Nel cuore pulsante del centro storico grottagliese, tra il celebre Quartiere delle Ceramiche e le gravine carsiche del territorio, si innalza il Castello Episcopio, una fortezza che racchiude in sé sei secoli di trasformazioni architettoniche. Ma le sue radici affondano precisamente nella fine del XIV secolo, un momento di decisiva riorganizzazione urbana.
Il nucleo fondativo di Giacomo d’Atri
Nel 1388, l’arcivescovo di Taranto Giacomo d’Atri avviò la costruzione del nucleo principale del castello, componendolo inizialmente da un mastio (la Torre Maestra) e dal settore orientale dell’edificio. Non si trattava di una creazione completamente nuova. Le fonti storiche suggeriscono che l’arcivescovo promosse la riedificazione di una struttura preesistente, trasformandola in una vera residenza fortificata. Giacomo d’Atri, durante il suo mandato pastorale dal 1354 al 1381, aveva già avviato una profonda trasformazione di Grottaglie: oltre al castello, realizzò la Chiesa Matrice e l’intera cinta muraria che proteggeva l’insediamento urbano. La fortezza nacque quindi da un preciso disegno diocesano di controllo e difesa territoriale.
La Torre Maestra, elemento dominante ancora oggi, si articola su quattro piani indipendenti tra loro, originariamente collegati mediante scale esterne. Alta oltre 28 metri, la torre fu concepita come bastione inespugnabile: il piano terra scavo direttamente nel tufo della gravina sottostante, mentre sul lato orientale un piombatoio permetteva di lanciare pietre per respingere gli assedianti. I merli coronavano la sommità, ad eccezione del lato orientale dove una sola merlatura era compensata appunto dalla presenza del dispositivo difensivo.
Inizialmente, il Castello Episcopio doveva essere una semplice residenza di campagna dei vescovi tarantini, una tipica masseria-fortezza, comune in Puglia nella seconda metà del XIV secolo. La struttura rispondeva alle esigenze difensive dell’epoca, quando le incursioni saracene e il brigantaggio rendevano necessarie fortificazioni persino nelle proprietà rurali dell’aristocrazia ecclesiastica.
Dall’impianto medievale alle prime espansioni
Nei primi anni del XV secolo, il castello assunse una configurazione più complessa. Oltre alla Torre Maestra e al settore orientale originario, vennero aggiunti due torrioni di cortina e furono realizzati gli ambienti al piano nobile destinati a residenza arcivescovile. In questa fase iniziale l’edificio principale si sviluppava su due piani, con al centro un atrio che fungeva da fulcro dell’organizzazione interna. Verosimilmente nella seconda metà del XV secolo venne aggiunto il settore nord-occidentale del castello, con il suo ampio cortile interno, espandendo significativamente la superficie complessiva della struttura.
L’architettura di questa fase riflette pienamente i canoni della fortificazione medievale meridionale: muri massicci in opera muraria, aperture ridotte alle sole necessità difensive, un impianto compatto e autoportante. Il fabbricato principale si caratterizzava per la presenza di un loggiato interno con volta a crociera, elemento che si estendeva per l’intera lunghezza dell’edificio e fungeva da collegamento tra il cortile e gli spazi del piano nobile. All’angolo sud-est, nel punto strategico di giunzione tra il fabbricato e la cinta muraria, fu realizzata una torre di cortina pentagonale, prospiciente il Quartiere delle Ceramiche.
Verso la residenza aristocratica: il XVII secolo
A partire dal 1619, il castello iniziò la sua metamorfosi più significativa: da struttura militare si trasformò gradualmente in residenza aristocratica. Nel 1649, monsignor Tommaso Caracciolo promosse interventi di ampliamento che modificarono profondamente la funzione dello spazio. Vennero realizzati nuovi ambienti destinati a servizi, foresteria e alloggi del personale. In questa fase vennero introdotti elementi di comfort e rappresentanza assenti nella primitiva fortezza medievale: la cappella privata con altare in pietra e affreschi barocchi rappresenta uno degli esempi più evidenti di questa transizione tra la severità difensiva e l’eleganza residenziale.
Il cardinale Bonifacio Caetani fece realizzare il giardino cinquecentesco adiacente al lato ovest del castello, un’area di circa 1.000 metri quadrati su un unico livello pianeggiante. Questo intervento segnò un punto di non ritorno nella trasformazione della fortezza: la presenza del giardino testimonia come il castello avesse abbandonato qualsiasi funzione militare per assumere il ruolo di dimora principesca. La forma definitiva del giardino risale al XVII secolo, quando ormai il castello non era più una roccaforte esposta ai venti dell’insicurezza medievale, ma una residenza protetta dalla pace ecclesiastica e dalla stabilità territoriale.
In epoca barocca, una nuova facciata nello stile caratteristico del periodo venne sovrapposta al severo nucleo medievale, conferendo all’edificio un’immagine più elegante e consona al nuovo ruolo. Questo strato barocco rappresenta visivamente la conclusione di un processo che aveva trasformato una fortezza del XIV secolo in un palazzo ducale, simbolo del potere temporale dei vescovi di Taranto su Grottaglie e sul suo territorio.
