La maiolica laertina: storia, tecniche e maestri di un’arte ceramica straordinaria

La maiolica laertina è una delle forme d’arte ceramica più prestigiose d’Italia, una tradizione che ha trasformato il piccolo centro della Murgia barese in una capitale riconosciuta internazionalmente dell’artigianato ceramico. A differenza di molte ceramiche tradizionali classificabili come arti popolari, la maiolica di Laterza ha sempre abbracciato un profondo aspetto artistico e creativo, distinguendosi per la qualità dei dettagli e l’unicità di ogni pezzo realizzato. Dalle corti borboniche ai musei di Londra e San Pietroburgo, questa ceramica continua a raccontare storie di maestria, bellezza e dedizione.

Le origini e il decollo nel Cinquecento

Sebbene Laterza vanti una tradizione ceramica che affonda le radici negli insediamenti della Magna Grecia e dell’epoca romana, è nel Cinquecento che assistiamo al vero decollo della maiolica laertina. La testimonianza più significativa viene dallo storico Geronimo Marciano, il quale registra che nel 1500 a Laterza si creassero vasi pregiati simili a quelli di Faenza. Questo riconoscimento è fondamentale: colloca Laterza nel novero dei centri ceramici più importanti della penisola, equiparandola alle celebri fornaci emiliane.

La tecnica che distingue la maiolica laertina dalle produzioni ceramiche più antiche è il bianco rivestimento stannifero, cioè una copertura di stagno ricoperta di vernice lucida e smalto solidificato a calcio. Questo procedimento, trasmesso fino ai giorni nostri, conferisce al prodotto finale un’estetica inconfondibile: una base bianca lattiginosa su cui si depositano i decori, con effetti luminosi straordinari.

L’apogeo barocco tra il Seicento e il Settecento

Il periodo di maggior splendore della maiolica laertina coincide con l’epoca barocca. Nel 1757, secondo il catasto onciario dell’epoca, il territorio contava ben 45 fornaci e 48 botteghe nelle quali operavano vasai e pittori specializzati. Una concentrazione di maestri artigiani che non ha paragoni nel territorio pugliese e che ha fatto di Laterza un vero polo di eccellenza ceramica.

È in questo contesto che fioriscono gli stili decorativi più caratteristici della tradizione laertina. Il primo tra questi è lo stile compendiario, importato da Faenza nel Cinquecento, che consente di realizzare opere utilizzando pochi elementi e pochi colori, prevalentemente il blu e il giallo su fondo bianco, come uno schizzo elegante e sintetico. Ma gli artigiani laertini non si fermano qui: dagli inizi del Seicento sviluppano uno stile istoriato propriamente laertino, caratterizzato dalla monocromia turchina su smalto bianco, con sfumature che variano dal celeste all’azzurro più intenso. Il giallo e il verde compaiono raramente. Questo istoriato laertino preferisce rappresentare scene cavalleresche, ispirando i propri soggetti da modelli iconografici tratti da incisioni del Cinquecento e del Seicento, nonché da temi biblici, mitologici e scene di caccia.

I maestri della tradizione: Angelo Antonio D’Alessandro e i suoi contemporanei

Il volto più eminente della ceramica laertina è indubbiamente il sacerdote Angelo Antonio D’Alessandro, nato a Laterza il 1642 e morto nel 1717. D’Alessandro rappresenta il culmine artistico della tradizione maiolicara laertina, creando opere di straordinaria qualità sia dal punto di vista tecnico che estetico. Le sue mani hanno plasmato coppe da parata, piatti cerimoniali e pezzi di grande valore decorativo, spesso caratterizzati da motivi vegetali ritorti, margherite in monocromia turchina e raffigurazioni di personaggi con volti dolcissimi e lunghe capigliature, elementi stilistici che diventano il marchio inconfondibile delle creazioni alessandriane.

Accanto a D’Alessandro operavano numerosi altri maestri di eccelso valore: Vito Perrone, Aloisio, Mineo, Collocola, Mela e Russo. Leonardo Antonio Collocola, plausibilmente sacerdote, è particolarmente noto per una serie di mattonelle decorate che venivano collocate accanto ai portali d’ingresso delle abitazioni notabili. La ricchezza di questi cataloghi artigianali testimonia come la maiolica laertina fosse già un’espressione collettiva, non il frutto del talento di un singolo genio, ma il risultato di una comunità intera dedita all’eccellenza.

Durante il periodo che va dal 1670 al 1690, i maestri laertini ricevevano importanti commissioni dalle corti borboniche e dal Vaticano, come dimostrato dalle maioliche decorate con stemmi gentilizi conservate oggi in musei francesi e londinesi. Questi incarichi, oltre a generare prosperità economica, contribuivano a consolidare la fama internazionale della maiolica laertina.

Le forme ceramiche: varietà e funzioni

La duttilità dell’argilla del territorio laertino ha permesso ai maestri di realizzare una straordinaria varietà di forme. Dalle maioliche da parata o da pompa, destinate a scopi prevalentemente decorativi e prestigiosi, ai vasi da farmacia, gli albarelli, le bottiglie, le acquasantiere e gli stemmi ceramici: ogni forma rispondeva a una funzione precisa, ma allo stesso tempo assurgeva al rango di opera d’arte. I manufatti illustravano vari aspetti della civiltà laertina nelle diverse epoche, utilizzando una tavolozza cromatica e formale che si evolve nel corso dei secoli. La qualità materica e pittorica raggiunse altissimi livelli con l’uso dello smalto stannifero e di un abbondante repertorio iconografico.

Il declino e la rinascita contemporanea

Verso la fine del Settecento, l’attività ceramica a Laterza cominciò a scemare nella quantità, principalmente a causa dell’assenza di mecenati che potessero incoraggiare la pratica dell’arte figulina. L’Ottocento vide un ulteriore declino, con il progressivo abbandono della tradizione. Tuttavia, a partire dai primi anni Duemila, la produzione di maiolica a Laterza ha ripreso vigore. Attualmente sul territorio sono presenti quattro imprese artigiane dedicate alla ceramica, un Liceo Artistico aperto nel 2001 che forma nuove generazioni all’arte maiolicara, e il Museo Civico dei Padri e della Maiolica, istituito nel 2011, che conserva e espone le testimonianze più significative del passato.

Un caso particolarmente interessante di reinvenzione contemporanea è rappresentato da Grottega, laboratorio aperto nel 2017 in una vecchia bottega recuperata nel centro storico, nei pressi del rione Mesola. Questo atelier rappresenta una nuova stagione per la maiolica di Laterza: produce ceramica artistica contemporanea reinterpretando i codici, le tecniche e gli stili della tradizione in chiave moderna, utilizzando anche tecnologie innovative come la stampa 3D. Ancora oggi, artigiani come Dominique Parisi realizzano ogni pezzo come se fosse un’opera d’arte in sé, dipingendo a mano i decori con colori vivaci ispirati dalla natura circostante e dalla ricca storia locale.

Caratteristiche stilistiche e ornamentali

Gli elementi distintivi della maiolica di Laterza includono il caratteristico colore bianco lattiginoso, spesso adornato con vivaci motivi floreali, cavallerie e dame aristocratiche nelle tonalità del turchese. Margherite delicate, tralci vegetali astrattamente tratteggiati, stemmi gentilizi e scene narrative costituiscono il linguaggio decorativo ricorrente. La stesura cromatica è elegante e sobria: prevalentemente turchina su smalto bianco con interventi limitati di giallo e verde, con particolare raffinatezza nella fine del Settecento.

Ogni pezzo è realizzato a mano con una cura straordinaria per i dettagli. Ogni ceramista immerge la propria creatività nella produzione, spesso creando opere uniche che portano con sé la firma distintiva dell’autore. In questo aspetto, la maiolica laertina si distingue definitivamente dalle ceramiche funzionali: è arte vera e propria, un’espressione personalissima che unisce identità, ricerca e visione artigianale.

Riconoscimenti e conservazione

La maiolica di Laterza è tutelata dal marchio CAT (Ceramica Artistica Tradizionale) istituito nel 1997 per ministeriale decreto dall’allora Ministero del Commercio, Industria e Artigianato italiano. Nel 2005, Laterza è stata riconosciuta dal MISE come città di antica e affermata tradizione ceramica ed è iscritta nell’Associazione Italiana Città della Ceramica.

Le testimonianze più preziose della maiolica laertina dei secoli XVII-XVIII si trovano oggi in musei internazionali di prestigio: il Victoria and Albert Museum di Londra custodisce un piatto di Vito Perrone datato 1692, l’Ermitage di San Pietroburgo, il Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza, oltre a collezioni private di grande valore. All’interno di Laterza, il Museo Civico dei Padri e della Maiolica (MuMa), allestito in Palazzo Marchesale, raccoglie le opere più significative della tradizione locale, permettendo ai visitatori di ammirare la continuità creativa da Angelo Antonio D’Alessandro fino ai contemporanei.

Visitare e acquistare maiolica laertina

Per gli appassionati e i collezionisti di arte ceramica, Laterza offre diverse possibilità di immersione nella tradizione maiolicara. Il Museo Civico dei Padri e della Maiolica rappresenta la porta d’accesso più diretta alla storia: permette di ammirare i capolavori di Angelo Antonio D’Alessandro e dei maestri del passato, osservando da vicino le tecniche esecutive e l’evoluzione degli stili decorativi nei secoli. Le botteghe artigianali contemporanee, sparse nel centro storico, offrono la possibilità di acquistare pezzi realizzati secondo la tradizione oppure creazioni contemporanee che reinterpretano gli antichi linguaggi formali. Grottega rappresenta un esempio particolarmente interessante di questa nuova tendenza, con laboratorio e showroom fruibili al pubblico.

Laterza rimane un raro esempio di mestiere antico rimasto fedele alle proprie radici artistiche, mentre si apre con creatività verso il presente. La sua maiolica non è semplice ceramica funzionale, ma un simbolo vivente di identità culturale, un ponte tra passato e presente che continua a ispirare nuove generazioni di artigiani e a meravigliare collezionisti in ogni parte del mondo.

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