L’ex premier ha preso la parola a Manduria, in provincia di Taranto, a margine del Forum in Masseria, dove avrebbe ribadito le responsabilità che il Movimento Cinque Stelle assume sulla questione siderurgica tarantina. Secondo Conte, durante i governi pentastellati ci sarebbe stato un grande impegno per costruire la possibilità di un intervento dello Stato, una scelta che avrebbe rappresentato una necessità per assicurare la sostenibilità di una transizione energetica ed ecologica.
Il provvedimento ritenuto insufficiente
L’ex premier avrebbe definito insufficiente il provvedimento varato nei giorni scorsi, giudicandolo un passo utile soltanto a rinviare le decisioni più urgenti. Secondo la sua ricostruzione, la situazione dell’acciaieria di Taranto richiederebbe scelte chiare e immediate. Conte avrebbe sottolineato come dopo la caduta dei governi pentastellati, l’attuale esecutivo non avrebbe offerto alcuna ricetta, né in continuità e sviluppo della transizione che era stata impostata.
La richiesta di intervento diretto dello Stato
L’ex premier avrebbe sollecitato l’esecutivo a presentare un piano industriale serio e ad assumersi la responsabilità di guidare direttamente la transizione del sito produttivo. Secondo questa prospettiva, solo l’intervento dello Stato potrebbe garantire la riconversione tecnologica e ambientale degli impianti, assicurando al tempo stesso la tutela dell’occupazione e della salute dei cittadini.
Lo stato della crisi
Acciaierie d’Italia è finita in amministrazione straordinaria nel febbraio del 2024. Da allora avrebbe ricevuto numerosi prestiti dallo Stato. Secondo le stime dell’azienda, i finanziamenti messi a disposizione sarebbero sufficienti fino a giugno, per cui il governo avrebbe concesso altri 100 milioni, con un ulteriore prestito da 140 milioni previsto probabilmente entro luglio.
Sono state avviate procedure di vendita congiunte per i beni aziendali di Ilva e Adi, con 15 manifestazioni di interesse pervenute entro il 2024 e aggiudicazione prevista per il primo quadrimestre del 2025. I tempi si starebbero però allungando: l’Italia aveva previsto di completare il processo di vendita entro la fine di aprile 2026, ma gli accordi non risulterebbero ancora conclusi.
La transizione in corso
Il piano industriale in corso prevede interventi di modernizzazione tecnologica. Dal 15 novembre 2025 a febbraio 2026, gli impianti sarebbero stati sottoposti a manutenzioni straordinarie, con interventi proseguiti su altri impianti da marzo 2026 a cura del nuovo acquirente. L’obiettivo dichiarato sarebbe quello di garantire la continuità produttiva, tutelare la sicurezza dei lavoratori e mantenere le quote di mercato europee.
La critica dell’ex premier si inserisce in un più ampio panorama di preoccupazioni locali sulla crisi dell’ex Ilva, tra le strategie industriali della politica nazionale, le esigenze del tessuto economico locale e le emergenze sanitarie che caratterizzano il territorio tarantino.
