Ex Ilva, operaio ferito all’Altoforno 2: una catena lo avrebbe colpito alla coscia durante la manutenzione

Un infortunio sul lavoro si sarebbe verificato nella notte tra il 28 e il 29 aprile all’interno dello stabilimento siderurgico di Acciaierie d’Italia in Amministrazione straordinaria di Taranto, l’ex Ilva. L’episodio sarebbe avvenuto nell’area dell’Altoforno 2, nel cuore del grande complesso industriale tarantino.

Il lavoratore coinvolto sarebbe un operaio di 46 anni, dipendente della ditta Semat, impegnato nel reparto manutenzione degli altiforni. Secondo le prime ricostruzioni, durante alcune operazioni nel campo di colata dell’Afo2, il lavoratore sarebbe stato colpito con forza a una coscia da una catena. Stando a quanto riferito da fonti vicine all’azienda, la catena apparterrebbe a un accessorio di sollevamento utilizzato per la movimentazione di una carpenteria, che potrebbe non essere stata correttamente assicurata.

La causa tecnica del movimento della catena resterebbe materia di accertamento. L’operaio sarebbe stato soccorso tempestivamente e accompagnato prima nell’infermeria interna dello stabilimento, poi all’ospedale Santissima Annunziata di Taranto per ulteriori accertamenti. Le sue condizioni non sarebbero gravi.

Sul posto sarebbe intervenuto lo Spesal, che avrebbe avviato l’ascolto dei presenti per ricostruire la dinamica dell’accaduto. Il mezzo impiegato per la movimentazione del pezzo risulterebbe essere un escavatore dell’impresa incaricata dei lavori. Lo Spesal dovrebbe verificare dinamica, procedure, attrezzature coinvolte, coordinamento dell’appalto e misure di prevenzione applicate nell’area.

Sulla vicenda sarebbe scoppiata la polemica sindacale. Fim, Fiom, Uilm e Usb di Taranto avrebbero denunciato come inaccettabile che l’evento non sia stato tempestivamente comunicato alle organizzazioni sindacali e alle Rappresentanze dei lavoratori per la sicurezza (Rls), ritenendo ciò una violazione dei principi di trasparenza e degli obblighi in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Le stesse sigle avrebbero chiesto ad Acciaierie d’Italia in Amministrazione straordinaria una convocazione urgente.

L’episodio si inserirebbe in un contesto di forte preoccupazione per la sicurezza del lavoro a Taranto. Solo nei primi mesi del 2026 si erano già registrati altri eventi gravi: il 12 gennaio aveva perso la vita un operaio di 47 anni, Claudio Salamida; il 2 marzo era deceduto Loris Costantino, 36 anni, operaio della ditta di pulizie Gea Power nell’appalto ex Ilva, caduto da oltre dieci metri di altezza mentre operava su un nastro trasportatore dell’area Agglomerato.

Sullo sfondo resterebbe aperta anche l’incerta partita industriale e societaria: le segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm avrebbero chiesto un confronto urgente con il Governo sulla vertenza ex Ilva, mentre il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso avrebbe riferito in Parlamento che le trattative con i possibili acquirenti Flacks e Jindal sarebbero ancora in corso. Un’incertezza che, secondo i sindacati, si rifletterebbe direttamente sulle risorse destinate alla manutenzione e, di conseguenza, sulle condizioni di sicurezza degli oltre diecimila lavoratori dell’indotto tarantino.

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