Crisi ex Ilva, Urso convoca i sindacati e Decaro accelera: il governo riparte dal tavolo

La crisi dell’ex Ilva torna al centro del tavolo politico nazionale e regionale. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, avrebbe affermato che la situazione della fabbrica siderurgica rappresenterebbe una sfida difficile su cui servirebbe un’azione sinergica e la massima responsabilità da parte di tutti gli attori, incontrando le organizzazioni sindacali territoriali a Palazzo Piacentini a Roma.

Lo stallo a Palazzo Chigi e l’intervento di Urso

La situazione risulterebbe tesa. L’ultimo incontro a Palazzo Chigi risalirebbe al 5 marzo, e la vertenza andrebbe avanti da oltre quindici anni. Il ministro si sarebbe impegnato a rappresentare al Governo la richiesta di una nuova convocazione al tavolo permanente per affrontare la vertenza più complessa del Mezzogiorno.

I sindacati, attraverso le segreterie di Fim, Fiom, Uilm e Usb, non nasconderebbero l’urgenza della situazione. Nei giorni scorsi avrebbero lanciato l’allarme sulle prospettive dello stabilimento e sulle ricadute occupazionali e sociali per il territorio, descrivendo una vertenza arrivata a un punto di non ritorno, con rischi sempre più tangibili dal punto di vista ambientale, sociale e industriale.

Il ruolo della Regione: la convocazione di Decaro

Il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, ha convocato per mercoledì 17 giugno alle ore 12 nella sala Di Jeso del palazzo della presidenza le segreterie confederali regionali di Cgil, Cisl e Uil e le segreterie regionali e territoriali di Fim, Fiom, Uilm, Usb e Ugl Metalmeccanico per un incontro sulla crisi dell’ex Ilva.

La mossa di Decaro rappresenterebbe un tentativo di riportare il dossier al centro dell’attenzione politica regionale e di utilizzare gli strumenti della Regione Puglia come leva di pressione verso il governo nazionale. La convocazione avverrebbe proprio mentre il ministro Urso starebbe riattivando il dialogo dopo giorni di tensione.

I temi sul tavolo: occupazione, decarbonizzazione, indotto

Sul tavolo sarebbero finiti cassa integrazione, crisi dell’indotto e il futuro della vendita degli impianti. Attualmente risulterebbero oltre tremila i lavoratori coinvolti dagli ammortizzatori sociali nello stabilimento tarantino, mentre continuerebbero le difficoltà delle imprese dell’indotto.

Il ministro Urso si sarebbe dichiarato impegnato a garantire la continuità produttiva nella prospettiva della piena decarbonizzazione, un obiettivo che rimarrebbe al centro della strategia governativa per il rilancio dell’acciaieria. Tuttavia, la strada risulterebbe complessa: sarebbero arrivate dieci offerte, di cui due per l’intero complesso aziendale, che prevedrebbero il passaggio dai forni a caldo ai forni elettrici.

Cosa aspettarsi nei prossimi giorni

L’incontro di mercoledì 17 giugno a Bari rappresenterebbe un momento cruciale per tentare di costruire una strategia unitaria tra istituzioni, sindacati e governo. Le organizzazioni sindacali chiederebbero chiarezza sui tempi, sugli investimenti pubblici necessari per la decarbonizzazione e sulle misure di sostegno immediato per i lavoratori in cassa integrazione e per le aziende dell’indotto in crisi.

Da parte sua, il governo sembrerebbe riconoscere l’urgenza della situazione. Le parole di Urso su un’azione sinergica e la riattivazione dei contatti potrebbero segnare una possibile inversione di rotta rispetto ai mesi precedenti. Tuttavia, il fatto che l’ultimo incontro risalga al 5 marzo testimonia il carattere ancora conflittuale e faticoso della vertenza, una delle più lunghe e complesse della storia industriale italiana.

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