L’operazione Babele smantella rete migranti a Taranto
Diversi indagati stranieri sarebbero stati interrogati in carcere, mentre altri 13 compariranno davanti al gip il 6 luglio presso il comando provinciale dei carabinieri di Taranto. Tra gli assenti all’interrogatorio, secondo quanto emerge dalle fonti locali, vi sarebbero soggetti che avrebbero scelto di non rispondere al giudice per le indagini preliminari durante questa delicata fase delle indagini preliminari.
Come funzionava il sistema di frode
Il gruppo avrebbe sfruttato il sistema del Decreto Flussi per agevolare l’ingresso irregolare in Italia di centinaia di cittadini extracomunitari, prevalentemente provenienti da Pakistan, Bangladesh e India, attraverso false richieste di lavoro presentate sul portale «ALI» del Ministero dell’Interno. I cittadini extracomunitari avrebbero pagato cifre che arriverebbero fino a 6.500 euro a persona per ottenere nulla osta e visto d’ingresso.
L’avvocato Michele Cervellera, 62 anni, residente a Taranto, avrebbe coordinato l’attività dell’organizzazione mantenendo i rapporti con gli intermediari e individuando le aziende da utilizzare, mentre Antonio Damiano Milella, 52 anni, anche lui tarantino, avrebbe curato la predisposizione e l’invio delle pratiche sul portale ministeriale. Gli intermediari avrebbero reclutato i candidati e raccolto i pagamenti; gli imprenditori avrebbero prestato nome e firma a contratti di lavoro inesistenti.
Centinaia di lavoratori stranieri coinvolti
Gli investigatori ritengono che il sistema avrebbe fatto leva sulla condizione di vulnerabilità economica dei lavoratori stranieri, molti dei quali avrebbero contratto debiti o venduto i propri beni pur di raggiungere l’Italia. L’operazione, coordinata dal nucleo investigativo del comando provinciale di Taranto, ha coinvolto anche la Procura di Taranto e la Direzione Antimafia di Lecce.
Custodie cautelari eseguite
Il gip Maria Francesca Mariano avrebbe disposto 16 arresti in carcere e 14 ai domiciliari nell’inchiesta coordinata dal pm Milto Stefano De Nozza. Le misure cautelari sarebbero state eseguite in diverse province: Taranto, Lecce, Foggia, Matera, Campobasso, Milano, Verona, Ragusa e Latina.
Il ruolo del Caf tarantino
Secondo la ricostruzione, il centro logistico sarebbe stato individuato in un CAF di Taranto, dal quale sarebbero state predisposte e inoltrate sul Portale «ALI» – piattaforma telematica ufficiale del Ministero dell’Interno dedicata alla gestione delle procedure amministrative riguardanti i cittadini stranieri – le richieste di nulla osta al visto per il rilascio del permesso di soggiorno o per l’ingresso in Italia.
Gli interrogatori in corso
La fase delle indagini preliminari prosegue con gli interrogatori davanti al gip. Il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari, e per tutti gli indagati resta valido il principio della presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna. Alcuni degli arrestati avrebbero deciso di non rispondere alle domande del magistrato, esercitando il diritto al silenzio, circostanza frequente in procedimenti penali di questa rilevanza.
Metodologie sofisticate
L’inchiesta avrebbe evidenziato una struttura organizzata con promotori, intermediari e imprenditori, che avrebbero utilizzato chat criptate e un linguaggio in codice per gestire pagamenti e pratiche.
