San Cataldo, la sfida dell’apertura: il nodo del personale potrebbe frenare il nuovo ospedale

L’apertura del nuovo Ospedale San Cataldo di Taranto rappresenterebbe una sfida di portata storica per il sistema sanitario provinciale, ma il progetto correrebbe il rischio concreto di non decollare se non si risolvessero in fretta i nodi relativi alle assunzioni di personale. È quanto emerge dalle voci di allarme provenienti dagli ordini professionali e dai vertici regionali: l’ospedale dovrebbe avere 715 posti letto, 70 ambulatori e 19 sale operatorie, ma la sua operatività piena sarebbe legata a un fattore incontrovertibile—il personale.

I numeri delle assunzioni attese

Il San Cataldo dovrebbe ospitare reparti specialistici finora assenti in città e richiederebbe una massiccia assunzione di personale: oltre 1.300 nuove unità tra dirigenti medici e operatori sanitari del comparto. A queste si aggiungerebbero 530 operatori di Sanitaservice, la società in house delle ASL pugliesi che si occupa di servizi ausiliari. In totale, dunque, il progetto comporterebbe l’ingresso di circa 1.800 persone.

Verrebbero attivati reparti finora assenti, tra cui cardiochirurgia, chirurgia maxillofacciale, neuropsichiatria infantile, e servizi dedicati alla riabilitazione cardiologica e neurologica.

L’attesa delle autorizzazioni ministeriali

Nonostante i tempi stringenti, la procedura burocratica procederebbe a rilento. Secondo quanto riferito da fonti regionali, si starebbe aspettando l’autorizzazione del Ministero della Salute sull’assunzione del personale sanitario e di risorse economiche per far funzionare a pieno i servizi del nuovo ospedale San Cataldo. Una richiesta di finanziamenti in deroga per procedere con le assunzioni sarebbe stata inviata al ministero competente il 24 febbraio scorso.

La data di apertura, inizialmente fissata per maggio 2026, avrebbe subito uno slittamento verso luglio 2026 per l’accoglienza dei primi pazienti al San Cataldo, ulteriore segnale della complessità logistica del progetto.

La carenza cronica negli ospedali della provincia

Il problema del personale non sarebbe soltanto una questione di San Cataldo: la carenza di personale sanitario nei presidi ospedalieri della provincia di Taranto parrebbe insostenibile. All’SS Annunziata, al Moscati, all’Ospedale di Martina Franca, in quello di Manduria e al San Pio di Castellaneta mancherebbero medici, infermieri, operatori socio sanitari, ostetriche, tecnici di laboratorio.

Questa situazione starebbe mettendo a rischio la qualità dell’assistenza e la sicurezza dei lavoratori che verrebbero costretti a carichi di lavoro insostenibili e turni massacranti. Le assenze per pensionamenti, dimissioni, malattie, maternità, ecc. nella stragrande maggioranza dei casi non verrebbero rimpiazzate.

La fuga dei giovani professionisti verso il nord

Un ulteriore problema emergerebbe dalla dinamica occupazionale locale. Nelle prossime settimane presso il Polo formativo universitario di Taranto si laurerebbero circa 75 infermieri, molti dei quali avrebbero già le valigie pronte per le città del Nord, ennesima fuga di professionalità verso il settentrione a causa del blocco delle assunzioni nella regione.

Le carenze sarebbero acuite anche da fattori strutturali del mercato del lavoro: in Italia sussistirebbe un vero problema della scarsa attrattività della professione infermieristica che costringe gli infermieri a migrare nei Paesi confinanti dove le retribuzioni sarebbero nettamente più alte di quelle italiane.

Gli appelli e gli avvertimenti

Gli organi rappresentativi della sanità locale avrebbero lanciato appelli pressanti. Sul fronte del personale, secondo quanto riferito, servirebbero rinforzi. Sarebbe stata inoltrata un’interrogazione urgente all’assessore regionale alla sanità per chiedere di mettere in campo per la sanità della provincia di Taranto un massiccio e straordinario piano di assunzioni che consenta al nuovo ospedale San Cataldo di partire nei migliori dei modi e a tutti i presidi ospedalieri della provincia jonica di lavorare in condizioni di normalità.

Il rischio parrebbe concreto: se le assunzioni non verranno autorizzate e completate in tempo, la nuova struttura—capolavoro architettonico e tecnologico—potrebbe aprire solo parzialmente, riducendo l’impatto positivo atteso dalla comunità tarantina.

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