Rigassificatore a Taranto: Confapi tra sviluppo e territorio, spunta la proposta offshore

La vicenda del rigassificatore al porto di Taranto rimane uno dei nodi più complessi della prospettiva energetica e industriale della città. Il progetto di rigassificatore da 12 miliardi di metri cubi l’anno previsto a Taranto è al centro della Valutazione di Impatto Ambientale del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, dopo che il Ministero dell’Ambiente ha sospeso la procedura a causa di un’incompatibilità logistica: l’area sulla testata del Molo Polisettoriale risulta già regolarmente affidata in concessione alla società San Cataldo Container Terminal.

La posizione di Confapi: non è ideologia, è pragmatismo

Taranto è una città che nel corso dei decenni ha imparato a conoscere bene il peso di scelte industriali adottate il più delle volte senza tener conto di cosa sarebbe stato più giusto per una comunità, osserva Confapi Taranto. L’associazione ritiene che la soluzione non stia nel “no” pregiudiziale né nel “sì” incondizionato, ma in una valutazione tecnica alternativa che consenta di contemperare sicurezza, sviluppo industriale e transizione energetica.

Confapi Taranto crede fermamente nella diversificazione industriale, crede in uno sviluppo che non debba contrapporre economia e comunità, ma che li tenga insieme. Il punto cruciale è che il tema non può essere ridotto a una contrapposizione ideologica, ma rappresenta un confronto tra chi considera il rigassificatore uno strumento utile alla transizione energetica e chi ritiene che l’opera possa risultare poco coerente con l’obiettivo di costruire un’economia diversificata.

La proposta alternativa: verso il mare aperto

Confapi propone il posizionamento dell’unità di rigassificazione al largo, con condotta sottomarina fissa di collegamento alla rete nazionale, evitando interferenze con il Molo Polisettoriale e con l’hub per l’eolico offshore, garantendo separazione fisica dall’area portuale operativa e riduzione dell’esposizione diretta della popolazione costiera.

La soluzione sarebbe coerente con la vocazione strategica del porto e con il percorso di riconversione industriale in atto. Un aspetto saliente del ragionamento di Confapi riguarda la prospettiva che Taranto è chiamata a diventare hub nazionale per l’eolico offshore, ma che la transizione energetica non si realizza per sostituzione istantanea e il gas naturale rappresenta uno strumento di riconversione industriale rispetto al carbone, un fattore di competitività per le PMI, una garanzia di continuità produttiva e un ponte tecnologico verso l’idrogeno.

Le condizioni non negoziabili per Confapi

Qualsiasi scelta energetica deve essere accompagnata da investimenti in rinnovabili e comunità energetiche, programmi di efficienza per imprese e famiglie, monitoraggio ambientale pubblico e trasparente, un osservatorio indipendente che vigili su sicurezza e impatti, perché la sicurezza non deve essere intesa come un insieme di parametri tecnici, ma deve dare la certezza di essere protetti, informati, coinvolti.

Confapi sottolinea che il Paese dispone già di infrastrutture LNG operative e utilizzarle in modo più efficiente, integrandole con la rete SNAM, significa garantire continuità di approvvigionamento senza imporre a Taranto un impianto di grande scala.

Taranto divisa tra esigenze diverse

La questione apre uno spaccato più ampio sulla città. Confartigianato chiede un modello di sviluppo diverso, più legato a mare, turismo e piccola impresa, mentre il WWF definisce il rigassificatore un’infrastruttura assolutamente inutile dal punto di vista energetico, dannosa sul piano ambientale e profondamente sbagliata particolarmente per un territorio fragile come Taranto.

Dal fronte opposto, gli agenti marittimi (Raccomar) stimano benefici diretti superiori a 300 posti di lavoro tra tecnici e operatori, con un indotto che potrebbe generare oltre mille posti aggiuntivi e un incremento del PIL provinciale tra 150 e 200 milioni di euro.

L’urgenza di una decisione

Il vero problema è l’incertezza decisionale: ciò che realmente penalizza Taranto non è il confronto tra posizioni diverse, ma l’assenza di una sintesi istituzionale chiara e rapida. L’assenza di una sintesi istituzionale rischia di generare effetti negativi sul piano economico, tra investimenti rinviati, incertezza amministrativa e perdita di occupazione qualificata, per cui si chiede l’istituzione immediata di un tavolo tecnico-istituzionale permanente, con tempi definiti e conclusione certa, chiamato a valutare comparativamente la soluzione al Molo Polisettoriale e quella offshore a dodici miglia, analizzando impatti industriali, ambientali e occupazionali, nonché l’integrazione con il piano dell’hub eolico.

Taranto non deve scegliere tra ambiente e sviluppo, conclude Confapi: serve una visione integrata che consideri la città non come territorio sacrificale, ma come protagonista di scelte consapevoli e reversibili.

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