Amianto all’ex Ilva di Taranto: le tonnellate ancora presenti e i ritardi della bonifica

Secondo i dati più recenti, la quantità totale di rifiuti contenenti amianto smaltita dal 1° maggio 2019 all’11 giugno 2024 sarebbe pari a 4.284,9 tonnellate, mentre la quantità stimata residua al 31 dicembre 2023 risulterebbe di 2.048 tonnellate. Altre stime, secondo quanto emerge da resoconti ufficiali, parlerebbero di circa 4mila tonnellate presenti nello stabilimento, con il materiale in gran parte in matrice friabile, la forma ritenuta più pericolosa e disperdibile nell’aria.

Il piano di bonifica e le scadenze mancate

Secondo le prescrizioni dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambiente), gli interventi di bonifica avrebbero dovuto concludersi il 23 agosto di quello che doveva essere l’anno finale previsto. Tuttavia, i cronoprogrammi riporterebbero in alcuni casi una data di conclusione dei lavori successiva alla prescrizione, prevedendo un arco temporale per gli interventi fino al 2028. A febbraio è stata presentata al ministero dell’Ambiente un’istanza di nuova Autorizzazione integrata ambientale che avrebbe una validità di 12 anni.

Il Piano Organico Rimozione Amianto (PORA) suddivide gli interventi in tre categorie: il cronoprogramma BLUE per le componentistiche elettriche, il GREY per gli impianti la cui bonifica sarebbe possibile solo alla fine della loro vita tecnica, e il RED per impianti dismessi o non in marcia. Per il cronoprogramma BLUE sarebbero emerse difficoltà nel realizzare interventi sulle sottostazioni elettriche che potrebbero compromettere l’operatività degli impianti, determinando la necessità di rimodulare il cronoprogramma.

Avanzamento dei lavori secondo ISPRA

Al 27 marzo risulterebbe che il 63% dell’amianto presente nell’ex Ilva di Taranto sarebbe stato rimosso, secondo i dati ISPRA. Mappando le aree, ISPRA affermerebbe che la rimozione sarebbe terminata per il 39 per cento, sarebbe in corso per il 53 per cento e ci sarebbe un residuo dell’8 per cento di aree non ancora interessate.

Il contesto ambientale e i rischi per la salute

Con Decreto del 10 gennaio 2000, il Ministero dell’ambiente ha approvato il perimetro del sito di interesse nazionale di Taranto, che interessa una vasta area pianeggiante di 4.383 ettari a terra e 7.005 ettari a mare. Tra gli stabilimenti industriali presenti figura il più grande polo siderurgico italiano, l’ex ILVA oggi Acciaierie d’Italia.

Il quartiere Tamburi conta circa 18mila abitanti, che sarebbero stati investiti direttamente dalle polveri inquinanti, comprese quelle di amianto-asbesto. L’amianto rappresenta una minaccia sanitaria duratura: le malattie asbesto correlate, tra cui il mesotelioma e il tumore del polmone, sono longolatenti e si manifestano in un lungo periodo di latenza, fino a 40 anni.

Segnalazioni sulla sicurezza dei lavoratori

A dicembre 2025, Acciaierie d’Italia avrebbe accertato la presenza di un manufatto con sospetto contenuto di amianto presso la campata 1 di Acciaieria 1. A seguito delle analisi condotte sul materiale, sarebbe emersa la presenza di amianto. La Uilm di Taranto aveva precedentemente segnalato il ritrovamento di amianto friabile su una tubazione; il materiale contenente amianto sarebbe stato individuato circa un mese prima e solo dopo l’esito delle analisi sarebbe stato incapsulato.

Prospettive e monitoraggio

Il tema della bonifica rimane centrale per la tutela dei lavoratori e dei cittadini di Taranto. Le autorità continuano il monitoraggio attraverso ISPRA, con verifiche periodiche dello stato dei lavori e della conformità ai cronoprogrammi rimodulati.

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