Mitilicoltura abusiva nel Mar Piccolo: sequestrate 20 tonnellate di cozze, tre denunce

Mar Piccolo di Taranto – La Polizia di Stato, la Guardia Costiera e l’Asl avrebbero individuato impianti realizzati senza autorizzazioni all’interno del demanio marittimo, con tre persone denunciate e sequestri di prodotto ittico e strutture abusive. L’operazione rientrerebbe negli sforzi di contrasto all’abusivismo nel settore della mitilicoltura, un fenomeno che continua a rappresentare una criticità nell’area del Mar Piccolo.

I dettagli dell’operazione

Grazie alla rilevazione delle coordinate geografiche mediante il sistema GPS in dotazione alla Guardia Costiera nel seno del Mar Piccolo sarebbe stata accertata la presenza di impianti abusivi destinati alla coltivazione di mitili, realizzati all’interno di una vasta area del demanio marittimo in assenza delle previste autorizzazioni e senza la necessaria concessione.

Nel corso dell’operazione sarebbero stati sottoposti a sequestro circa 40 chili di mitili, rinvenuti all’interno di un’autovettura nella disponibilità degli indagati, oltre a tre filari di cozze abusivamente installati in mare per complessivi 20 tonnellate.

Le denunce e le violazioni

Tre persone sarebbero state denunciate all’Autorità Giudiziaria in quanto ritenute presunte responsabili del reato di commercio abusivo di sostanze alimentari in cattivo stato di conservazione. Per due dei denunciati sarebbe scattato anche il deferimento all’Autorità Giudiziaria poiché ritenuti presunti responsabili delle violazioni al Codice della Navigazione, relative all’occupazione abusiva del demanio marittimo, e per invasione di terreni.

La questione del Mar Piccolo e i controlli

Il Mar Piccolo rappresenta un’area strategica per la mitilicoltura tarantina, ma continua a essere teatro di attività illecite. La Guardia Costiera avrebbe precedentemente intercettato e sequestrato 680 chilogrammi di mitili raccolti illegalmente nel primo seno del Mar Piccolo, area sottoposta a sequestro giudiziario dal 2021 per la presenza di impianti abusivi. Considerata la presenza accertata di diossine e PCB nella zona, i mitili sarebbero stati distrutti immediatamente per evitare rischi per la salute pubblica.

Gli interventi di controllo si iscriverebbero in un piano più ampio di contrasto alla mitilicoltura illegale, che vede impegnati Capitaneria di Porto, Prefettura, Comune, Asl e Autorità Giudiziaria in un tavolo tecnico dedicato a ridefinire i criteri di legalità, tracciabilità e sicurezza alimentare nella gestione degli impianti di allevamento.

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