Il piano di decarbonizzazione dell’ex Ilva
Il ministro Adolfo Urso avrebbe illustrato il piano di piena decarbonizzazione dello stabilimento ex Ilva di Taranto in vista della sottoscrizione dell’Accordo di Programma interistituzionale. Il progetto prevederebbe la realizzazione di tre forni elettrici a Taranto, un quarto a Genova e la costruzione del polo del DRI, una tecnologia ritenuta fondamentale per ridurre le emissioni della siderurgia tradizionale.
Le convocazioni sindacali e gli incontri
Durante l’incontro con i ministri Adolfo Urso e Marina Calderone, Invitalia e i commissari, sarebbe stato presentato il piano industriale per l’acciaio verde, già condiviso nei giorni scorsi con la Regione Puglia e gli enti locali. Il piano di decarbonizzazione avrebbe trovato il consenso dei sindacati, con l’indicazione di una condizione considerata prioritaria: massima tutela dei livelli occupazionali nel nuovo bando di gara.
Tecnologie e modello europeo
Secondo il piano illustrato, gli altiforni tradizionali verrebbero progressivamente sostituiti da moderni forni elettrici di ultima generazione, con tecnologie innovative. L’obiettivo dell’iniziativa sarebbe realizzare un impianto pilota per la produzione di preridotto per forni elettrici tramite tecnologia DRI (Direct Reduced Iron) alimentata a idrogeno, considerata elemento decisivo per la decarbonizzazione della siderurgia.
Il contesto nazionale e le prospettive occupazionali
Secondo quanto riportato, l’Italia rappresenterebbe il Paese più avanzato al mondo nella produzione di acciaio sostenibile, con 34 forni elettrici già operativi in 29 città italiane, con una capacità complessiva di circa 23 milioni di tonnellate. Sul rilancio della siderurgia, il governo avrebbe indicato la priorità nazionale nella prospettiva della decarbonizzazione. L’obiettivo dichiarato sarebbe realizzare un modello europeo per la produzione di acciaio green.
Le condizioni per la cessione dell’azienda
Il ministro avrebbe delineato tre condizioni poste ai commissari straordinari di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria per arrivare alla cessione dell’azienda: un piano industriale sostenibile, la disponibilità immediata delle aree non più necessarie alla produzione siderurgica e la presenza di partner industriali solidi nel settore dell’acciaio.
Sviluppo industriale oltre la siderurgia
Il tavolo di Taranto diventerebbe strumento di monitoraggio continuo per i 15 progetti industriali censiti dal ministero, che offrirebbero potenziale occupazionale per oltre 5.000 addetti in cantieristica, nautica, meccanica, eolico offshore, logistica avanzata. Questo contesto potrebbe rappresentare un’opportunità per assorbire la transizione occupazionale durante la trasformazione dell’ex Ilva.
Intesa tra i livelli di governo
Secondo quanto emerge, governo nazionale, Regione ed enti locali avrebbero trovato un’intesa per affrontare insieme questa sfida. Le dichiarazioni del ministro indicano che questa potrebbe rappresentare una svolta importante per incoraggiare gli investitori a presentare propri piani industriali, puntando sulla riconversione green del settore.
I nodi della tutela occupazionale
Nonostante l’accordo sul piano green, resterebbe centrale la questione della tutela occupazionale. I sindacati metalmeccanici continuerebbero a chiedere garanzie specifiche nel bando di gara per garantire che la transizione verso l’acciaio sostenibile non comporti riduzioni di organico. Il governo avrebbe assicurato disponibilità al dialogo su questi aspetti.
