Martina Franca: l’architettura barocca tra il Seicento e il Settecento

Un’epoca di splendore: il XVII e il XVIII secolo

Il XVII e XVIII secolo segnarono l’epoca d’oro di Martina Franca. La città si arricchì grazie al commercio e all’agricoltura, mentre le famiglie nobili fecero a gara per abbellirla con splendidi palazzi barocchi, costruendo chiese eleganti e dimore signorili. Fu un’epoca di grande sviluppo economico che si tradusse in una vera e propria rivoluzione urbanistica e artistica. Quando Martina Franca divenne ducato dei Caracciolo nel 1507, iniziò una progressiva trasformazione urbana che culminò nel periodo più glorioso: il Settecento. Camminare per le vie del centro storico significa immergersi in un’atmosfera sospesa nel tempo, dove ogni palazzo barocco, ogni balcone in ferro battuto, ogni scultura decorativa sussurra storie di famiglie nobili e del genio artistico che caratterizzò l’Italia dei secoli XVII e XVIII.

Le caratteristiche dello stile barocco di Martina Franca

Martina Franca si distingue dalle altre città pugliesi per una particolare leggerezza formale e per l’uso della pietra bianca locale, che conferisce alle facciate una luminosità unica. L’architettura barocca martinese si caratterizza per la sua sobria eleganza: balconi con decorazioni elaborate, portali ricchi di stemmi e maschere apotropaiche, cornici traforate e decorate caratterizzano ogni edificio. Le stradine lastricate di marmo, le casette bianche e i negozietti affascinano gli amanti dell’arte barocca. Il centro storico presenta una pianta quasi circolare, delimitata da un ampio viale che segue il tracciato delle mura antiche, ed è caratterizzato da uno stile barocco sobrio e elegante. Balconi in ferro battuto con forme fantasiose, portali e facciate decorate con motivi elaborati rappresentano la grammatica decorativa distintiva della città.

Il Palazzo Ducale: simbolo del potere e dell’arte

Il Palazzo Ducale di Martina Franca sorge maestoso sulla piazza Roma, al centro della Valle d’Itria. Non è semplicemente un palazzo nobiliare, ma una dichiarazione di potere e una testimonianza del genio artistico che caratterizzò il Seicento italiano. La storia del Palazzo inizia molti secoli prima del 1668: sul sito dove oggi sorge stava in piedi un antico castello medievale, costruito nel 1388 da Raimondo Orsini del Balzo, principe di Taranto e conte di Lecce.

Nel 1668, Petracone V Caracciolo, ottavo duca di Martina Franca, decise di compiere un atto straordinario. Volle demolire completamente il vecchio castello medievale e costruire al suo posto una struttura completamente nuova, un palazzo che incarnasse lo splendore della famiglia e il nuovo linguaggio architettonico del tardo manierismo e primo barocco. L’impresa fu colossale: Petracone V incaricò l’architetto Giovanni Andrea Carducci, un maestro bergamasco, di realizzare il progetto. Il disegno stesso fu sottoposto all’approvazione di Gianlorenzo Bernini, il genio romano che dominava il panorama architettonico italiano dell’epoca. Sebbene per lungo tempo la paternità del Palazzo Ducale fu attribuita al grande Bernini, in realtà a lui andava il merito di aver approvato il disegno su cui lavorarono maestranze locali dirette da Carducci.

La facciata principale del Palazzo Ducale è un capolavoro di stile tardo-manieristico che si spinge verso il barocco. Presenta una caratteristica pianta a “U” aperta verso la campagna e un’alta facciata barocca che guarda la piazza, caratterizzata da una lunga balconata in ferro battuto e un portale abbellito da maschere apotropaiche. La residenza giganteggia in Piazza Roma con la facciata scandita da eleganti lesene, ripartita da una scenografica balconata che corre lungo tutto il Piano Nobile. In asse con il portale d’accesso si notano le curiose mensole che sorreggono il balcone del Piano Nobile, scolpite a forma di mascheroni apotropaici occhialuti. Tra una mensola e l’altra si alternano metope scolpite con elementi militareschi di indubbio valore celebrativo della famiglia.

I costi dell’impresa si rivelarono così ingenti che Petracone V riuscì a completare solo il piano terra e l’ammezzato, lasciando incompiuto il piano nobile. Il palazzo divenne così un’eredità e una sfida per le generazioni successive. I lavori furono ripresi dal figlio Francesco II nel 1704 e completati solo nel 1773 dal pronipote Francesco III, che fece realizzare l’ala orientale. L’ala occidentale fu aggiunta solo nel diciannovesimo secolo, mentre l’ala posteriore, non prevista nel progetto originario, venne innalzata ancora più tardi. Osservando l’atrio centrale da cui si vedono le quattro facciate interne, è possibile scorgere questa storia travagliata: ogni ala è un capitolo diverso, ogni periodo costruttivo ha lasciato il suo segno.

Gli affreschi di Domenico Carella: la decorazione pittorica

Nel 1776, il pittore Domenico Carella e i suoi allievi trasformarono le stanze con affreschi straordinari che ancora oggi incantano i visitatori. Carella, nato a Francavilla Fontana nel 1721 e formatosi nella bottega del Solimena a Napoli, era uno dei pittori più rinomati della Puglia settecentesca. Le sale che dipinse riflettono i gusti dell’epoca e la cultura raffinata di Martina Franca nel suo momento di massimo splendore. Se all’esterno il Palazzo Ducale è la rappresentazione plastica del potere politico e militare, all’interno la struttura incanta con le sale affrescate che alternano scene epiche a momenti di quotidiana nobiltà, frammenti di profonda spiritualità biblica a suggestive scene amorose. La Sala dell’Arcadia e la Sala del Mito (o Sala delle Metamorfosi di Ovidio) rappresentano il vertice della decorazione pittorica. Nella Foresteria, recentemente restaurata, è stata scoperta una volta interamente decorata con la tecnica della quadratura, una pittura barocca che crea architetture e prospettive illusionistiche. Lo spazio è scandito da imponenti colonne marmoree rosse e verdi interamente dipinte, che si aprono su finte cupole e scorci di cielo.

La Basilica di San Martino: il capolavoro dell’architettura sacra

La Basilica di San Martino è senza dubbio il monumento più iconico del centro storico e il simbolo monumentale dell’intera città. Eretta tra 1747 e 1767 su progetto dell’architetto Giovanni Vincenzo Pipi, sorge su una precedente chiesa romanica. La chiesa domina lo spazio urbano con la sua imponente facciata barocca alta 37 metri, che rappresenta uno dei vertici dell’architettura sacra pugliese. La facciata imponente è realizzata con la pietra calcarea locale e si divide in due ordini arricchiti da paraste con capitelli misti. L’ingresso principale è in linea con il balcone situato al di sopra, con uno sviluppo longitudinale del modulo accentuato da una cornice traforata e decorata. Le paraste, elemento ricorrente della grammatica barocca locale, dialogano continuamente con lo spazio urbano, suddividendo le facciate in campate ben proporzionate e evidenziando la geometria ordinata dello spazio pubblico. Sopra il portale d’ingresso spicca una scultura straordinaria che raffigura San Martino mentre divide il suo mantello con un povero, una rappresentazione che incarna i valori cristiani e la devozione della comunità martinese al santo patrono, San Martino di Tours. All’interno, il visitatore rimane affascinato dalla ricchezza decorativa: dalla statua sull’altare maggiore alla vetrata al di sopra dell’altare, San Martino compare ripetutamente, testimonianza dell’importanza spirituale che la figura del santo riveste nella città. Nel 1998, la chiesa è stata elevata al rango di Basilica, un riconoscimento che sottolinea la sua rilevanza storica e spirituale.

Piazza Plebiscito e il potere civile barocco

Piazza Plebiscito è una delle piazze più belle di Martina Franca, circondata da edifici storici con molti caffè e ristoranti, creando un’atmosfera vivace ma piacevole. Nel 1478, il re Ferdinando d’Aragona concesse a Martina Franca il privilegio di amministrarsi tramite l’Università, un’istituzione politica fondamentale che assicurava ai cittadini pari diritti e senza distinzioni sociali. Proprio questa piazza fu scelta come sede del potere politico locale, simbolicamente vicina alla chiesa matrice di San Martino che rappresentava il potere religioso. Nel XVII e XVIII secolo, durante l’epoca d’oro della dominazione dei Caracciolo, la piazza assunse progressivamente l’aspetto sontuoso e ordinato che ancora oggi ammiriamo, trasformandosi nel palcoscenico della grandezza barocca martinese. L’architettura di Piazza Plebiscito è la quintessenza dello stile barocco e rococò pugliesino.

Sul lato destro della piazza si affacciano due edifici di straordinaria importanza civile: il Palazzo dell’Università e la Torre Civica. Il Palazzo dell’Università è un edificio settecentesco che si erge sulla facciata della piazza principale, diviso in cinque campate precisamente evidenziate da paraste in pietra. Realizzato tra 1734 e 1761 con la rielaborazione dei decori barocchi, rappresenta la sede storica dell’istituzione che Ferdinando d’Aragona aveva concesso nel 1478 per l’amministrazione locale. La Torre Civica con l’orologio del 1734 cattura l’attenzione con la sua imponenza. Oggi il palazzo è sede della Società Artigiana, un’associazione di mutuo soccorso.

I palazzi nobiliari del centro storico

Oltre al Palazzo Ducale, nel centro storico si trovano numerosi altri palazzi barocchi di grande valore. Il Palazzo Marinosci, eretto nel 1744, è noto per le balconate sagomate; il Palazzo Blasi, costruito nel 1774, si distingue per le balconate in ferro battuto; il Palazzo Torricella, edificato nel 1749, è notevole per le forme variegate dei balconcini laterali. Nel centro storico si trovano anche il Palazzo Torricella, Palazzo Nardelli e Palazzo Barnaba, ciascuno con caratteristiche architettoniche uniche. Questi edifici signorili impreziosiscono il borgo insieme al Palazzo Ducale più famoso. Piazza Maria Immacolata rappresenta un fascino architettonico con i suoi portici progettati da Davide Conversano, circondata dai palazzi Fanelli, Caramia e Marino Motolese.

La Chiesa di San Domenico: l’influenza del barocco leccese

La Chiesa di San Domenico è un complesso architettonico costituito dalla chiesa e dall’annesso convento del XV secolo. Il progetto della chiesa fu realizzato dal monaco domenicano fra’ Antonio Cantalupi, ma l’ispirazione stilistica proviene chiaramente dal barocco leccese: infatti, uno dei committenti iniziali era di origine leccese e, avendosi stabilito a Martina Franca, diffuse i canoni estetici della sua terra natia. Questa influenza leccese si manifesta soprattutto nell’originalità dei capitelli antropomorfi del primo ordine, che raffigurano sirene alate circondate da foglie di acanto e festoni di melograni, direttamente ispirati ai capitelli del Palazzo del Seminario a Lecce, costruito nella seconda metà del XVII secolo. La facciata si suddivide in due ordini, arricchiti da paraste e collegati da variegati elementi decorativi. Il portale di ingresso, delimitato da una raffinata modanatura, sorregge sulla trabeazione lo stemma del Vaticano (le due chiavi incrociate) e lateralmente è abbellito da due volute sulle cui sommità sono posizionati due putti nell’atto di suonare. Il chiostro è caratterizzato da un’architettura sobria ma elegante: le arcate ogivali sono rette da rozzi pilastri a fusto ottagonale o circolare, coronati da capitelli semplici. Durante i lavori di restauro sono stati rinvenuti affreschi di notevole bellezza e pregevole fattura sulle volte del chiostro, testimonianza della ricchezza decorativa che caratterizzava gli spazi conventuali.

Come visitare: orari e informazioni pratiche

Per apprezzare pienamente l’architettura barocca di Martina Franca è consigliabile dedicare almeno una giornata intera alla visita. Un tour a piedi del centro storico è il modo migliore per apprezzare l’architettura barocca della città. Si consiglia di iniziare dalla Porta Sant’Antonio e seguire le vie tortuose fino alla Basilica di San Martino. Un’altra opzione è parcheggiare il car vicino all’area di Villa Garibaldi e raggiungere a piedi Piazza XX Settembre, l’ingresso principale al centro storico attraverso Porta di Santo Stefano.

Per il Palazzo Ducale, gli orari di apertura variano secondo la stagione. Dal 1 gennaio al 15 giugno è aperto da lunedì a venerdì dalle 9:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 18:00 (martedì, giovedì, venerdì); sabato e domenica dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 17:00 alle 19:00. Nel periodo estivo, dal 16 giugno al 30 settembre, rimane aperto da lunedì a venerdì dalle 9:00 alle 20:00 e sabato-domenica dalle 10:00 alle 20:00. Dal 1 ottobre al 31 dicembre si ritorna agli orari invernali. L’ingresso alle sale pubbliche è gratuito, sebbene l’accesso possa essere limitato a causa della presenza degli uffici comunali. Una visita consapevole richiede almeno due ore per apprezzare pienamente l’architettura esterna e le sale affrescate. Il Palazzo si integra perfettamente in un percorso più ampio che include la Basilica di San Martino, uno dei capolavori del barocco pugliese, e le altre dimore gentilizie del centro storico con i loro portali barocchi.

Per la Chiesa di San Domenico, si consiglia di contattare la parrocchia locale o di consultare il sito della Fondazione Paolo Grassi, che gestisce parte della struttura e organizza frequentemente visite guidate e iniziative culturali.

Consigli pratici per la visita

È consigliabile visitare il centro storico durante i mesi meno caldi (da ottobre ad aprile) per una maggiore comodità, anche se l’estate offre orari più lunghi di apertura. Puoi permetterti tranquillamente di girovagare senza meta nel centro storico; perdersi è piuttosto difficile e qualora tu giunga a uno dei tanti vicoli ciechi, non dovrai far altro che voltarti e tornare sui tuoi passi fino a riprendere via Vittorio Emanuele, la strada principale che ti porta a tu per tu con la meravigliosa architettura barocca della Basilica di San Martino. Esplora Piazza Maria Immacolata, cuore pulsante del centro, e scopri gli scorci caratteristici che si nascondono dietro ogni angolo. Non perdete Piazza Roma, il salotto della città, dove si trova il maestoso Palazzo Ducale. Ricorda che il Palazzo Ducale oggi è sede del Municipio e ospita esposizioni dedicate all’arte contadina e contemporanea, oltre a bellissimi affreschi che decorano le sale. Il palazzo è anche sede del Festival della Valle d’Itria, organizzato dal 1974 dal centro musicale “Paolo Grassi”, uno dei più popolari festival lirici d’Italia.

Lascia un commento