Nel pomeriggio di venerdì 30 maggio, intorno alle ore 14, si sarebbe consumato un nuovo episodio di violenza armata in via Verga, a pochi passi dalla clinica San Camillo, nel quartiere che da anni si trova al centro della cronaca cittadina per fatti di questo genere.
Un giovane di 25 anni residente a Statte sarebbe stato raggiunto da un colpo di pistola all’addome. Soccorso tempestivamente dal personale del 118, il ferito sarebbe stato trasportato d’urgenza al pronto soccorso dell’ospedale Santissima Annunziata, dove sarebbe stato ricoverato in codice rosso e sottoposto a un intervento chirurgico per l’estrazione del proiettile. Secondo le ultime informazioni disponibili, pur rimanendo in prognosi riservata, il giovane non sarebbe in pericolo di vita.
Sono intervenuti gli agenti della Polizia di Stato e il personale della Squadra Mobile, diretta dal dottor Antonio Serpico, con il supporto degli esperti della Polizia Scientifica. Secondo le prime ricostruzioni degli inquirenti, la sparatoria sarebbe maturata per futili motivi, anche se il movente risulterebbe ancora da accertare con precisione.
La svolta nelle indagini sarebbe arrivata nel giro di poche ore: un 26enne tarantino si sarebbe presentato spontaneamente negli uffici della Questura per costituirsi. La posizione del presunto responsabile sarebbe in fase di valutazione da parte dell’Autorità Giudiziaria.
L’episodio ha suscitato forti reazioni nel territorio. Il Coordinamento provinciale di Libera Taranto, attraverso una nota firmata da Remo Pezzuto, esprime forte preoccupazione per il ripetersi di episodi gravi nel territorio ionico. Il Coordinamento richiama anche il recente omicidio di Bakari Sako, avvenuto poche settimane fa e che ha profondamente colpito la comunità cittadina.
Secondo Libera, il nuovo episodio rappresenta un segnale che non può essere ignorato e che impone una riflessione più ampia sulle cause che alimentano il fenomeno della violenza. L’associazione antimafia chiede una reazione consapevole della comunità tarantina. Pur sottolineando l’importanza dell’attività investigativa e del lavoro delle forze dell’ordine, il Coordinamento evidenzia come il contrasto alla violenza richieda anche un forte coinvolgimento della società civile, sottolineando che «non bastano la repressione e l’intervento delle forze dell’ordine» e che «serve una comunità che scelga di non voltarsi dall’altra parte, che rompa il silenzio».
Nella nota viene espresso timore per una crescente assuefazione ai fenomeni di violenza e criminalità, ribadendo che «Taranto non può rassegnarsi all’idea che sparare o uccidere diventino strumenti ordinari di risoluzione dei conflitti».
Per Libera, «ogni episodio di violenza che passa nell’indifferenza rende tutti più deboli e lascia più spazio alla cultura della sopraffazione». Il Coordinamento prosegue con un appello alla riflessione collettiva su quale presente voglia vivere Taranto e quale futuro intenda costruire per le generazioni a venire.
Il quartiere Tamburi torna così al centro della cronaca nera cittadina. Storicamente il più popoloso di Taranto, da tempo si trova al centro di un difficile percorso di riqualificazione urbana e sociale. La comunità tarantina, secondo Libera, non può restare indifferente di fronte a questi episodi ripetuti di violenza armata.
