I sindacati metalmeccanici confederali Fim, Fiom, Uilm e l’Unione Sindacale di Base hanno inviato una lettera unitaria al presidente della Regione Puglia Antonio Decaro chiedendo un incontro urgente sulla vertenza ex Ilva. Una mossa che segnala come a distanza di oltre dieci anni dall’avvio della crisi dell’ex Ilva, Taranto continua a vivere sospesa tra attese e incognite.
«Siamo a un punto di non ritorno»
Secondo i sindacati, la vertenza ex Ilva è arrivata a un punto di non ritorno e il rischio che possa determinarsi una situazione drammatica dal punto di vista ambientale, sociale e industriale, capace di colpire non solo Taranto ma l’intera Puglia e il Mezzogiorno, è sempre più tangibile. Il rischio, come scrivono in una nota, è che si determini una situazione drammatica dal punto di vista ambientale, sociale ed industriale che colpirebbe non solo Taranto, ma la Puglia e il Mezzogiorno del nostro Paese.
I sindacati lamentano una progressiva marginalizzazione del confronto proprio nel momento in cui si stanno assumendo decisioni decisive per il futuro dello stabilimento. Il tavolo permanente a Palazzo Chigi è fermo al 5 marzo 2026, sottolineano le organizzazioni metalmeccaniche nella loro richiesta d’intervento.
L’emergenza occupazionale e l’indotto
Se il futuro industriale preoccupa, il presente non è meno allarmante: la cassa integrazione continua a coinvolgere migliaia di lavoratori diretti e la crisi si sta estendendo sempre più alle aziende dell’appalto e dell’indotto. I sindacati denunciano l’apertura di procedure di licenziamento collettivo e mettono in guardia da conseguenze che rischiano di travolgere l’intero sistema economico legato alla fabbrica.
L’assenza di risorse finanziarie necessarie a garantire la sicurezza di chi lavora, insieme alla mancanza di una marcia regolare degli impianti che consentirebbe il rientro dei lavoratori dalla cassa integrazione, si somma ai continui rinvii del bando di vendita internazionale, alimentando un’incertezza che mette a rischio obiettivi fondamentali come la transizione ecologica e sociale.
La «bomba sociale» e lo scenario peggiore
«L’attuale situazione rischia di trasformarsi in una bomba sociale senza precedenti», scrivono Fim, Fiom, Uilm e Usb. Il quadro descritto dai sindacati è quello di una fabbrica che, senza una svolta immediata, rischia di scivolare verso la chiusura definitiva, con il cosiddetto «piano corto» definito dalle sigle un «piano di chiusura».
La strategia: Decaro mediatore con il Governo
L’appello rivolto al presidente Decaro si inserisce in una strategia più ampia che punta a rafforzare il ruolo della Regione Puglia nel dialogo con il Governo. I sindacati chiedono al presidente Decaro di assumere un ruolo attivo e immediato, affermando che credono sia importante e fondamentale il ruolo della Regione Puglia per consentire un confronto e un dialogo costante con il Governo, con l’obiettivo di trovare soluzioni alle migliaia di lavoratori coinvolti dalla vertenza infinita dell’ex Ilva.
Cosa chiedono al tavolo di Palazzo Chigi
I sindacati tornano a rivendicare un maggiore coinvolgimento attraverso un tavolo permanente a Palazzo Chigi per trovare soluzioni concrete per il futuro di Taranto e del Mezzogiorno a partire dalla necessità impellente di un intervento pubblico che possa seriamente garantire un processo reale di decarbonizzazione.
La richiesta è chiara: aprire un tavolo interistituzionale che garantisca «strumenti straordinari di tutela e prevenzione» e che rimetta Taranto al centro di una strategia industriale nazionale, dopo anni di incertezze, rinvii e promesse mancate.
Il ruolo di Decaro e la posizione della Regione
Il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro è già intervenuto sull’argomento, indicando la necessità di una svolta definitiva nella gestione della vertenza che continua a pesare sul territorio ionico, dichiarando che il Governo debba intervenire con una società mista e risolvere definitivamente questa questione a Taranto.
Al centro del ragionamento di Decaro c’è il superamento di quella che per lungo tempo è stata percepita come una scelta obbligata tra diritto al lavoro e tutela della salute pubblica. Secondo il governatore, la questione non riguarda soltanto Taranto, ma investe l’intera tenuta industriale del Paese, con l’acciaio indicato come una componente essenziale per numerose filiere produttive nazionali.
Un territorio in attesa
La lettera inviata a Decaro è il segnale che il tempo delle attese sta finendo e che, secondo i sindacati, senza decisioni rapide e condivise il rischio è quello di aprire una nuova fase di emergenza sociale per Taranto e per l’intera Puglia.
La crisi dello stabilimento siderurgico coinvolge non solo i lavoratori diretti, ma centinaia di imprese dell’indotto e migliaia di famiglie nel territorio di Taranto e provincia. La decisione di rivolgersi a Decaro rappresenta, dunque, un tentativo di riportare il dossier ex Ilva al centro dell’attenzione politica regionale, nella speranza di utilizzare gli strumenti istituzionali della Regione Puglia come leva di pressione verso il Governo nazionale.
