglia, elemento decorativo caratterizzante del roccocò, che a stento sembra contenere lo scalciare avvitante del cavallo, mentre San Martino con la spada taglia la clamide per donarla ad un mendicante seminudo. Nell’ordine inferiore sono presenti quattro nicchie con santi: San Giuseppe con il Bambinello in braccio e il bastone fiorito, e San Paolo che regge l’elsa della spada, San Pietro che stringe le chiavi e infine San Giovanni Battista vestito con pelle di capra.
Spicca sul trionfo barocco il campanile, ingentilito da motivi romanici e finestre monofore. Della chiesa più antica restano oggi soltanto la torre campanaria e parte della sagrestia, testimonianze affascinanti della stratificazione storica del luogo.
L’interno: un tripudio di arte sacra e marmi policromi
L’interno della Basilica, vasto e luminoso, è a croce latina, misurando internamente 47,30 per 33,20 metri. La chiesa è a navata unica con graziose cappelle laterali, decorate da intarsi di marmi policromi. Una tenue luce dorata avvolge gli spazi, dove sono custodite pregevoli statue, preziosi dipinti murali, putti e raffinate acquasantiere.
Nell’area presbiteriale, sotto l’arco trionfale progettato da Gennaro Sanmartino, vi è la preziosa ancona marmorea (1773) disegnata da Giuseppe Sanmartino, autore a Napoli del Cristo velato nella Cappella Sansevero, per custodire la scultura del Patrono della città, San Martino di Tours, realizzata in pietra nei primi decenni del XVI secolo da Stefano da Putignano.
Sotto l’arco maggiore del presbiterio si eleva il monumentale altare principale in marmi policromi, eretto nel 1773. Il disegno armonico del complesso rivela soluzioni formali classiche risolte nel linguaggio artistico del tardo rococò. Sul basamento dell’altare s’innalzano quattro colonne con capitelli riccamente ornati e sono collocate due grandi statue in marmo bianco: a sinistra la Carità con un bimbo al seno e un altro attaccato alle sue vesti; a destra, l’Abbondanza, una giovane poggiata all’estremità di un vaso a forma di corno pieno di frutti.
Le cappelle laterali e i tesori artistici
All’interno della navata subito a sinistra si trova il battistero ottagonale in marmi policromi, opera del marmoraro napoletano Crescenzo Trinchese, realizzato nel 1773 con un gruppo scultoreo in marmo bianco raffigurante il Battesimo di Gesù.
Nel transetto si aprono numerose cappelle di straordinario valore artistico. L’altare di Santa Comasia vergine e martire è il primo in senso orario del braccio destro della navata trasversale, in stile rococò, eretto nel 1764. Presenta al suo centro la statua di Santa Comasia che reca nella mano sinistra una palma, simbolo del martirio, e nella destra un libro.
Databile alla fine del XVIII secolo è il corpo di fabbrica del Cappellone del Santissimo Sacramento, arricchito dagli affreschi dei Quattro Evangelisti (1785) sui pennacchi della cupola e dalla grande pala d’altare, olio su tela, raffigurante L’Ultima cena (1804), entrambi del pittore pugliese Domenico Carella.
La chiesa è illuminata da 25 finestre di vario formato e contiene le statue argentee del patrono San Martino e della compatrona Santa Comasia. La prima, alta 210 centimetri, fu realizzata nell’anno 1700 dall’argentiere napoletano Andrea De Blasio, che impiegò più di 36 Kg di argento e comportò una considerevole spesa di oltre duemila ducati.
Riconoscimenti e restauri: il monumento nella contemporaneità
Il mercoledì 22 aprile del 1998 papa Giovanni Paolo II l’ha elevata alla dignità di basilica minore Pontificia. Dal venerdì 27 settembre 2002 è stata dichiarata dall’UNESCO “monumento messaggero di una cultura di pace”, un riconoscimento che sottolinea il valore non solo artistico ma anche spirituale del monumento.
Grandiosi restauri globali sono stati compiuti durante l’arcipretura di monsignor Franco Semeraro, con intervento del Comune di Martina Franca che ha potuto accedere ai fondi europei destinati alle opere d’arte. Sotto la direzione della Soprintendenza ai Monumenti di Puglia i restauri si sono protratti per cinque anni (1994-1999) e hanno riguardato sia gli esterni sia gli interni: recupero statico degli elementi lapidei smossi della facciata, consolidamento e pulitura delle superfici in pietra dell’intero edificio e specialmente del prospetto e dei portali, ripristino degli intonaci, rinforzo del campanile.
Informazioni pratiche per la visita
La Basilica di San Martino si trova in Piazza Plebiscito, nel cuore del centro storico di Martina Franca. L’indirizzo è Via Masaniello, 1, 74015 Martina Franca TA, con telefono +390804306536. La basilica è aperta al culto e alle visite durante l’orario di apertura delle chiese. Si consiglia di verificare gli orari specifici contattando direttamente la parrocchia, specialmente se si intende una visita approfondita, poiché l’accesso potrebbe essere limitato durante le funzioni religiose. L’ingresso è gratuito.
