Ex Ilva e indotto di Taranto: l’Ugl chiede un focus immediato alle istituzioni

Le federazioni provinciali di Ugl Metalmeccanici e Ugl Chimici hanno inviato una richiesta di incontro con istituzioni locali, regionali e nazionali al presidente della Regione Puglia Antonio Decaro, al sindaco di Taranto Piero Bitetti, ai parlamentari ionici e ai rappresentanti del territorio, per affrontare frontalmente la questione dell’ex Ilva e la situazione critica dell’indotto tarantino.

Una crisi che perdura da oltre un decennio

Secondo i sindacati, la vertenza richiede un impegno concreto, prioritario e coordinato da parte di tutte le istituzioni e rappresenta una gravissima crisi economica che da oltre dieci anni colpisce lavoratori e imprese. Nella nota si evidenzia come molte aziende dell’indotto siano in crisi perenne, con gravi difficoltà finanziarie e problemi di liquidità, aggravati dai mancati pagamenti della committente.

La situazione dell’indotto tarantino si configura come particolarmente delicata. Molte aziende aspettano ancora di vedere riconosciuti crediti maturati lavorando per l’ex Ilva, a distanza di oltre un anno e mezzo, in una frattura che continua a pesare sul tessuto economico del territorio, rischiando di aggravare ulteriormente la situazione delle imprese siderurgiche.

Le priorità della richiesta sindacale

Ugl denuncia che non si è intravista alcuna prospettiva per il rilancio della fabbrica e ritiene necessario fare il punto della situazione per comprendere cosa si intenda fare dello stabilimento ex Ilva di Taranto.

Tra i temi proposti per il confronto figurano riconversione industriale, tutela dell’occupazione, sostegno alle aziende dell’indotto, salute, ambiente e sicurezza sul lavoro. Il sindacato segnala anche il tema della sicurezza, in una situazione che registra incidenti all’ordine del giorno.

L’estensione della crisi oltre lo stabilimento

Il siderurgico riguarda non solo gli oltre 10.000 dipendenti diretti e in appalto, ma coinvolge circa 20.000 lavoratori dell’indotto, generando oltre il 75% del PIL industriale della provincia, e una chiusura o riduzione drastica delle attività causerebbe un effetto domino devastante su logistica, trasporti, manutenzioni, servizi, fino al comparto portuale.

Mentre si attendono gli esiti della gara internazionale, il tempo dell’indotto non è quello della finanza ed è molto più breve e già quasi scaduto. Le imprese dell’indotto necessitano di risposte concrete e tempestive per garantire la continuità operativa e la sopravvivenza occupazionale.

Gli interventi della Regione

Si sono concluse le istruttorie delle prime 23 imprese sulle 75 istanze presentate per la Misura per la protezione delle imprese dell’indotto che hanno assicurato la continuità produttiva dello stabilimento ex Ilva, chiuso il 17 novembre 2025. La dotazione finanziaria complessiva dell’avviso ammonta a 20.853.864,02 euro, di cui 12.293.820,99 euro già impegnati.

L’intervento rappresenta una risposta concreta alle difficoltà affrontate dalle aziende dell’indotto che hanno continuato a garantire operatività e servizi allo stabilimento siderurgico tarantino durante la fase di crisi. Tuttavia, i numeri evidenziano che, su 75 domande, soltanto 23 sono state istruite, lasciando molte aziende in attesa di certezze finanziarie.

L’urgenza di una soluzione industriale

Secondo i sindacati, la vertenza ex Ilva è arrivata a un punto di non ritorno e il rischio che possa determinarsi una situazione drammatica dal punto di vista ambientale, sociale e industriale, capace di colpire non solo Taranto ma l’intera Puglia e il Mezzogiorno, è sempre più tangibile.

La richiesta della UGL di un focus immediato rappresenta dunque un tentativo di concentrare l’attenzione delle istituzioni su due fronti paralleli: la necessità di una strategia industriale chiara per lo stabilimento, da un lato, e il salvataggio del tessuto imprenditoriale dell’indotto, dall’altro. Senza interventi strutturali e coordinati nei prossimi mesi, il rischio è che la crisi decennale della siderurgia tarantina si trasformi in una frattura ancora più profonda del sistema economico del territorio jonico.

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