Un’operazione della Sezione Polizia Stradale di Taranto, coordinata dall’ispettore Leonardo Maiorino e in collaborazione con le Sezioni di Brindisi e Lecce, avrebbe portato all’esecuzione di sei ordinanze di custodia cautelare. Il provvedimento, disposto dalla giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Brindisi Vilma Gilli, avrebbe comportato due arresti in carcere, due ai domiciliari e due obblighi di firma.
In carcere sarebbero finiti Dario Nardelli, 44 anni, e Santo Ingrosso, 54 anni, entrambi di Latiano. Ai domiciliari sarebbero stati posti Cristian Ciciriello, 30 anni di Brindisi, e Pierluigi Calignano, 35 anni di Nardò. Obbligo di firma, invece, per un 35enne e un 32enne, entrambi di Torino.
Il meccanismo della clonazione
Secondo gli inquirenti, il gruppo avrebbe messo in piedi una vera e propria associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio di veicoli di provenienza furtiva, al falso in atto pubblico e alla truffa. L’organizzazione avrebbe applicato targhe clonate, copiate da veicoli in regola, per rimettere i mezzi in vendita su internet a prezzi inferiori al mercato. Di fatto, avrebbe fatto circolare contemporaneamente in Italia due macchine identiche provviste della stessa targa.
Le auto rubate sarebbero state reimmatricolate utilizzando documenti falsi e intestate a prestanome vicini all’organizzazione, così da ripulire la cronologia del veicolo e renderlo apparentemente lecito per la successiva vendita.
Per aggirare i primi sequestri delle forze dell’ordine, l’organizzazione avrebbe inoltre modificato la tecnica, acquisendo le scocche di macchine gravemente incidentate, quindi con i documenti in regola, e assemblandovi sopra i componenti meccanici e di carrozzeria proventi di furto.
Il ruolo dei prestanome
Pierluigi Calignano, il 35enne di Nardò, avrebbe agito in qualità di prestanome, intestandosi formalmente i mezzi riciclati per figurare come venditore e soprattutto avrebbe funzionato da collettore finanziario, mettendo a disposizione i propri conti correnti per far confluire il denaro delle compravendite illecite. Nel gennaio del 2024, presso un’agenzia di pratiche automobilistiche di Brindisi, l’uomo si sarebbe presentato fisicamente per formalizzare la vendita di una Fiat 500X, incassando dalla vittima la somma di 14.500 euro.
I modelli nel mirino
I furti, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, sarebbero avvenuti tra le province di Taranto, Lecce, Bari e Brindisi a partire dal 2022. Nel mirino soprattutto Suv e utilitarie, tra cui un’Alfa Romeo Stelvio sottratta a un avvocato di Gallipoli. Tra i modelli maggiormente presi di mira figurano Nissan Qashqai, Alfa Romeo Stelvio, Jeep Renegade e Compass, Fiat 500 Abarth, Fiat 500X, Fiat Panda e Alfa Romeo Giulietta.
Nel caso della Nissan Qashqai rubata a dicembre del 2023 a Taranto, sarebbero state utilizzate nuove targhe prese da un modello analogo, per essere poi messa a disposizione di una società specializzata nella vendita dell’usato.
Le indagini
L’attività investigativa, condotta dalla Squadra di polizia giudiziaria della Sezione Polizia Stradale di Taranto e coordinata dai sostituti procuratori della Procura di Brindisi, dottoressa Sonia Nuzzo e dottor Alfredo Manca, avrebbe avuto inizio nel marzo 2023. L’inchiesta sarebbe culminata in un blitz all’alba degli investigatori della Polizia Stradale, guidati dall’ispettore Leonardo Maiorino.
Durante gli interrogatori preventivi davanti al gip, uno degli indagati avrebbe reso confessione. Il giro d’affari, stimato per centinaia di migliaia di euro, non si sarebbe fermato neppure quando i componenti hanno capito di essere sotto indagine.
Agenzie di pratiche automobilistiche, Motorizzazione civile e Pra risultano parti offese della presunta operazione.
