Una decisione della Corte d’Assise di Potenza potrebbe modificare il corso del processo “Ambiente Svenduto” relativo al disastro ambientale dell’ex Ilva. Tre società sarebbero state escluse dal procedimento per il reato di illecito amministrativo: Riva Forni Elettrici, Ilva in amministrazione straordinaria e Partecipazioni Industriali in amministrazione straordinaria.
L’esclusione dal processo avrebbe luogo nell’ambito del dibattimento penale che continua a Potenza dopo l’annullamento della sentenza di primo grado del 2021, disposto dalla Corte d’Appello nel settembre 2024. Le tre società uscirebbero dal procedimento relativo all’illecito amministrativo in materia di reato associativo e alle ipotesi di disastro e avvelenamento, contestato sulla base della legge 231 del 2001 sulla responsabilità amministrativa delle imprese.
Implicazioni per il futuro dell’impianto
Secondo quanto ricostruito, la decisione avrebbe implicazioni rilevanti per il futuro dell’impianto tarantino, poiché eliminerebbe il rischio di sequestro disposto nella sentenza di Taranto poi annullata, facilitando il dissequestro dell’area a caldo della fabbrica. In primo grado, la Corte aveva stabilito la confisca degli impianti dell’area a caldo e una confisca per equivalente nei confronti delle società.
Ilva in amministrazione straordinaria rimarrebbe tuttavia nel processo per l’omicidio colposo legato a due morti sul lavoro. Il procedimento proseguirebbe a Potenza con 16 persone fisiche imputate tra cui gli ex proprietari Nicola e Fabio Riva, l’ex direttore Luigi Capogrosso e altri dirigenti, accusati a vario titolo di disastro ambientale e avvelenamento di sostanze alimentari.
La motivazione della decisione della Corte dovrebbe essere depositata entro novanta giorni. Il 12 giugno è prevista la discussione in Cassazione del ricorso dell’ex Ilva contro il mancato dissequestro dell’altoforno 1, ancora sotto sequestro probatorio a seguito dell’incendio di maggio 2025.
