Farmacia del Mago Greguro: un’antica cavità nella gravina di Massafra

All’interno della Gravina della Madonna della Scala, una delle gole più suggestive di Massafra, sorge uno dei monumenti più misteriosi e affascinanti della Puglia rupestre: la Farmacia del Mago Greguro. Si tratta di un complesso straordinario di dodici grotte comunicanti tutte scavate nel banco roccioso calcareo, che prendono il nome dal leggendario guaritore che secondo la tradizione locale avrebbe operato intorno all’anno Mille.

L’incrocio tra mito e realtà storica è il vero fascino di questo luogo. Sebbene la figura del Mago Greguro appartenga maggiormente all’universo folcloristico, gli insediamenti rupestri della gravina e le loro funzioni sono pienamente reali e attestati da indagini archeologiche. La struttura della Farmacia, con i suoi dodici ambienti scavati nella roccia, rappresenta una testimonianza tangibile dell’ingegno costruttivo medievale e della complessità organizzativa dei villaggi rupestri che fiorirono in questa zona tra il tardoantico e il basso Medioevo.

La storia medievale della gravina e le sue origini

Le tracce di insediamento umano nella Gravina della Madonna della Scala risalgono a tempi molto antichi, con evidenze che partono già dal Neolitico. Tuttavia, le manifestazioni più significative della civiltà rupestre riguardano soprattutto il periodo tardoantico e medievale. Durante l’VIII secolo, la gravina divenne un importante rifugio per comunità di monaci e anacoreti che fuggivano dalle persecuzioni iconoclastiche di Bisanzio, trovando nella valle un’alternativa sicura e isolata dove praticare la propria fede.

Durante il Medioevo, l’insediamento all’interno della gravina raggiunse il suo massimo sviluppo. Le abitazioni erano articolate in più vani destinati a funzioni specifiche: camere da letto, soggiorni e cucine. Accanto agli spazi domestici si sviluppò un’organizzazione sociale molto complessa: furono ricavate grotte destinate agli animali domestici (stalle, pollai, conigliere, ovili e alveari), laboratori artigianali e zone di deposito. Questa stratificazione funzionale testimonia una comunità strutturata e consapevole della necessità di sfruttare al massimo le risorse offerte dall’ambiente rupestre.

Il Mago Greguro: la figura storica e la leggenda

Secondo la tradizione locale, intorno all’anno Mille a Massafra viveva un personaggio singolare: Greguro, conosciuto come il Mago Greguro. La storiografia contemporanea lo descrive non tanto come un vero mago, ma piuttosto come un “masciaro”, ovvero una sorta di alchimista, speziale o guaritore che praticava la magia utilizzando le numerose erbe officinali presenti nella gravina. Il significato etimologico di “masciaro” rimanda proprio a quell’insieme di conoscenze empiriche basate sulla raccolta e l’utilizzo terapeutico delle piante medicamentose.

La personalità del Mago Greguro è indissolubilmente legata a quella di sua figlia, Margheritella, descritta nelle fonti come una giovane donna di rara bellezza. Secondo la leggenda tramandata oralmente, Margheritella era invidiata dalle donne e desiderata da tutti gli uomini della comunità. Venne accusa di stregoneria e condannata al rogo, un tragico destino che la separava dal padre. La leggenda narra di un’intervento provvidenziale: l’igumeno (abate della chiesa ortodossa) Anselmo, superiore del monastero bizantino di Massafra, corse in suo aiuto proprio mentre le stringevano le corde per condurla alla pira, salvandola dalla morte.

Liberata da quella terribile pena, Margheritella decise di dedicarsi interamente alla ricerca e allo studio delle piante officinali che crescevano in abbondanza nella gravina. Insieme al padre, si ritirò nel complesso rupestre e lì iniziò a raccogliere, catalogare e conservare le erbe medicinali in modo sistematico. L’immagine di questa giovane donna che rinuncia agli agi della società per dedicarsi alla guarigione dei suoi simili attraverso le piante è diventata una figura iconica della tradizione popolare massafrese.

La struttura architettonica e gli elementi visibili

Entrando nella Farmacia del Mago Greguro, il visitatore rimane colpito dalla caratteristica più evidente del sito: la fitta rete di loculi (piccoli vani) scavati sistematicamente nelle pareti rocciose. Questi alloggiamenti, simili a una gigantesca scaffalatura naturale, rappresentano il cuore funzionale della Farmacia. Secondo la tradizione, il Mago Greguro e sua figlia Margheritella utilizzavano questi loculi per raccogliere, organizzare e conservare le erbe medicinali che raccoglievano dalla rigogliosa vegetazione della gravina.

Il complesso si articola in dodici stanze interconnesse, tutte ricavate scavando direttamente nella roccia calcarea della parete della gravina. Alcuni studiosi hanno interpretato questi spazi come una colombaia per l’allevamento dei piccioni, funzione frequente nei villaggi rupestri medievali e che avrebbe fornito una fonte di cibo proteico. Tuttavia, l’interpretazione più affascinante e suggestiva rimane quella della farmacia vera e propria, dove le erbe e gli arbusti medicinali venivano conservati negli scaffali naturali incavati nelle pareti.

Un elemento significativo per la comprensione del sito è l’accesso stesso: l’entrata della grotta si trova in alto ed è abbastanza stretta, ma l’interno si apre in modo considerevole. Per accedervi, i visitatori utilizzano due scale a pioli che scendono nella cavità rocciosa. Questo tipo di accesso, insieme all’ubicazione elevata, suggerisce che lo spazio era stato concepito per essere difendibile e protetto dalle intemperie.

L’ambiente naturale: la “Valle delle Rose”

La Gravina della Madonna della Scala, in cui si trova la Farmacia, è un canyon naturale straordinario. Ha una lunghezza di quattro chilometri, una profondità di circa quaranta metri e una larghezza che varia tra trenta e cinquanta metri. L’intera gravina è designata come “Valle delle Rose” per via della ricca vegetazione spontanea che ricopre l’intero letto dell’antico fiume e le pareti della valle.

Questa vegetazione non è meramente decorativa: vi crescono molte varietà di piante, alcune molto rare e dotate di proprietà officinali. Proprio per questo motivo, la scelta del Mago Greguro di stabilire qui la propria farmacia è logica e comprensibile. Le erbe medicinali che ancora oggi crescono in abbondanza nella gravina sarebbero le stesse che il guaritore raccoglieva intorno all’anno Mille. La ricchezza botanica della gravina, alimentata dal microclima umido e protetto della valle, continua a regalare sorprese agli escursionisti e agli appassionati di botanica.

Come visitare la Farmacia del Mago Greguro

La Farmacia del Mago Greguro è accessibile liberamente ai visitatori. Il percorso per raggiungerla inizia dal Santuario della Madonna della Scala, situato al fondo della gravina, accessibile attraverso una maestosa scalinata di 125 gradini. Dal santuario, il cammino prosegue lungo il fondo della gravina seguendo il sentiero naturale.

Durante il tragitto verso la Farmacia, ci si imbatte in altri siti di grande interesse: la Grotta del Ciclope, un ampio riparo che si apre alla base della parete della gravina e che, per le sue grandi dimensioni, viene interpretato talvolta come luogo di riunione della comunità o addirittura come agorà del villaggio medievale. Proseguendo ulteriormente, una piccola voragine nella roccia annuncia l’arrivo alla Farmacia vera e propria.

L’accesso alla Farmacia richiede coraggio e una certa agilità fisica: per entrare nelle grotte è necessario salire due scale a pioli, aiutandosi eventualmente con delle corde. Una volta all’interno, gli spazi angusti e suggestivi permettono di osservare direttamente i loculi sulle pareti rocciose e di immaginare il lavoro quotidiano del Mago Greguro e di Margheritella mentre raccoglievano e catalogavano le erbe curative.

L’intero trekking nella Gravina della Madonna della Scala ha una lunghezza di circa quattro chilometri e può essere percorso comodamente in una giornata. Si consiglia di indossare calzature idonee al cammino su terreno irregolare e di portare acqua, soprattutto nei mesi estivi quando la gravina offre poca ombra durante alcune sezioni del percorso.

Il contesto archeologico e le interpretazioni scientifiche

Mentre la leggenda del Mago Greguro affascina i visitatori con il suo fascino romantico e mistico, gli studiosi della civiltà rupestre hanno fornito interpretazioni più rigorose della struttura. Gli archeologi concordano nel riconoscere che il complesso di grotte era stato originariamente adibito a monastero durante l’alto Medioevo, successivamente abbandonato in età più tarda e utilizzato per altre funzioni.

Le ipotesi interpretative variano: secondo alcuni, il sito sarebbe stato utilizzato come colombaia nel periodo basso medievale; secondo altri, avrebbe mantenuto una funzione di santuario ipogeo (spazio religioso sotterraneo); altri ancora lo interpretano come laboratorio artigianale basato sulla presenza di una fornace. È probabile che nel corso dei secoli il complesso rupestre abbia conosciuto molteplici funzioni successive, adattandosi alle necessità della comunità locale.

Ciò che rende il sito particolarmente prezioso dal punto di vista scientifico è proprio questa stratificazione di usi e significati: dalle origini monastiche bizantine all’utilizzo come spazio di conservazione (sia di cibo, di animali che di materiali), il complesso testimonia la flessibilità e l’ingegno con cui le comunità medievali sfruttavano l’ambiente rupestre. La Farmacia del Mago Greguro rimane quindi un eccezionale esempio di come storia, leggenda e realtà archeologica si intrecciano nella Puglia rupestre.

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