Il Giardino Giacomo d’Atri: la trasformazione esterna del Castello Episcopio

Il Giardino Giacomo d’Atri costituisce una delle manifestazioni più evidenti della metamorfosi subita dal Castello Episcopio nel corso dei secoli. Localizzato adiacente al lato ovest della fortezza, questo spazio aperto rappresenta il passaggio dalla funzione puramente militare a quella di dimora principesca. La sua realizzazione, promossa nel XVII secolo dal cardinale Bonifacio Caetani, coincide con un momento cruciale nella storia dell’edificio: l’abbandono della severità difensiva medievale in favore dell’eleganza aristocratica.

La struttura pensile e i sistemi di accesso

Il giardino si presenta come uno spazio pensile, sopraelevato rispetto al piano stradale circostante. Si estende per circa 1000 metri quadrati su un unico livello pianeggiante, geometricamente regolare nella sua forma. Caratteristica saliente è la molteplicità di collegamenti verticali che lo collegano alla struttura del castello e ai vicoli sottostanti del Quartiere delle Ceramiche. La prima scalinata in pietra, partendo dalla corte interna del Castello in prossimità della Torre Maestra, consente l’accesso principale al giardino; questa scala è protetta da un parapetto in tufo di recente costruzione. Una seconda scala consente invece il collegamento ai vani superiori del castello. Una terza scalinata, nascosta da un parapetto in muratura, scende fino a un vicolo del Quartiere delle ceramiche e rimane normalmente chiusa da un cancello, utilizzata solo durante le manifestazioni estive. Un ulteriore camminamento, segnato dalla scaletta del 1996, raggiunge l’angolo sud-est dove è situato un vano d’emergenza. Questa complessa articolazione verticale rivela come il giardino non fosse un elemento isolato, ma parte integrante di una strategia di collegamento tra i differenti livelli della fortezza e dell’urbanistica sottostante.

La vegetazione mediterranea e l’involucro botanico

La composizione botanica del giardino rispecchia la cultura paesaggistica barocca, caratterizzata da una selezione consapevole di specie mediterranee. Sono presenti numerose essenze arboree: limone, abete, palma, arancio e canfora. Gli arbusti includono oleandro, bosso, fico d’India e cactus, elementi che rimandano alla tradizione ornamentale meridionale. Un elemento distintivo è la presenza di piante rampicanti, in particolare bouganvillee ed edera, che ricoprono una parte significativa della facciata della Torre Maestra prospiciente il giardino. Questa copertura vegetale non è meramente decorativa: rappresenta il risultato di una stratificazione temporale che documenta come il giardino sia stato progressivamente integrato nell’architettura del castello attraverso il tempo.

La testimonianza storica e l’evoluzione funzionale

Un documento della curia episcopale del 1711 cita l’esistenza del giardino esterno, distinguendolo dagli spazi che occupavano il settore nord-occidentale del castello e specificando che era cinto da mura. Fonti successive risalenti al XIX secolo lo annoverano tra i beni che venivano concessi in fitto dall’episcopio tarantino, evidenziando come lo spazio rivestisse valore economico oltre che estetico. Benché intitolato all’arcivescovo Giacomo d’Atri, che nel finire del XIV secolo fece erigere il nucleo originale del mastio, il giardino assunse la sua forma definitiva nel XVII secolo durante la trasformazione della fortezza in residenza aristocratica. Questo intervallo di tre secoli tra la figura storica cui è dedicato e la sua realizzazione materiale rivela una pratica nomenclaturale comune nel patrimonio ecclesiastico, dove i nomi storici onorano i fondatori piuttosto che indicare autori effettivi degli interventi.

Lo spazio contemporaneo e l’apertura stagionale

Attualmente il giardino è delimitato in parte dalle mura del castello e in parte da un alto muro perimetrale. Si trova in buono stato di conservazione e mantiene una forma geometrica regolare. L’accesso al pubblico è tuttavia limitato: il giardino rimane aperto soltanto durante i mesi estivi da agosto a settembre, quando il Museo della Ceramica utilizza lo spazio come sede espositiva dell’annuale Mostra della Ceramica mediterranea. Questa apertura stagionale riflette funzioni contemporanee legate alla programmazione culturale del complesso, trasformando uno spazio originariamente concepito come luogo privato di contemplazione e fruizione aristocratica in arena per manifestazioni pubbliche che esaltano il legame tra il castello e la tradizione artigianale locale della ceramica.

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