Cassazione respinge ricorso su sequestro Altoforno 1: Urso incontra i sindacati a Roma

Taranto – La Corte di Cassazione avrebbe respinto il ricorso presentato da Acciaierie d’Italia contro il mancato dissequestro dell’impianto, interessato dall’incendio del 7 maggio 2025. La decisione sarebbe stata assunta dalla quarta sezione penale della Suprema Corte, presieduta da Donatella Ferranti, con dispositivo reso noto nella giornata del 13 giugno a seguito dell’udienza celebrata il giorno precedente.

Il pronunciamento rappresenterebbe il capitolo più recente di una vertenza che da oltre un anno paralizza il principale impianto siderurgico italiano. Al momento dei tre altiforni dell’impianto ne è in funzione uno solo, che produce poco acciaio a fronte di costi molto alti.

L’incendio di maggio 2025 e il sequestro

L’altoforno 1 sarebbe stato sequestrato dalla procura di Taranto a maggio 2025, dopo un incendio. Secondo quanto ricostruito, nessuno sarebbe rimasto ferito ma il sequestro sarebbe stato ordinato a fini probatori: l’altoforno dovrebbe essere utilizzato come prova in un’indagine e nel frattempo non potrebbe essere usato.

L’impianto era stato riavviato a ottobre 2024 dopo anni di fermo per manutenzione, rappresentando una speranza per riportare lo stabilimento a piena capacità produttiva. L’incendio avrebbe bruscamente interrotto questo scenario.

I danni economici e il blocco produttivo

Secondo quanto affermato dal ministro delle Imprese, un sequestro probatorio che dura da oltre un anno rappresenterebbe un’anomalia. Il sequestro così lungo avrebbe arrecato danni all’azienda per oltre 2 miliardi di euro.

L’ex Ilva di Taranto produrrebbe con un solo altoforno fino a febbraio dell’anno prossimo. Sino a fine 2025 sarebbe in funzione l’altoforno 4, attualmente operativo, che verrebbe poi fermato, mentre da gennaio subenterebbe il 2 al quale, nel frattempo, verrebbe sostituito il crogiolo.

A causa del ridimensionamento impiantistico e produttivo conseguente all’incendio e al sequestro dell’altoforno 1, l’azienda avrebbe chiesto l’aumento della cassa integrazione straordinaria, portandola a 4mila unità nel gruppo di cui 3mila solo a Taranto.

Il confronto di oggi con il ministero

Un confronto fra il ministero e i sindacati è previsto il 15 giugno alle 18 nella sede del Mimit, a Palazzo Piacentini. All’incontro parteciperanno Fiom Cgil, Uilm e Usb, le principali organizzazioni sindacali del comparto metalmeccanico.

Il ministro Urso dovrebbe esporre la strategia governativa per il rilancio della siderurgia tarantina, mentre i sindacati continueranno a sollecitare risposte concrete sulla continuità produttiva e sui posti di lavoro.

Le prospettive di ripresa

Dal dissequestro dell’altoforno dipenderebbe la possibilità per il siderurgico di Taranto di tornare a un assetto di marcia regolare con tre altiforni. Serviranno almeno 8 mesi per il ripristino funzionale dell’impianto.

La decisione della Cassazione, pur confermando le linee della magistratura tarantina, non chiuderebbe definitivamente la questione: le motivazioni saranno depositate entro 30 giorni, fornendo ulteriori elementi per comprendere i tempi reali del possibile dissequestro.

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