Gli affreschi e i capolavori della Chiesa Matrice di San Lorenzo Martire: quando i restauri rivelano tesori nascosti

La ricchezza decorativa della Chiesa Matrice di San Lorenzo Martire non si limita all’esteriore facciata tardogotica. All’interno, il tempio quattrocentesco racchiude un patrimonio pittoresco di straordinario valore, che testimonia le trasformazioni estetiche e spirituali di Laterza tra il Quattrocento e il Settecento. Le pareti sono riccamente affrescate, sebbene molte di queste decorazioni originarie siano state modificate dai significativi restauri del Novecento.

Gli affreschi nascosti sotto stucchi e intonaci: il restauro del 1960

Il momento più critico nella storia conservativa della chiesa risale al 1960, quando fu intrapreso un restauro radicale che avrebbe dovuto riportare l’edificio all’aspetto originario. In quell’occasione vennero smantellati la finta volta a incannucciata e gli stucchi settecenteschi che ornavano la chiesa e ricoprivano anche le colonne con finto marmo e con capitelli ionici in stucco. Questo intervento portò alla luce i fusti originari affrescati delle colonne, rappresentando un’importante scoperta del patrimonio decorativo medievale della chiesa. Tuttavia, queste colonne affrescate furono subito dopo rivestite da una spessa coltre di cemento armato, decisa in via precauzionale per evitare il crollo dell’immobile. Tale decisione, oggi giudicata controversa dagli storici dell’arte, ha oscurato definitivamente uno strato significativo della decorazione pittorica originaria.

Le tele di Arcangelo Giannico e la decorazione settecentesca

Il vero tesoro conservato all’interno della chiesa consiste in un ciclo coerente di tele commissionate durante il Settecento, opera del pittore locale Arcangelo Giannico. Una cappella, anticamente denominata cappellone del Corpo di Cristo o Cuore di Gesù, fu arricchita nel 1749 da un sontuoso altare in legno dorato che contiene la riproduzione della grande tela della Deposizione, capolavoro di Giannico. Sulle pareti laterali di questa cappella si trovano quattro tele dello stesso artista che rappresentano il Martirio di Santa Flavia, la Decapitazione di San Placido, la Vestizione Sacra e le Tre storie di San Benedetto. Questo ciclo narrativo costituisce la testimonianza più coesa del gusto barocceggiante che caratterizzava la cultura ecclesiastica laterina nel XVIII secolo.

Le altre opere pittoriche e i cicli iconografici

Oltre al lavoro di Giannico, l’interno della chiesa conserva quattro grandi tele rappresentanti gli evangelisti Giovanni, Luca, Marco e Matteo. Queste opere, trasferite nel corso del XIX secolo dal presbiterio delle pareti laterali, facevano parte di un apparato decorativo più ampio che articolava la narrazione evangelica nello spazio sacro. Completano il patrimonio una tela raffigurante San Michele Arcangelo, che enfatizza la devozione locale alla figura arcangelo, e l’altare principale in marmo fatto costruire nel 1864 dall’Arciprete Arcangelo Giannico. Quest’ultimo, noto sia come parroco sia come artista, rappresenta una figura chiave della storia culturale laterina, poiché contribuì tanto alla conservazione quanto alla creazione del patrimonio artistico della chiesa matrice.

La facciata e il rosone: decorazioni pittoriche affrescate

Anche la facciata tardo-gotica nasconde elementi affrescati di notevole interesse. Le due aperture laterali più piccole sormontano lunette ad arco leggermente acuto, all’interno delle quali sono rappresentati affreschi della Mater Domini. La figura ben conservata di sinistra mantiene i colori più vivaci su un fondo rosso arabescato e un cielo azzurro costellato, offrendo una testimonianza della tecnica affrescata medievale ancora ben visibile e leggibile. Questi affreschi sulla facciata rappresentano probabilmente il lavoro più antico conservato sulla chiesa, collocabile tra il XV e l’inizio del XVI secolo, quando la chiesa era ancora in fase di completamento decorativo dopo la consacrazione del 1673.

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