Chiese rupestri della Gravina di Castellaneta: i cicli affrescati medievali scavati nella roccia

Le chiese rupestri della Gravina di Castellaneta rappresentano una stratificazione di sette secoli di vita spirituale scandita dalle evoluzioni stilistiche dell’arte medievale. Scavate nella tenera roccia calcarenitica del ciglio della gravina, custodiscono cicli di affreschi che rivelano come il territorio fosse organizzato secondo precisi canoni liturgici bizantini, con absidi ricavate direttamente nella roccia e apparati pittorici che decoravano le navate.

Santa Maria del Pesco: il balcone sulla gravina

Santa Maria del Pesco è la più celebre chiesa rupestre di Castellaneta, situata sul ciglio della Gravina Grande in Via dell’Assunta. Il nome deriva dal latino “piscus”, che significa rupe, in riferimento diretto alla sua posizione a ridosso dello spaccato della gravina. La chiesa è conosciuta con tre nomi: Santa Maria del Pesco (il nome originale), Santa Maria della Luce (dal celebre affresco nella cripta) e Santa Maria Assunta (denominazione ricevuta nel corso del XVIII secolo). Oggi funge da sagrestia della chiesa campestre della Vergine Assunta, situata sulla superficie.

La struttura della chiesa segue l’andamento digradante del terreno, richiamando la forma di una nave pronta a salpare nel mare di pietra della gravina. Sulla parete destra si rinviene una Madonna con il Bambino datata al XIV secolo, che proviene dalla decorazione parietale di una cripta rupestre e potrebbe essere l’immagine miracolosa nota come Santa Maria della Luce. Sulla parete sinistra troviamo un ulteriore affresco di Madonna con Bambino seduta in trono, caratterizzato dal verismo gotico, una maniera pittorica tipica della prima metà del XIV secolo. Lo sfondo presenta dettagli naturalistici particolarmente curati: in alto a sinistra si intravedono panni stesi di una casa e uccelli volanti. Sulla medesima parete sinistra si conserva un trittico raffigurante i Santi Medici Cosma e Damiano e un santo vescovo, probabilmente San Nicola di Bari, protettore della città e della diocesi di Castellaneta.

Secondo la tradizione, la chiesa superiore fu costruita nel Trecento come ex voto da un capitano inglese che, durante una tempesta notturna nel Mare Ionio, fu salvato da un misterioso bagliore di luce che lo guidò verso il litorale di Castellaneta. La luce lo condusse proprio fino al ciglio della gravina, dove scoprì una cappella rupestre con un dipinto della Vergine con il Bambino dinanzi a una lampada votiva. Per ringraziamento, il capitano fece costruire la chiesa superiore.

La Cripta di San Michele Arcangelo e i cicli affrescati dell’XI-XII secolo

Tra le altre importanti chiese rupestri figura la Cripta di San Michele Arcangelo, che custodisce affreschi dell’XI e XII secolo con raffigurazioni dell’Arcangelo, una Madonna con Bambino e San Giovanni Battista. Questi cicli pittorici rappresentano una delle più importanti gallerie dell’arte rupestre locale, testimonianza della penetrazione dei modelli iconografici bizantini nella regione durante l’Alto Medioevo.

Il ciclo tardo-medievale nella Gravina di Santo Stefano

Nella Gravina di Santo Stefano si conservano affreschi del XIV secolo raffiguranti Santo Stefano e San Nicola, rivelando come la decorazione rupestre proseguisse anche nel tardo Medioevo. Questi dipinti appartengono a una fase più avanzata rispetto ai cicli bizantini, mostrando l’influenza della tradizione gotica italiana che iniziava a penetrare nei centri rupestri del territorio.

Santa Maria di Costantinopoli e la tripartizione in navate

Nella Gravina di Coriglione sorge la Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, risalente al IX-X secolo, con tre navate e affreschi decorativi che ancora mostrano l’influenza bizantina. La tripartizione in navate rappresenta un elemento architettonico ricorrente nelle chiese rupestri di Castellaneta, segno dell’importanza liturgica attribuita a questi spazi anche quando scavati nella roccia con semplici mezzi.

La Chiesa rupestre di Padre Eterno: l’ipogeo a tre navate

Nella medesima Gravina di Coriglione si trova la Chiesa rupestre di Padre Eterno, una cripta ipogea a tre navate le cui pareti recano affreschi medievali. Il particolare più curioso di questa chiesa è quello delle colonne tagliate alla base che sostengono gli archi attaccati al soffitto. Intorno alla chiesa sorge un piccolo villaggio rupestre, evidenziando il legame inscindibile tra spazi cultuali e abitativi nell’organizzazione insediativa delle gravine.

Come visitare: tecniche di accesso e conservazione

L’accesso alle chiese rupestri di Castellaneta richiede attenzione per l’escursione lungo le pareti della gravina. Numerose agenzie di intrattenimento turistico organizzano regolarmente escursioni e itinerari d’esplorazione programmati per tutti i livelli di difficoltà e per tutte le età. Gli escursionisti più esperti possono effettuare percorsi completi della gravina, mentre per chi preferisce una visita meno impegnativa sono disponibili punti panoramici perfetti per fotografie dall’alto, come quello che si affaccia dall’altura sulla quale sorge la Chiesa campestre di Santa Maria del Pesco.

Gli insediamenti rupestri nella Gravina di Castellaneta raggiunsero la loro massima espansione attorno al IX secolo, durante l’epoca bizantina, quando il sito assunse una notevole importanza sia strategica che spirituale. La gravina, con i suoi insediamenti, non era un’oasi ascetica isolata, bensì un nodo in una struttura economica e amministrativa più ampia, dove la produzione agricola e artigianale sostentava la popolazione monacale e secolare fino alla fine dell’Ottocento, trasformandosi gradualmente secondo le necessità dei periodi successivi.

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