La Chiesa Matrice di San Lorenzo Martire di Laterza ha conosciuto nella sua lunga storia diversi momenti critici dal punto di vista conservativo. Tra tutti spicca il 1960, quando venne intrapreso un restauro radicale destinato a cambiare permanentemente l’aspetto dell’interno della chiesa. Questo intervento rappresenta un caso emblematico di come le scelte restaurative, mosse da intenzioni lodevoli, possono talora generare conseguenze problematiche per il patrimonio storico.
Il principale obiettivo dell’intervento del 1960 era riportare l’edificio al suo aspetto originario quattrocentesco. Per realizzare questo proposito vennero smantellati la finta volta a incannucciata e gli stucchi settecenteschi che ornavano la chiesa. Contemporaneamente furono rimosse anche le false rifiniture in stucco che ricoprivano le colonne: il finto marmo e i capitelli ionici in stucco vennero eliminati, rivelando i fusti originari delle colonne, che si presentavano affrescati.
La scoperta degli elementi decorativi affrescati del Quattrocento rappresentò indubbiamente un momento importante per la comprensione del patrimonio artistico della chiesa. Tuttavia, ciò che seguì desta perplessità. I fusti affrescati vennero infatti ricoperti da una spessa coltre di cemento armato, giustificata in quel momento da preoccupazioni circa possibili crolli della struttura edilizia. Questa scelta, benché dettata da ragioni di sicurezza, impedì una fruizione consapevole di quegli affreschi originari appena riscoperti.
Un altro elemento critico riguarda l’altare principale in marmo realizzato nel 1864 dall’Arciprete Arcangelo Giannico. Durante i lavori del 1960 il manufatto fu smontato e rimontato, ma non tornò a posizionarsi correttamente: giacque fuori asse, così come rimane tuttora, compromettendo la proporzione geometrica del presbiterio. L’organo, che si ergeva dietro l’altare sul coro ligneo, venne anch’esso rimosso e i suoi componenti trovarono riparo in un deposito umido ricavato da una grotta sotto i locali annessi della sagrestia, dove rimangono tuttora in condizioni precarie.
Gli interventi più completi ed organici vennero attuati in seguito, fra il 1978 e il 1987, in vari stralci. Questi ulteriori lavori rappresentarono un tentativo di correggere e completare quanto aveva lasciato irrisolto il restauro sessantenne. Nel corso di questo secondo ciclo di interventi si procedette a una riconsiderazione parziale delle scelte precedenti, sebbene molti degli effetti del 1960 rimanessero ormai cristallizzati nell’assetto della chiesa.
Il caso della Chiesa Matrice esemplifica come la conservazione del patrimonio storico-artistico non sia una questione meramente tecnica, ma richieda una costante riflessione etica. La scelta di smantellare decorazioni settecentesche per tornare a una presunta “purezza” originaria comportò la perdita permanente di testimonianze significative di trasformazioni estetiche e spirituali che caratterizzavano la vita della comunità laterina nei secoli successivi al Quattrocento.
