Cosa sono le gravine: geologia e caratteristiche
Le gravine sono profonde incisioni erosive che solcano la roccia calcarea con pareti ripide e verticali, simili a veri canyon. La distanza tra i versanti può variare da poche decine fino a oltre 200 metri, e in alcuni tratti superano i 100 metri di profondità. Il termine “gravina” deriva dal prelatino graba, che originariamente indicava un’erosione della sponda fluviale e fu poi esteso a burroni e crepacci.
Le gravine del Tarantino si sono formate circa 800 mila anni fa dalla combinazione di fenomeni carsici, dall’azione erosiva di torrenti e piogge e da grandi sommovimenti tellurici. Il substrato è costituito da calcari cretacei affioranti sulle alture murgiane, mentre il paesaggio si presenta come un tavolato leggermente inclinato verso il Mar Piccolo, interrotto da terrazzi e solchi che si approfondiscono fino a formare le gravine più spettacolari. Le quote più elevate si trovano tra i Monti di Martina, con altitudini comprese tra 400 e 450 metri s.l.m.
Al fondo delle gravine scorrono corsi d’acqua effimeri, attivi solo durante i periodi di pioggia, che possono diventare impetuosi in occasione di precipitazioni intense. Le fratture nel substrato calcareo vennero progressivamente ampliate dall’azione erosiva dell’acqua e del vento, mentre il disboscamento e il dilavamento dei versanti contribuirono a modellarle ulteriormente.
Le principali gravine del Tarantino
Nel territorio tarantino si contano oltre sessanta gravine, molte delle quali incluse nel Parco Naturale Regionale Terra delle Gravine, istituito nel 2005. Le gravine hanno lunghezze che variano da 1 a 10 km, larghezze dai 10 ai 300 metri e profondità massime di 50 metri, anche se alcune possono raggiungere oltre 100 metri in determinati tratti.
Gravina di Laterza: è la più spettacolare e tra i canyon più grandi d’Europa, con un’estensione di oltre 12 chilometri e pareti che superano i 200 metri di altezza. Il canyon ha un originale decorso meandriforme caratterizzato da muraglioni di roccia levigata disseminate di innumerevoli cavità. È stata istituita un’oasi protetta gestita dalla LIPU, ed è ideale per trekking sui sentieri superiori o escursioni più impegnative nel fondo della gravina.
Gravina di San Marco a Massafra: il cuore pulsante di quella che gli antichi soprannominarono il “Paradiso di Massafra”. A partire dal VI secolo, le pareti di roccia calcarenitica sono state scavate dall’uomo, trasformandosi in chiese rupestri, villaggi ipogei e insediamenti monacali. Massafra è il territorio più ricco di gravine della regione, con circa 11 gravine sul suo territorio, rendendola uno dei siti più importanti per lo studio della civiltà rupestre europea.
Gravina di Ginosa: si sviluppa attorno a due villaggi rupestri principali: il Casale e la Rivolta. Quest’ultimo consiste in oltre sessanta case scavate nella roccia disposte su cinque livelli sovrapposti, ancora visibili. Durante il Medioevo, comunità completamente sviluppate emersero in questo burrone creando villaggi sorprendentemente complessi semplicemente scavando la roccia a diversi livelli.
Altre gravine importanti: Castellaneta (circondata su tre lati dalla Gravina Grande e unica dove scorre l’acqua), Palagianello (più attrezzata con aree pic-nic e sentieri segnalati), Mottola (affacciata sul Mare Jonio da 387 metri di altitudine), e la Gravina di Riggio presso Grottaglie (valle lunga 1.300 metri e profonda 25 metri).
La civiltà rupestre: storia e insediamenti
Le gravine offrirono sin dall’antichità ripari naturali e difese strategiche, favorendo la nascita di numerosi insediamenti lungo le loro pareti. L’uomo preistorico scavò il calcare tufaceo lungo le pareti digradanti, creando centinaia di grotte e antri intricati che furono abitati dal III millennio a.C. fino a tutto l’Ottocento, trasformati ed adattati ad usi diversi dai popoli della Magna Grecia fino all’epoca moderna.
Le grotte naturali ospitarono abitazioni rupestri, luoghi di culto e necropoli, in molti casi utilizzati senza interruzione dal periodo preistorico fino al Medioevo. La presenza di acqua, sia superficiale sia sotterranea, rappresentò un ulteriore fattore di attrazione per l’uomo. Durante l’Alto Medioevo, le grotte di origine carsica vennero inizialmente utilizzate come abitazioni, poi trasformate in luoghi di culto, generando una struttura urbana verticale unica nel suo genere con abitazioni-grotta, celle monastiche, ipogei piramidali e depositi agricoli scavati nelle pareti rocciose.
A partire dal IX secolo, monaci basiliani in fuga dalle persecuzioni iconoclaste si installarono nelle gravine in cerca di raccoglimento, ascesi e distacco dalle cose terrene. Costruirono all’interno delle grotte stalle, mulini, chiese, scale e letti, tutti interamente ricavati dalla roccia. La distribuzione verticale dei villaggi rupestri, con case scavate a diversi livelli collegati fra loro, rappresenta una soluzione urbanistica straordinaria. Molti di questi ambienti erano originariamente adibiti a magazzini, stalle e depositi per attrezzi agricoli, riflettendo un’economia basata sullo sfruttamento agricolo del territorio.
Durante il Medioevo, inoltre, le gravine divennero ospiti di comunità religiose che vi lasciarono tracce indelebili: affreschi bizantini, cripte dedicate a santi, e testimonianze della ritualità cristiana primitiva. Le chiese rupestri, con i loro affreschi di Cristi, Arcangeli guerrieri e Madonne col Bambino, costituiscono uno straordinario patrimonio artistico medievale spesso ancora inedito.
Flora e fauna: ecosistema di biodiversità
Grazie alle condizioni ambientali particolari e alla difficoltà di accesso, le gravine costituiscono rifugi ecologici di grande importanza. La natura calcarea del substrato e le particolari condizioni climatiche spiegano la diffusa fenomenologia carsica, caratterizzata da scarsa disponibilità idrica superficiale ma da ricche riserve sotterranee.
Vegetazione: la flora è costituita prevalentemente dalla macchia mediterranea, con arbusti di lentischio, mirto, fillirea e alaterno che si insinuano fra rocce e anfratti. Ospita anche pini d’Aleppo, cisti, roverelle, lecci, olmi, corbezzoli, fichi e sambuchi. Gli speciali habitat della gravina consentono la crescita di specie rare e trans-adriatiche. In primavera, i sentieri si colorano delle variopinte fioriture di orchidee selvatiche, mentre sulle pareti rocciose cresce l’endemica Campanula versicolor con i suoi fiori viola pallido. Nelle gravine si trovano anche orchidee spontanee, caprifoglio, ciclamini, biancospino, rose selvatiche, melograno e cotogno.
Fauna avicola: la gravina è un vero scrigno di biodiversità, specialmente dal punto di vista ornitologico. Tra gli uccelli presenti figurano specie di grande importanza conservazionistica: il Capovaccaio (avvoltoio degli egizi) che in primavera migra dall’Africa, la Cicogna Nera tornata a nidificare negli ultimi anni, la Poiana, il Biancone, il Gufo Reale, il Corvo imperiale, diversi tipi di Falchi (gheppio, nibbio reale e nibbio bruno, pellegrino, grillaio, lanario), la Ghiandaia, il Passero solitario, il Gufo comune, la Civetta, il Barbagianni e l’Assiolo. La gravina è stata inserita tra le aree IBA (Important Bird Areas) da BirdLife International per la custodia di specie ad altissimo rischio di estinzione.
Fauna terrestre: sono presenti molte specie di animali rari come il Tasso, la Faina, la Volpe, l’Istrice, la Donnola e il Gatto selvatico. Negli stagni presenti nelle gravine vivono l’Ululone dal ventre giallo (tipico delle gravine dell’Italia meridionale), la Rana verde italiana, il Tritone italico, il Rospo smeraldino e la Raganella italiana. Sono inoltre diffusi pipistrelli di varie specie quali Rinolofi, Vespertilii e Miniotteri.
Il Parco Naturale Regionale Terra delle Gravine
Per la loro rilevanza paesaggistica, naturalistica e storico-archeologica, le gravine sono oggi tutelate all’interno del Parco Naturale Regionale “Terra delle Gravine”, istituito nel 2005 per conservare questo patrimonio unico della Puglia e favorire un equilibrio sostenibile tra uomo e ambiente. Il parco si estende su 28 mila ettari di territorio tra le province di Taranto, Brindisi e Matera, incastonato tra l’altopiano della Murgia tarantina e il Mare Jonio.
Comprende i comuni di Ginosa, Laterza, Castellaneta, Palagianello, Mottola, Palagiano, Massafra, Crispiano, Statte e Grottaglie. L’area è riconosciuta come Sito di Interesse Comunitario (SIC) e Zona di Protezione Speciale (ZPS) nell’ambito della rete Natura 2000, il principale strumento dell’Unione Europea per la tutela della biodiversità. La Gravina di Laterza è gestita dalla LIPU dal 1999 come oasi protetta.
Come visitare le gravine: trekking e escursioni
Escursioni sui bordi: i sentieri superiori offrono panorami mozzafiato e sono più accessibili. Il Sentiero n.3 dell’Oasi LIPU di Laterza è uno dei percorsi più noti: circa 11 chilometri che costeggia il bordo della gravina, permettendo di ammirare il canyon e la vegetazione circostante. La visita dal ciglio è possibile quasi ovunque dai borghi principali, con accessi liberi dai ponti e dalle terrazze che sovrastano le gole.
Escursioni nel fondo: per esplorazioni più impegnative, è possibile partecipare a escursioni guidate che scendono fino al fondo del canyon. Questi percorsi durano circa 6 ore, coprono una distanza complessiva di circa 7 chilometri e regalano la prospettiva unica di camminare tra le imponenti pareti di roccia bianca levigata dall’acqua. La parte bassa della valle è un territorio vergine, a tratti inesplorato, che incanta con lo spettacolo di grossi massi bianchi completamente levigati.
Mountain bike e trekking urbano: è possibile visitare le gravine in mountain bike lungo itinerari che si snodano attraverso i caratteristici tratturi e sentieri fino ad arrivare a splendidi affacci panoramici. Alcuni borghi, come Massafra, offrono trekking urbano fra chiese rupestri, villaggi ipogei e panorami spettacolari.
Visite guidate e organizzazione pratica: per un’esperienza più completa e sicura è consigliabile affidarsi alle visite guidate organizzate da guide esperte, in particolare quelle della LIPU per la Gravina di Laterza. Si consiglia sempre di indossare scarpe da trekking e abbigliamento comodo, e di portare acqua in abbondanza, soprattutto nei mesi più caldi. In estate, la fauna si concentra nel fondo della gravina dove l’ombra e i boschi di Leccio rendono l’afa più sopportabile. La migliore stagione per visitare è la primavera e l’autunno, quando il clima è temperato.
Monumenti e chiese rupestri
Le gravine del Tarantino ospitano un patrimonio straordinario di chiese rupestri affrescate. La Chiesa-cripta di San Marco a Massafra è considerata la meglio conservata delle cripte cittadine, con struttura a tre navate divisa da due pilastri centrali e accesso attraverso un profondo nartece con due arcosoli. Lungo i costoni della Gravina di San Marco si sviluppa una vegetazione spontanea rigogliosa insieme con orti, giardini e coltivazioni, e sono disseminate numerose testimonianze della civiltà rupestre medievale.
A Ginosa, il Villaggio Rivolta rappresenta una meraviglia urbana verticale con oltre sessanta case scavate nella roccia su cinque livelli sovrapposti, ancora visibili e accessibili. A Mottola si trova la Chiesa di San Nicola, considerata la “Cappella Sistina della civiltà rupestre” per i suoi affreschi del Giudizio Universale. Grottaglie ospita il Quartiere delle Ceramiche (li Camenn’re), un dedalo affascinante di corti e botteghe scavate nella roccia lungo la gravina di San Giorgio, con oltre settanta botteghe artigianali ancora attive.
La civiltà rurale e contadina
Accanto alla “civiltà rupestre” in tutta la Puglia si è sviluppata in epoche più recenti una “civiltà contadina” che ha costituito un nuovo sistema di vita esemplificato visivamente dalle masserie e dai trulli che animano il paesaggio agricolo. Queste strutture, che spesso si integrano fra loro, sono nate dall’esigenza di una presenza costante in un territorio aspro e avaro. Le campagne sono oggi un alternarsi di distese di verde e di muretti a secco, di bassi vigneti e di terra rossiccia che affiora fra i filari, di ulivi millenari che costituiscono veri bizzarri monumenti della natura.
La terra delle gravine è quindi un paesaggio esemplificativo della “civiltà rurale”, dove convivono cultura materiale e immateriale, patrimonio naturale, geologico, archeologico, paesaggistico, religiosità, tradizioni, riti, antichi saperi e sapori, coniugati con saperi, produzioni e ritmi della modernità.
Tesori archeologici: il MarTa di Taranto
Oltre alle testimonianze della civiltà rupestre, il territorio ha altre straordinarie risorse storico-archeologiche come quelle della civiltà della Magna Grecia, conservate al MarTa, il Museo Nazionale Archeologico di Taranto, fra i più importanti in Italia. La straordinaria collezione dei cosiddetti “ori di Taranto” comprende anelli con sigillo, bracciali, orecchini, diademi a foglia di quercia di stupefacente bellezza, provenienti dalle necropoli del IV e III secolo a.C., dalle tombe e dai monumenti funerari fino all’epoca della romanizzazione della città.
Informazioni pratiche per la visita
Come raggiungere l’area: le gravine si trovano nell’entroterra tarantino, nella provincia di Taranto, comprese tra l’altopiano delle Murge e il Mare Jonio. Sono facilmente raggiungibili dai comuni della zona: Massafra (circa 20 km a nord di Taranto), Laterza, Ginosa, Castellaneta, Mottola e gli altri paesi inclusi nel parco.
Periodo migliore: la primavera offre le fioriture più spettacolari e temperature gradevoli, mentre l’autunno regala paesaggi suggestivi e fauna più attiva. L’estate può essere calda, soprattutto al fondo delle gravine, mentre l’inverno è meno adatto per escursioni impegnative.
Contatti utili: per informazioni sulla Gravina di Laterza e l’Oasi LIPU, è possibile contattare il responsabile dell’oasi al numero 339.3311947. Gli Uffici Turistici dei singoli comuni forniscono informazioni dettagliate su sentieri, chiese rupestri visitabili e escursioni guidate organizzate localmente.
Attrezzatura consigliata: scarpe da trekking robuste, abbigliamento comodo e a strati, acqua in abbondanza, protezione solare, macchina fotografica. Per escursioni nel fondo è necessaria preparazione fisica adeguata e guida esperta.
Conservazione e sfide attuali
Le gravine antropizzate del arco jonico-tarantino presentano uno stato di degrado dovuto all’abbandono prolungato durante il secolo scorso. Nel corso del tempo le gravine sono state gradualmente abbandonate, interrompendo una continuità d’uso millenaria. Tutto questo patrimonio rischia di scomparire a causa del degrado provocato da alcuni crolli nel corso dei millenni, ma soprattutto dall’inquinamento determinato dall’espansione della popolazione nelle città che sovrastano le gravine. Tuttavia, l’istituzione del Parco Naturale Regionale Terra delle Gravine rappresenta un importante passo verso la tutela e la valorizzazione di questo straordinario patrimonio naturale, culturale e archeologico.
Foto: GiovanniCzz — CC BY-SA 4.0 (Wikimedia Commons)
