Scendere nella Gravina di Ginosa è un’esperienza che coinvolge tutti i sensi: i colori caldi della roccia calcarenitica, il fruscio del vento tra la macchia mediterranea, l’odore dei fichi d’India maturi e il profumo delle piante aromatiche ti avvolgono completamente, trasportandoti indietro nei secoli. La gravina si estende per circa 10 chilometri tutt’intorno al centro storico come un ferro di cavallo, e al suo interno conserva due villaggi rupestri di eccezionale importanza storica e archeologica: il Villaggio Rivolta e il Rione Casale.
Un insediamento intelligente scavato nella roccia
Nel Medioevo, specificamente tra il III e il IX secolo d.C., la Gravina di Ginosa raggiunse il suo apice di popolamento, quando comunità completamente sviluppate emersero all’interno del canyon scavando la roccia calcarenitica locale su diversi livelli. Questa non era un’improvvisazione abitativa, ma una vera e propria pianificazione territoriale che sfruttava al massimo le risorse disponibili.
L’architettura rupestre rappresentava una scelta intelligente dettata non solo da necessità difensive, ma da esigenze di sostenibilità ambientale, efficienza energetica e ottimizzazione dello spazio. Il villaggio si organizzava attorno alla gestione dell’acqua: un sistema complesso di piccoli canali incavati nella roccia convogliava l’acqua piovana dalle superfici sommitali verso le cisterne, garantendo scorte sufficienti anche durante i periodi di siccità.
Con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente e le conseguenti invasioni di Goti, Bizantini, Longobardi, Slavi, Saraceni e Normanni, i popoli di queste terre trovarono rifugio nelle grotte naturali e in quelle scavate nel tufo delle gravine. Il monachesimo italo-greco, soprattutto basiliano, dette il suo contributo dal punto di vista spirituale, artistico e pratico, lasciando tracce indelebili negli affreschi di stile bizantino che ancora decorano le chiese rupestri.
Il Villaggio Rivolta: 66 grotte su 5 livelli
Il Villaggio Rivolta rappresenta una vera meraviglia di architettura verticale ed è considerato uno dei più importanti insediamenti trogloditici d’Italia dopo Matera. È composto da 66 grotte-casa disposte su 5 piani sovrappositi, collegati tra loro da sentieri naturali e scalinate scavate nella roccia. Un sistema di scale e stradine permette ancora oggi di navigare agevolmente tra i vari livelli.
Le case-grotta sono visitabili e mostrano tracce affascinanti della vita quotidiana: cisterne per la conservazione dell’acqua, mensole incastonate nella roccia, frantoi per le olive, ambienti destinati agli animali e spazi di condivisione come i forni comuni. Era prassi ordinaria che uomini e animali vivessero negli stessi ambienti, in una convivenza che caratterizzava la vita rurale medievale.
Nel villaggio sono ancora visibili fili della luce con isolanti e numeri civici che testimoniano come l’insediamento sia rimasto attivo fino al secondo dopoguerra, quando la popolazione ha progressivamente abbandonato le grotte per trasferirsi nel centro moderno.
Il Rione Casale: architettura ibrida tra antico e costruito
Il Rione Casale rappresenta un’affascinante mescolanza di architetture: qui le case-grotta si alternano a costruzioni che uniscono una parte scavata nella roccia a una parte edificata in muratura tradizionale. Questo approccio costruttivo ibrido, che combina l’architettura per sottrazione con quella per aggiunta, crea un insieme particolarmente suggestivo con l’aspetto di un paese fantasma.
Nel villaggio del Casale si trova la cripta di San Leonardo Vecchio, costituita da una parte in grotta risalente al XVI secolo e da una parte in muratura del Settecento. All’interno si conservano due affreschi: uno raffigurante San Nicola e l’altro la Buona Morte. Purtroppo il villaggio porta ancora i segni delle alluvioni del 1857 e recentemente del 2013, che hanno danneggiato importanti chiese rupestri come quella dei Santi Medici e di San Domenico.
Le chiese rupestri e gli affreschi bizantini
La gravina custodisce un patrimonio straordinario di chiese scavate nella roccia, piccole grotte ipogee dedicate al culto dei santi locali. Tra le più importanti figurano la Chiesa di Santa Sofia, una delle sante più venerate della zona, dove i visitatori possono ammirare antichi pannelli devozionali realizzati con colori naturali. Sebbene il passare dei secoli e gli agenti atmosferici abbiano consumato parzialmente questi affreschi, riducendone la qualità cromatica, la chiesa conserva ancora tracce significative della sua bellezza originaria.
Sull’altopiano più alto della Rivolta sorge la Chiesa dei Santi Medici, dove all’interno è dipinto un Ecce Homo dal valore artistico notevole. Altre chiese meritevoli di visita includono Santa Barbara di Ginosa, Santa Caterina, San Pietro, San Marco, San Leonardo Vecchio e San Bartolomeo. Tra le cripte, si segnalano quelle di San Felice e San Giovanni da Matera.
Evoluzione storica: dall’abbandono graduale alla riscoperta
Dal XVI secolo in poi si sviluppò sempre più la creazione delle case-grotta: parte dell’abitazione veniva scavata nella pietra e la restante parte costruita con i materiali estratti durante i lavori di scavo. Molte case-grotta avevano cisterne per la conservazione dell’acqua, a testimonianza dell’importanza della risorsa idrica.
Con il finire del Medioevo la popolazione progressivamente abbandonò la gravina per trasferirsi sulla collina dove sorge l’odierno abitato, passando alle case “lamiate” (coperte di lamiera) e alle case “soprane” con un primo piano. L’ambiente rupestre di Ginosa rimase fortemente antropizzato fino alla seconda metà del secolo scorso, quando i villaggi vennero progressivamente abbandonati. Le tracce di chi vi abitò fino agli anni Settanta sono ancora ben visibili: cisterne, scalinate, giardini pensili, decorazioni e affreschi raccontano storie di famiglie intere che una volta chiudevano la porta della loro grotta tornando a casa la sera con gli animali.
Come visitare i villaggi rupestri
La visita ai villaggi rupestri è gratuita e accessibile tramite sentieri pubblici scavati nella roccia. Molte chiese rupestri sono accessibili autonomamente per stradine pubbliche, ma è consigliato contattare preventivamente gli Info Point turistici per informazioni aggiornate e accesso a aree specifiche. Visite guidate alle chiese rupestri e ai villaggi rupestri sono disponibili su prenotazione presso gli info point locali.
Il percorso nella gravina richiede una buona preparazione fisica: sentieri attrezzati consentono di scendere in sicurezza, ma la zona non è adatta a carrozzine o passeggini per via dei sentieri sconnessi e dei gradini scavati nella roccia. È essenziale indossare scarpe da trekking con buona suola, portare sempre una borraccia d’acqua e un copricapo per le ore di sole. Molti belvedere sono esposti al sole, anche se i vicoli del borgo offrono spazi d’ombra perfetti per brevi soste.
Dopo piogge intense i tratti del sentiero possono diventare scivolosi: è necessario procedere con passo corto e scegliere scarpe con buona trazione. Il fondo dei sentieri può essere polveroso in estate e fangoso dopo piogge. Nelle giornate molto calde il canyon può risultare afoso: è preferibile visitare nelle ore del mattino presto o verso sera.
Stagioni migliori per la visita
La primavera (aprile-maggio) e l’autunno (settembre-ottobre) sono i periodi ideali per visitare i villaggi rupestri, con temperature moderate e condizioni asciutte per il trekking. Durante l’estate l’afflusso di turisti aumenta, ma è anche la stagione balneare per frequentare Marina di Ginosa, creando un interessante binomio tra cultura rupestre e relax marino.
È bene sapere che in estate il sagrato della Chiesa Madre è esposto al sole nelle ore centrali, quindi è preferibile visitare la chiesa nelle prime ore del mattino o a fine giornata. Le attività pomeridiane possono essere limitate in alcune stagioni con molti negozi e attività chiusi nelle ore centrali della giornata.
Informazioni pratiche e contatti
Per ricevere informazioni e prenotare visite guidate, è possibile contattare Visit Ginosa & Marina (telefono +39 3284852250) o consultare il sito visitginosa.com. Gli aeroporti più vicini sono quelli di Bari e Brindisi, da cui il collegamento via bus è limitato: è consigliabile verificare gli orari della compagnia Sita Sud. Per muoversi in modo più comodo e indipendente è preferibile noleggiare un’automobile. Ginosa è collegata via ferrovia con Taranto e con la dorsale adriatica via Bari, anche se i tempi variano in base alle coincidenze.
Uno dei vantaggi di visitare i villaggi rupestri di Ginosa è che rimangono ancora largamente untouched dalla massificazione turistica. L’esperienza di camminare tra le grotte, scoprire affreschi bizantini nascosti e toccare con mano le pietre abitate per secoli rimane più autentica e consente di comprendere veramente come la creatività umana abbia trasformato un canyon naturale in una comunità vivente, organizzata e sostenibile.
