Altoforno 1 dell’ex Ilva: la Cassazione conferma il sequestro

Taranto rimane al centro di una complessa vicenda giudiziaria relativa al futuro dello storico stabilimento siderurgico. L’Altoforno 1 dell’ex Ilva di Taranto resterebbe sotto sequestro, con la Corte di Cassazione che avrebbe respinto il ricorso presentato da Acciaierie d’Italia contro il mancato dissequestro dell’impianto coinvolto nell’incendio del 7 maggio 2025. La decisione, che rappresenterebbe un punto definitivo dal punto di vista giudiziario, escluderebbe ogni possibilità di utilizzo dell’impianto nel prossimo futuro.

Quattordici mesi di blocco totale

L’altoforno 1 sarebbe stato sequestrato dalla procura di Taranto a maggio 2025, dopo un incendio. Secondo quanto ricostruito, nessuno sarebbe rimasto ferito ma il sequestro sarebbe stato ordinato a fini probatori: l’altoforno dovrebbe essere utilizzato come prova in un’indagine e nel frattempo non può essere usato. La decisione sarebbe stata confermata da fonti aziendali, arrivando dopo l’udienza celebrata il 12 giugno davanti alla quarta sezione penale della Suprema Corte, presieduta da Donatella Ferranti. Le motivazioni dovrebbero essere depositate entro 30 giorni.

La resistenza di Acciaierie d’Italia

Nei mesi successivi, Acciaierie d’Italia avrebbe più volte tentato di ottenere la restituzione dell’altoforno, senza successo. L’ex Ilva si sarebbe appellata alla Cassazione ritenendo il mantenimento del sequestro dell’altoforno 1 illegittimo poiché contrario ai principi giuridici che governano la materia, principi di proporzionalità, adeguatezza e gradualità della misura cautelare. Essendo il sequestro dell’impianto probatorio, l’azienda avrebbe sostenuto che le attività di indagine dovrebbero essere condotte nel più breve tempo possibile.

Per i giudici servirebbe ancora tempo per chiarire cosa avrebbe provocato l’incendio e se ci siano potenziali problemi di sicurezza per chi lavora nell’impianto.

Il costo della paralisi

La paralisi di questo impianto critico rappresenterebbe un danno economico notevole per il territorio e per il Paese. Secondo quanto dichiarato dal ministro in Parlamento, ogni giorno di blocco dell’altoforno 1 comporterebbe danni stimati in 4 milioni di euro. Il ministro per le Imprese e il Made in Italy Adolfo Urso avrebbe definito il sequestro come un’anomalia, affermando che avrebbe già causato perdite per circa due miliardi di euro.

La crisi produttiva

La notizia riveste rilevanza perché al momento dei tre altiforni dell’impianto ne sarebbe in funzione uno solo, che produrrebbe poco acciaio a fronte di costi molto alti. Dal dissequestro dell’altoforno 1 dipenderebbe la possibilità per lo stabilimento siderurgico di Taranto di tornare nei prossimi mesi a un assetto di marcia regolare con tre altiforni, considerando che l’altoforno 2 sarebbe in marcia e per il 4 i lavori di manutenzione si completerebbero a fine mese. Servirebbe almeno 8 mesi per il ripristino funzionale dell’impianto.

Lo stabilimento, gestito dallo Stato, continuerebbe a cercare un compratore. A fine maggio il governo avrebbe concesso un prestito da 100 milioni di euro destinato al pagamento degli stipendi, dei fornitori e al mantenimento della struttura.

Cosa accade adesso

Fino al deposito delle motivazioni della decisione della Cassazione (entro 30 giorni), l’Altoforno 1 resterebbe completamente bloccato. Era previsto per lunedì 15 giugno un incontro tra i sindacati e il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, con la partecipazione di Fiom Cgil, Uilm e Usb.

La Corte di Cassazione avrebbe confermato la linea già espressa dalla Procura di Taranto e dal giudice per le indagini preliminari Mariano Robertiello, che a febbraio avrebbe mantenuto il sequestro probatorio senza facoltà d’uso.

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