La Cripta di Laterza, dedicata a Santa Domenica, è uno dei più straordinari esempi di arte sacra bizantina conservati in Puglia. Situata nel cuore della zona rupestre del borgo, rappresenta una testimonianza affascinante della civiltà medievale e della importanza religiosa che la regione tarantina ha avuto nel Medioevo, quando monaci e comunità cristiane scavavano le loro chiese direttamente nella roccia carsica delle gravine.
Una chiesa scavata nella roccia: l’architettura della fede
La cripta di Santa Domenica è composta da tre navate e tre altari, seguendo il modello architettonico classico delle chiese rupestri medievali. Fino al 1912-13, la struttura consisteva in una semplice grotta con un’ampia colonna rustica ricavata dal cemento naturale. Nel 1912, l’ingegnere Domenico Oronzo Galli ideò un restauro radicale che trasformò l’ambiente aggiungendo pilastri e archi a tutto sesto in carparo locale, offrendo ai fedeli la suggestione delle antiche cripte mantenendone l’atmosfera originale. Questo intervento permetteva di consolidare la struttura pur preservando la spettacolarità dell’ambiente scavato nella roccia.
Gli affreschi bizanti: capolavori d’arte sacra
I veri tesori della cripta sono gli affreschi che decorano le sue pareti. Risalenti al XII secolo, questi affreschi rappresentano veri e propri manifesti di arte sacra bizantina. I due affreschi più importanti sono quelli della Mater Domini (la Vergine Maria con il Bambino Gesù) e di Santa Domenica, conosciuta anche come Santa Ciriaca nel rito greco-bizantino. La qualità e la conservazione di questi capolavori la rendono una delle cripte più significative della provincia di Taranto.
Sulla parete della cripta si legge ancora la Santa Ciarcia, dipinta tra il XII e il XIII secolo, ai cui piedi sono visibili scritte in caratteri bizantini. Questa sovrapposizione di stili testimonia le molteplici influenze culturali che hanno caratterizzato il territorio: accanto all’arte bizantina si riconoscono elementi romanici e, in periodi più tardi, influenze normanne. Del Seicento sono inoltre gli affreschi di San Girolamo e altri santi, parzialmente coperti dall’altare barocco in pietra che fu aggiunto posteriormente.
Il contesto storico: monaci e persecuzioni iconoclaste
La Cripta di Laterza affonda le sue radici nel contesto storico delle persecuzioni iconoclaste dell’Impero Bizantino. A partire dal 726, l’imperatore Leone III l’Isaurico aveva proibito le rappresentazioni sacre nei luoghi di culto, scatenando una furia persecutoria contro i monaci basiliani che praticavano il culto delle icone. Legioni di monaci fuggirono verso l’Italia meridionale per sottrarsi a queste persecuzioni. Molti di essi si dirigono verso il sud della Sicilia, ma con la successiva conquista araba dell’isola, risalgono la penisola raggiungendo la Calabria, la Lucania, Matera e soprattutto la Puglia tarantina.
Questi monaci basiliani trovarono nella Puglia e nelle gravine un terreno ideale per continuare a pregare mantenendo il loro rito greco-bizantino. La lingua e i costumi del territorio erano loro congeniali, e così scavarono cripte, elevarono templi e crearono cenobi. Intorno al Mille si sviluppò così una vera e propria civiltà rupestre, con decine di chiese e monasteri disseminati nelle gole e nelle pareti rocciose. Laterza assunse un ruolo di particolare rilievo per le dimensioni del suo insediamento rupestre, contando oggi circa ventotto chiese e cripte rupestri.
La struttura interna e i tre altari
La disposizione interna della cripta segue uno schema preciso che combinava funzionalità liturgica e bellezza devozionale. I tre altari erano dedicati rispettivamente all’immagine della Mater Domini, all’incoronazione della Vergine con le anime del Purgatorio, e a San Girolamo in penitenza. Questa configurazione a tre navate permetteva una distribuzione ordinata dei fedeli e facilitava le celebrazioni liturgiche secondo il rito greco-bizantino che i monaci mantenevano anche sotto la supremazia cattolica romana.
La penombra che avvolge la cripta crea un’atmosfera di raccoglimento e spiritualità. Questa illuminazione soffusa, tagliata da fasci di luce che filtrano da vetrate colorate realizzate nel 1942 dal pittore G. Ciotti, rappresenta episodi come la visita della Madonna a Santa Elisabetta e l’apparizione della Madonna al pastore. La scelta di una luce controllata non è casuale: rispecchia la tradizione devozionale medievale e la volontà di creare uno spazio separato dal mondo esteriore, interamente dedicato alla contemplazione del sacro.
Come visitare la cripta: orari e accesso
La Cripta di Laterza si raggiunge agevolmente dal Santuario della Mater Domini, situato nel centro della zona rupestre di Laterza. L’accesso avviene scendendo alcuni scalini che conducono direttamente dalla chiesa superiore alla cripta sottostante, o dal sagrato stesso. Il Santuario della Mater Domini è costruito proprio accanto all’antica chiesa rupestre di Santa Domenica, in quello che era il cuore dell’insediamento medievale.
Il Santuario della Mater Domini, visitabile gratuitamente, è aperto in generale durante il giorno e rappresenta il punto di accesso principale. Per informazioni specifiche sulla visita della cripta e su eventuali orari di apertura particolari, è consigliabile contattare l’Associazione Culturale Chiese Rupestri o l’Info Point presso il Museo della Maiolica (Palazzo Marchesale, Piazza Plebiscito 52). L’ingresso al Santuario è gratuito, rendendo la visita accessibile a tutti i visitatori.
Come arrivare a Laterza
Laterza si trova nella provincia di Taranto, al confine tra la Puglia e la Basilicata, a circa 340 metri di altitudine nelle Murge meridionali. Da Taranto, è possibile raggiungerla comodamente in auto in circa 30-50 minuti percorrendo la Strada Statale 106 Jonica/E90 e SP8. Il percorso attraversa un paesaggio affascinante di colline carsiche e piccoli borghi storici.
Per chi preferisce i trasporti pubblici, è disponibile il servizio di autobus dell’operatore Ctp Trasporti Pubblici Locali. Una volta giunti nel centro di Laterza, il Santuario della Mater Domini con la cripta è facilmente raggiungibile a piedi dal parcheggio pubblico in centro storico, seguendo i cartelli indicatori.
Una visita che abbraccia tutto l’insediamento rupestre
La Cripta di Laterza non va visitata in isolamento, ma come parte di un contesto più ampio di chiese rupestri e insediamenti medievali. Nella zona che si estende dal Santuario verso la lama (la gravina) sono presenti più di venti ambienti utilizzati come chiese o luoghi di culto. Sono esemplari la cripta di San Antonio Abate, Cristo Giudice, San Giorgio, San Giacomo, San Vito e quella di San Pietro, trasformata successivamente e conosciuta come la Cantina Spagnola.
Una visita completa dovrebbe includere il Belvedere di Laterza, che offre una vista spettacolare sulla Gravina profonda fino a 200 metri, e il centro storico con le sue case bianche imbiancate a calce, il Palazzo Marchesale con il Museo della Maiolica (ingresso 2 euro), e la Fontana dei Mascheroni del 1544. La Gravina di Laterza, con i suoi 12 chilometri di lunghezza, rappresenta uno dei canyon più grandi d’Europa e ospita l’Oasi LIPU, dove è possibile osservare specie ornitologiche protette come il corvo imperiale e il falco lanario.
L’importanza storica e culturale
La Cripta di Laterza testimonia l’importanza della Puglia nel Medioevo come punto di incontro tra culture diverse: l’arte bizantina, la tradizione cattolica romana, le influenze normanne e gli echi della civiltà longobarda. Questi affreschi, ancora visibili dopo oltre otto secoli, rappresentano il desiderio dei monaci perseguitati di mantenere viva la tradizione iconografica nella cattolicità, creando un ponte unico tra Oriente e Occidente religioso.
La conservazione della cripta fino ai giorni nostri è il risultato di una lunga e travagliata storia: dalla sua epoca di splendore medievale, attraverso le trasformazioni e gli abbandoni dei secoli successivi, fino ai restauri che hanno restituito dignità a questo straordinario luogo di fede. Visitare la Cripta di Laterza significa comprendere come la roccia stessa divenne testimone della spiritualità e della ricerca di Dio di uomini e donne che scelsero di vivere in comunità, scavando i loro insediamenti e le loro chiese nel cuore della terra pugliese.
