Ex Ilva, Giustizia per Taranto: “Fallimento totale, basta rinvii”. Soldi finiti e nessun piano industriale

L’associazione Giustizia per Taranto interviene criticamente sulla vicenda dello stabilimento, parlando di crisi annunciata, risorse in esaurimento e di una situazione arrivata a un punto critico.

La posizione dell’associazione

Secondo quanto sostenuto da Giustizia per Taranto, la linea seguita finora non avrebbe salvato lo stabilimento, ma soltanto rinviato il problema. L’associazione sostiene che “l’ex Ilva non è stata salvata. È stata trascinata”. Con l’arrivo dell’estate, la questione tornerebbe a farsi urgente: “Adesso tutti scoprono che i soldi stanno finendo. Adesso tutti chiedono convocazioni urgenti, tavoli straordinari e interventi immediati”.

Il bilancio critico

L’associazione definisce la vicenda un “fallimento totale” dal punto di vista industriale, osservando che dopo miliardi di euro pubblici spesi gli impianti sarebbero sempre più vecchi, più fragili e più lontani da qualsiasi prospettiva concreta di rilancio.

Le critiche affonderebbero le radici in un decennio di promesse non mantenute, con l’associazione che si interroga sulla responsabilità di chi avrebbe continuato a raccontare che l’ex Ilva avesse un futuro.

Le conseguenze

Secondo la nota, “più la si trascina, più il conto diventa pesante per tutti. Per i lavoratori. Per i cittadini. Per le casse pubbliche”.

Il quadro normativo

La posizione critica giunge mentre il quadro giuridico dell’ex Ilva resta complesso. Il Tribunale di Milano avrebbe disposto nel febbraio 2026 la parziale disapplicazione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA 2025) e ordinato la sospensione dell’attività produttiva dell’area a caldo dello stabilimento, con efficacia dal 24 agosto 2026, qualora non vengano adottate le necessarie misure di adeguamento ambientale e sanitario.

Il provvedimento trarrebbe origine dalla prima class action italiana presentata contro l’ex Ilva, promossa per la protezione dei diritti di circa 300.000 residenti del comune di Taranto e dei comuni limitrofi.

Dati ambientali

Negli ultimi mesi sarebbero stati rilevati picchi di ossido di azoto dall’altoforno Af04 e, secondo i dati presentati in commissione, uno sforamento di ossido di azoto dal Camino E 137 di Acciaierie d’Italia rilevato a fine maggio da Arpa Puglia (223 milligrammi a fronte del limite giornaliero consentito di 100 mg/Nm3).

Da un campionamento di Ispra effettuato a giugno nell’acqua sarebbero emersi livelli di cianuro scaricati ben 110 volte sopra il limite di emissione, e di fenoli di 14 volte più alti rispetto ai valori massimi consentiti.

La posizione di Giustizia per Taranto

L’associazione sostiene che la soluzione passerebbe necessariamente per una scelta drastica diversa da quella finora perseguita, sottolineando come “Taranto meritava un progetto, verità e prospettiva. Ha ricevuto rinvii, propaganda e l’ennesima crisi annunciata”.

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