La nuova udienza milanese a luglio
La Corte d’Appello di Milano ha fissato per l’8 luglio alle 14:30 l’udienza per la trattazione della causa sulla sorte dello stabilimento siderurgico tarantino. Si tratta di un appuntamento cruciale che potrebbe determinare il prosieguo della vicenda giudiziaria iniziata con il ricorso dei cittadini tarantini contro il decreto del febbraio scorso.
Lo stop ordinato dal Tribunale: scadenza 24 agosto
In assenza di integrazioni, l’ordine di sospensione dell’attività produttiva dell’area a caldo dell’ex Ilva diventerebbe esecutivo a partire dal 24 agosto 2026. I giudici avrebbero parzialmente inibito l’applicazione della nuova Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) concessa la scorsa estate e previsto la sospensione delle attività dell’area a caldo, subordinata al completamento di prescrizioni ambientali precise.
Il nodo delle prescrizioni ambientali
Al centro della controversia vi è la questione dei tempi di attuazione delle prescrizioni contenute nell’AIA. Il Tribunale avrebbe ritenuto che la disapplicazione del decreto trovi fondamento nella dilatazione (12 anni) dei tempi necessari per l’implementazione delle prescrizioni. I giudici avrebbero sottolineato l’assenza di scadenze certe e ragionevoli per le bonifiche ambientali, aspetto che potrebbe allungare indefinitamente i lavori di risanamento fino al 2037.
La decisione della Corte d’Appello
La Corte d’Appello avrebbe deciso che le questioni pregiudiziali e preliminari discusse all’udienza del 29 aprile 2026 saranno affrontate unitamente al merito. Questo significa che l’8 luglio i giudici affronteranno complessivamente le questioni preliminari insieme agli aspetti di merito della causa.
Lo scenario per Taranto
L’udienza assume particolare rilevanza in un contesto dove le pressioni sui tempi di attuazione si stanno moltiplicando. Secondo quanto riferito, il prestito da 390 milioni accordato all’ex Ilva dall’Unione europea dovrebbe essere il più cospicuo già erogato, con versamenti a cadenza regolare. La situazione finanziaria dello stabilimento rimane critica, legata anche alla ricerca di un nuovo acquirente tra i potenziali investitori internazionali.
I ricorsi pendenti
Gli 11 cittadini dell’associazione “Genitori Tarantini”, promotori dell’azione inibitoria originaria, avrebbero ricorso in appello contestando il termine di tre anni concesso dal Tribunale per l’attuazione delle prescrizioni ambientali, ritenendolo inaccettabile e chiedendo lo stop immediato degli impianti. Nel contempo, è fissata per il 30 novembre 2026 la prima udienza del processo promosso dai commissari di Acciaierie d’Italia contro ArcelorMittal presso il Tribunale di Milano per una maxi-causa da 7 miliardi di euro.
