La crisi idrica che stringe in una morsa l’agricoltura pugliese torna al centro del dibattito pubblico, questa volta con uno sguardo rivolto a Bruxelles. Lo scorso 30 maggio, a Torre Santa Susanna, in provincia di Brindisi, il presidente di Confagricoltura Puglia, Antonello Bruno, è intervenuto all’evento La sfida dell’acqua nel Sud Italia, iniziativa promossa nell’ambito di un progetto cofinanziato dalla Direzione generale Agricoltura dell’Unione europea, con ANSA capofila e la collaborazione di Confagricoltura e dei giovani di Anga.
Il messaggio portato dal presidente è chiaro e urgente: senza un intervento strutturale finanziato dalla nuova Politica Agricola Comune (PAC), il settore agricolo meridionale rischia di non reggere alle pressioni crescenti del cambiamento climatico. Secondo Bruno, il PNRR non sarebbe stato adeguatamente sfruttato in Puglia per interventi infrastrutturali sul tema idrico, rendendo necessario agire attraverso la Politica Agricola Comunitaria. Sullo sfondo, il paradosso di piogge che andrebbero sprecate per mancanza di strutture capaci di raccoglierle e distribuirle al momento del bisogno: una situazione descritta come dannosa per l’agricoltura e per tutti i settori economici che ne dipendono.
Al tavolo erano presenti anche Vincenzo Lenucci del Centro Studi di Confagricoltura, Oronzo Santoro di Aquasoil e Gabriele Pizzileo del CMCC (Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici), a conferire al confronto una dimensione tecnica e multidisciplinare. Lenucci ha evidenziato come l’acqua rappresenti un fattore abilitante per la crescita economica del sistema agricolo, per lo sviluppo dei territori e per le relazioni di filiera.
Il Tarantino: dispersione e infrastrutture fatiscenti
La situazione è particolarmente critica in provincia di Taranto. Secondo dati citati dalla Regione Puglia, il 60% dell’acqua immessa nelle condotte del Consorzio di bonifica verrebbe dispersa, con investimenti stimati in circa 3 milioni di euro necessari per il rifacimento delle condotte irrigue. Un dato che racconta anni di inerzia infrastrutturale e che rischia di compromettere intere stagioni irrigue, mettendo in difficoltà le aziende agricole locali nonostante il regolare pagamento dei contributi consortili.
Non è la prima volta che Confagricoltura Puglia denuncia come, a fronte di progetti ambiziosi come l’invaso Pappadai, venga trascurata la manutenzione ordinaria di impianti essenziali. Anche la CIA Due Mari (Brindisi-Taranto) ha segnalato la scarsa pulizia dei canali irrigui e la carente manutenzione degli impianti, chiedendo di rendere fruibili tutte le possibili fonti idriche nel versante occidentale della provincia: dal fiume Tara al fiume Bradano, passando per i pozzi esistenti ma non ancora messi in esercizio.
Invasi sotto la media storica, produzioni in calo
Il quadro regionale conferma la gravità della situazione. I livelli degli invasi, pur registrando qualche incremento rispetto al periodo critico del 2024-2025, resterebbero insufficienti per garantire una stagione irrigua serena. Secondo stime di Confagricoltura, la siccità avrebbe portato a un aumento dei costi e a una diminuzione delle produzioni che in certi periodi avrebbe superato il 50% rispetto ai quantitativi standard, con effetti pesanti sulla tenuta economica delle aziende. L’alternanza tra siccità prolungata e piogge torrenziali starebbe progressivamente desertificando i territori, con costi di approvvigionamento divenuti insostenibili per molte realtà agricole.
Le soluzioni sul tavolo: riuso, tecnologia, riforma dei consorzi
Accanto alla richiesta di risorse nella nuova PAC, Confagricoltura avanza proposte concrete: potenziamento della capacità di accumulo degli invasi, spesso limitata da interrimenti non dragati, spinta sul riutilizzo delle acque reflue affinate e innovazione dei sistemi irrigui, con l’irrigazione a goccia indicata come priorità tecnologica.
A livello nazionale, a fronte di un utilizzo delle acque reflue che si attesterebbe intorno al 4%, esisterebbe un potenziale di riuso pari al 20%, capace di coprire fino al 45% della domanda irrigua. Sul piano normativo europeo, il Regolamento (UE) 2020/741, applicabile dal 26 giugno 2023, stabilisce già requisiti minimi su qualità dell’acqua, monitoraggio e gestione del rischio per il riuso agricolo delle acque reflue urbane trattate.
Sul fronte della governance, Confagricoltura Puglia invoca una riforma dei Consorzi di Bonifica, il cui peso economico — tra inefficienze e contributi contestati — si rifletterebbe sulla crisi idrica del territorio. L’associazione ha inoltre avanzato proposte in audizione alla IV commissione consiliare regionale per le modifiche alla legge regionale n. 7/2025 sull’utilizzo delle acque superficiali e sotterranee, con l’obiettivo di salvaguardare l’ambiente senza incidere negativamente sul reddito delle imprese agricole.
Per le campagne del Tarantino, l’attesa di risposte concrete — europee, nazionali e regionali — non può più essere rinviata a un’altra stagione.
