Il Castello Aragonese di Taranto non è il risultato di un’unica costruzione, ma di stratificazioni costruttive che riflettono le necessità difensive e le innovazioni tecnologiche di quasi tre millenni. La più radicale ristrutturazione avvenne quando il perfezionamento delle artiglierie nel XV secolo rese obsoleto il sistema medievale di difesa. Il Re di Napoli Ferdinando d’Aragona decise quindi di ricostruire completamente la fortezza tra il 1487 e il 1492, probabilmente seguendo i disegni dell’architetto senese Francesco di Giorgio Martini. Questa trasformazione rappresentò un vero cambio di paradigma: dalle torri sottili e alte della fortificazione normanno-svevo-angioina si passò a torrioni rotondi, bassi e massici, cinque in tutto—San Cristoforo, San Lorenzo, San Angelo, Annunziata e Bandiera—progettati per resistere ai cannoni. I torrioni e le mura furono innalzati a 20 metri di altezza, mentre gli spessori aumentarono sensibilmente: circa 7 metri per i torrioni e 8 per le mura.
Negli stessi anni fu ampliato il fossato fino a raggiungere una larghezza notevole, e nel 1491 fu aggiunto un rivellino triangolare verso il Mar Grande per potenziare ulteriormente la difesa. Nel 1481 era stato già realizzato un canale navigabile attorno alla struttura con funzione protettiva e commerciale. Nonostante gli interventi di ammodernamento degli Spagnoli subentrati agli Aragonesi nel 1502, il castello perse progressivamente validità militare dopo l’ultimo grande impiego nel 1594, quando respinse un assalto turco. Da quel momento in poi subì una metamorfosi funzionale: divenne carcere e caserma negli ultimi due secoli, abbandonando completamente il suo ruolo difensivo.
Un episodio traumatico della storia strutturale del castello si verificò nel 1883 quando il torrione di San Angelo, il più importante della costruzione aragonese, fu demolito per far posto al ponte girevole sul canale navigabile. Con esso andarono perduti anche altri segmenti della cinta muraria, trasformando radicalmente la percezione visiva della fortezza. La Marina Militare italiana, diventata custode del castello nel 1883, intraprese a partire dal 2003 un programma sistematico di restauro conservativo incentrato sull’interno della struttura. I lavori, concentrati tra il 2004 e il 2005, hanno seguito un approccio archeologico rigoroso: la rimozione controllata di intonaci e cemento ha portato alla luce le superfici originarie di muri e pavimenti, mentre sono stati riaperti corridoi, stanze e camminamenti sigillati nei secoli precedenti, ristabilendo la permeabilità interna e la funzionalità dei vari elementi difensivi.
Il progetto di restauro, coordinato dalla Sovrintendenza ai Beni Architettonici e condotto in collaborazione con l’Università di Bari sotto la supervisione della Sovrintendenza ai Beni Archeologici, ha rivelato una stratificazione complessa. Sono infatti venuti alla luce resti di età greca, bizantina, normanna, svevo-angioina e aragonese, permettendo così di leggere i diversi strati temporali della costruzione. Nel 2022 il Ministero della Cultura ha investito 2,75 milioni di euro nel progetto “Le stagioni di un Castello”, inserito tra i 38 Grandi Progetti dei Beni Culturali. Questo intervento prevede lavori di scavo stratigrafico, consolidamento strutturale e restauro dei resti antichi, con particolare attenzione ai reperti di età arcaica, agli elementi murari di epoca ellenistica, bizantina, normanna e prearagonese, nonché agli ipogei funerari riutilizzati come insediamenti rupestri. Il programma include anche l’allestimento di una sezione espositiva per i reperti rinvenuti e l’applicazione di tecnologie in realtà aumentata per valorizzare la fruizione pubblica del monumento.
Le ristrutturazioni susseguitesi nel tempo hanno trasformato il Castello da opera bellica specializzata in difesa costiera a spazio multifunzionale aperto al pubblico, un passaggio che richiede continui equilibri tra conservazione archeologica, consolidamento strutturale e fruizione turistica. Ogni intervento ha lasciato tracce tangibili: dalle fondamenta greche alle murature ottagonali aragonesi, dai sistemi di casamatte alle gallerie medievali, il castello conserva la memoria fisica di ogni fase della sua storia, trasformato di volta in volta dalle necessità tecnologiche e dai cambi di governo che ha vissuto.
